articolo 1947

 

 
 
Cultura in coma
 







Antonio Filippetti




C’è da stupirsi per lo stupore. Sembra un paradosso eppure è cosi. L’Istat pubblica il rapporto sulle condizioni della lettura in Italia e puntualmente registriamo il coro di lamentele mediatiche sull’arretratezza  al riguardo nel nostro paese. La meraviglia consiste nel fatto che ancora ci si soprende nel leggere i dati quando sono decenni che il settore cultura è ignorato  sistematicamente a tutti i livelli e di conseguenza arranca  e sprofonda  paurosamente. Si scopre  (si scopre?) che in Italia quasi la metà dei nostri concittadini non legge neppure un libro all’anno e che le nostre case sono desolatamente  prive di biblioteche (anche se fanno poi  bella  mostra  del divano griffato). Si evidenzia poi che il Mezzogiorno  versa in condizioni ancora peggiori e che la Campania è nella gradutoria  di competenza agli ultimi posti visto che due terzi dei suoi abitanti  non sa nemmeno cosa sia un testo a stampa.
Il fatto è che questi dati sono  di antica memoria e che da sempre chi è preposto a fare qualcosa (il governo del fare!) continua viceversa a non fare nulla, al di là delle solite chiacchiere di facciata.  Non sono mancate e non mancano del resto  le analisi su cui riflettere ed in base alle quali fare finalmente qualcosa. Gia qualche tempo fa un’indagine più circostanziata andava più a fondo e faceva luce sulle ragioni per cui la lettura veniva ignorata; le risposte più “gettonate” degli interpellati su base nazionale furono le seguenti: 1. Non leggo perché non ho tempo;  2. Non leggo perché la lettura mi rimanda ai tempi della scuola; 3. Non leggo perché la lettura richiede impegno mentale. E’ questo il dramma vero.Si sostiene di non aver tempo quando la giornata cosiddetta vigile ( cioè in tempo in cui si resta  svegli) è passata in pochi decenni dalle 13 alle 17 ore e si passano mediamente 4 ore davanti allo stupidario televisivo. La scuola poi che
dovrebbe alimentare la linfa del piacere della lettura e della scoperta viene vista come un fardello da  eliminare al più presto, uno spettro da esorcizzare senza scampo;  in ultima analisi si preferisce mettere il cervello in letargo, senza sforzarsi di farlo lavorare, accontentandosi ancora una volta di “fiction”  e “talk show” fasulli.
Stando così le cose può far sensazione il fatto che la lettura sia sempre più la cenerentola delle abitudini quotidiane?. E perché mai  questo non dovrebbe esser vero  in Campania o in Calabria, laddove  le librerie continuano a chiudere e quelle che resistono sono invase da libri di cucina, passatempi e romanzetti spupazzati  (ma solo per pochi istanti) in tv?. Stiamo arrivando al grado zero ma le responsabilità istituzionali non sono davvero poche, visto che la cultura non è considerata da tempo  tra gli argomenti da prendere in considerazione. Basterà ancora ricordara il “monito” di Tremonti secondo cui la
cultura non serve a niente visto che con la cultura appunto non si mangia. (Fu mai detta una sciocchezza più grande?). Ma semmai ci sarebbe da stupirsi ancora per il fatto che colui che predica il nuovo, il  giovane e rampante neo segretario del partito democratico, non abbia nemmeno previsto una casella  specifica per la cultura nell’organigramma della sua segreteria (eppure ci sono ben dodici  responsabili di settore). Ci avviamo speditamente verso  un nuovo medioevo nel quale vedremo, per dirla con un verso di Giacomo   Leopardi  (guarda caso  scritto proprio a Napoli) “le barbe ondeggiar lunghe due spanne”, a suggello appunto dell’arretratezza mentale e dell’imbarbarimento  culturale che ci affligge. E forse allora non  serviranno altre lamentale  e accorati appelli, visto che niente è stato fatto o, peggio,si intende fare ed allora potremmo perfino tacere o  concludere con Petrarca che “il sempre sospirar nulla rileva”.
Antonio Filippetti



2014-01-31