Poesia e coronavirus
Per correr migliori acque
 











Ci sono molti modi di raccontare la stagione del coronavirus che tuttora stiamo attraversando. Per la maggior parte dei casi l’orientamento è stato di tipo cronachistico-scientifico, mai disgiunto tuttavia da improvvisazioni eretiche o di pura fantasia. Il registro scelto da Nicola Prebenna è non soltanto insolito e originale  ma è sicuramente affascinante poiché  si ispira alla grande tradizione dell’epopea lirica. Lo scrittore ci propone, infatti, un racconto in chiave poetica realizzando un’ode di 606 versi attraverso la quale ci riporta al tragico episodio della pandemia ripercorrendo le varie tappe del suo cammino, dai primi albori fino  alla conclusione di un ciclo (almeno quello più violento e drammatico).  Prebenna ci racconta per così dire quello che è accaduto ed usando il metro classico della poesia riesce  molto più efficace delle innumerevoli storie  incentrate sull’epidemia soprattutto perchériesce ad arrivare con la semplicità del verso al cuore del problema dichiarando dal principio il proprio obiettivo: “Notte fonda nei cimiteri lombardi/  per troppa ressa di quanti anzi tempo/ e d’improvviso rapiti sono stati  alle aure/ fidate del giorno; che io canti con il velo/  sugli occhi il pianto dei aprenti, amici/  e soccorritori, impotenti a sedare la furia/  del morbo che per vie silenziose e strane/ approdato in terra nostra tanto nuoce/ e tante vite annienta”.
L’ode si avvale di un’acuta prefazione di Carlo Di Lieto che non a caso suggella il percorso del poeta, dallo sgomento al disincanto, fissando i contorni di un’ispirazione al tempo stesso lucida e tenera: “Il ritmo del verso, lento e misurato, è in perfetta sintonia con la tenerezza elegiaca dell’ispirazione che registra la sequenzialità progressiva delle immagini, nell’esaltare la dominante centralità dell’io-poetante, prigioniero di un destino avverso e nefasto”. Nel comporre la suapersonale “discesa agli inferi”, Prebenna si ricollega alla grande tradizione poetica classica, dimostrando di possedere le armi giuste per ordire una partitura che sorprende e ammalia a mano a mano che il racconto evolve o esplode fino alla proposizione finale in cui riassorbe e richiama una concezione poetica   ispirata alla solidarietà  civile. E non a caso l’ode che si qualifica volutamente nel titolo dantesco, si chiude con un riferimento foscoliano che oltre a confermare la sapienza dell’autore, rappresenta un invito a non disperare ma più ancora a credere sempre nelle possibilità della natura umana.
Antonio Filippetti

Nicola Prebenna
Per correr migliori acque
Pref. Carlo Di Lieto
Delta 2020

 






2020-10-01


   
 



 
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