|
|
|
C’è da stupirsi per lo stupore. Sembra un paradosso eppure è cosi. L’Istat pubblica il rapporto sulle condizioni della lettura in Italia e puntualmente registriamo il coro di lamentele mediatiche sull’arretratezza al riguardo nel nostro paese. La meraviglia consiste nel fatto che ancora ci si soprende nel leggere i dati quando sono decenni che il settore cultura è ignorato sistematicamente a tutti i livelli e di conseguenza arranca e sprofonda paurosamente. Si scopre (si scopre?) che in Italia quasi la metà dei nostri concittadini non legge neppure un libro all’anno e che le nostre case sono desolatamente prive di biblioteche (anche se fanno poi bella mostra del divano griffato). Si evidenzia poi che il Mezzogiorno versa in condizioni ancora peggiori e che la Campania è nella gradutoria di competenza agli ultimi posti visto che due terzi dei suoi abitanti non sa nemmeno cosa sia un testo a stampa. Il fatto è che questi dati sono di antica memoria e che da sempre chi è preposto a fare qualcosa (il governo del fare!) continua viceversa a non fare nulla, al di là delle solite chiacchiere di facciata. Non sono mancate e non mancano del resto le analisi su cui riflettere ed in base alle quali fare finalmente qualcosa. Gia qualche tempo fa un’indagine più circostanziata andava più a fondo e faceva luce sulle ragioni per cui la lettura veniva ignorata; le risposte più “gettonate” degli interpellati su base nazionale furono le seguenti: 1. Non leggo perché non ho tempo; 2. Non leggo perché la lettura mi rimanda ai tempi della scuola; 3. Non leggo perché la lettura richiede impegno mentale. E’ questo il dramma vero.Si sostiene di non aver tempo quando la giornata cosiddetta vigile ( cioè in tempo in cui si resta svegli) è passata in pochi decenni dalle 13 alle 17 ore e si passano mediamente 4 ore davanti allo stupidario televisivo. La scuola poi chedovrebbe alimentare la linfa del piacere della lettura e della scoperta viene vista come un fardello da eliminare al più presto, uno spettro da esorcizzare senza scampo; in ultima analisi si preferisce mettere il cervello in letargo, senza sforzarsi di farlo lavorare, accontentandosi ancora una volta di “fiction” e “talk show” fasulli. Stando così le cose può far sensazione il fatto che la lettura sia sempre più la cenerentola delle abitudini quotidiane?. E perché mai questo non dovrebbe esser vero in Campania o in Calabria, laddove le librerie continuano a chiudere e quelle che resistono sono invase da libri di cucina, passatempi e romanzetti spupazzati (ma solo per pochi istanti) in tv?. Stiamo arrivando al grado zero ma le responsabilità istituzionali non sono davvero poche, visto che la cultura non è considerata da tempo tra gli argomenti da prendere in considerazione. Basterà ancora ricordara il “monito” di Tremonti secondo cui lacultura non serve a niente visto che con la cultura appunto non si mangia. (Fu mai detta una sciocchezza più grande?). Ma semmai ci sarebbe da stupirsi ancora per il fatto che colui che predica il nuovo, il giovane e rampante neo segretario del partito democratico, non abbia nemmeno previsto una casella specifica per la cultura nell’organigramma della sua segreteria (eppure ci sono ben dodici responsabili di settore). Ci avviamo speditamente verso un nuovo medioevo nel quale vedremo, per dirla con un verso di Giacomo Leopardi (guarda caso scritto proprio a Napoli) “le barbe ondeggiar lunghe due spanne”, a suggello appunto dell’arretratezza mentale e dell’imbarbarimento culturale che ci affligge. E forse allora non serviranno altre lamentale e accorati appelli, visto che niente è stato fatto o, peggio,si intende fare ed allora potremmo perfino tacere o concludere con Petrarca che “il sempre sospirar nulla rileva”. Antonio Filippetti |
|
2014-01-31
|