Calcio e politica/assonanze e dissonanze
 











Mi è capitato diverse volte di  segnalare come la politica e lo sport (il calcio in particolare ma non solo) abbiano diversi tratti in comune, in particolare  per quanto riguarda due “mood” particolari: la fuga dalle  proprie responsabilità  e lo  scaricare sempre su altri la ragione dei propri fallimenti. Si tratta per così dire di un vizio  che si alimenta soprattutto in virtù delle proprie  inadeguatezze su vasta scala.
Tuttavia c’è  un qualcosa che appartiene  pressoché esclusivamente al mondo del calcio e che marca un’attitudine  che è appannaggio esclusivo del mondo del pallone ( e se si vuole più in generale del mondo dello sport).
Questa caratteristica  consiste nel rifuggire dal presente per  votarsi alle  esercitazioni su un possibile (spesso solo sognato) futuro. Nel caso specifico, mentre è ancora in pieno svolgimento il campionato 2025/26, lapreoccupazione più  costante (e non proprio da ora) non è   rivolta al presente ma  tiene conto esclusivamente degli scenari futuri. Tanto è vero che  accade di leggere ed ascoltare  a getto continuo  analisi, previsioni, aspettative su cui guiderà l’anno prossimo questa o quella squadra, quali saranno i giocatori  messi sul mercato, quali quelli che saranno verosimilmente acquisiti e via di questo passo. Insomma sembra che l’interesse sia rivolto unicamente al futuro. In questo contravvenendo ad una “filosofia” corrente   molto diffusa ,specie tra i più giovani, secondo cui   conta solo il presente, il cosiddetto “nowness” per usare la terminologia specialistica.
Per quanto riguarda la politica, il comportamento sembra di segno opposto; al di là di  novità   e riforme continuamente  sventolate ai quattro venti, si resta  in realtà cocciutamente agganciati all’esistente, in ossequio  alla formula  andreottiana secondo cui   è meglio tirare a campare che  affrontare i rischi del futuro. Alla fine però, i  bilanci nell’uno e nell’altro caso  finiscono per compattarsi e   coincidere  su un punto saliente , quello di non riuscire  mai a cavare il cosiddetto ragno dal buco e confermare semmai  un destino  inconcludente  e fallimentare.
Antonio Filippetti






2026-05-03


   
 



 
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