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E’ nota l’affermazione di Bertold Brecht secondo cui è “felice quel paese che non ha bisogno di eroi” (lo dichiara Galilei nel dramma dedicato alla vita del famoso scienziato). A voler parafrasare il grande autore tedesco, potremmo dire che è sciagurata quella amministrazione cittadina che ha bisogno di poteri speciali per sopravvivere. Questo singolare raffronto viene spontaneo pensando a quanto ha affermato di recente Walter Veltroni secondo il quale il futuro sindaco di Napoli dovrebbe essere dotato di poteri speciali per poter seriamente governare la città. Un’affermazione del genere suscita a mio avviso qualche perplessità. La città di Partenope vive da lungo tempo fuori dall’ordinario, in una condizione cioè di perenne emergenza (in buona parte ciò vale purtroppo per l’intero paese); la normalità del vivere civile, ovvero la consapevolezza e l’abitudine asvolgere ruoli e funzioni “consueti” resta un sogno nel cassetto, nel senso che tutte le strutture istituzionali sono costantemente chiamate a far fronte (senza peraltro riuscirvi quasi mai) a problemi emergenziali. I poteri speciali sono una misura eccezionale come suggerisce del resto la stessa espressione lessicale, qualcosa da praticare – o imporre - in taluni momenti fuori da ogni aspettativa o previsione logica, in caso mettiamo di un evento bellico, una catastrofe naturale, un cataclisma,ecc. E per di più i poteri speciali non possono essere considerati una “norma”, valgono cioè per un determinato periodo, giusto il tempo di rimettere sulla rotta giusta qualcosa che malauguratamente è finito fuori binario. Un progetto politico di lunga durata, vale a dire di ripristino dell’ordinario, non può prevedersi in termini “eccezionali”. Ma qui entra in gioco evidentemente l’incapacità ormai strutturale delle classipolitiche di “pensare” la cosa pubblica ed agire di conseguenza. Lo spettacolo offerto quotidianamente dai partiti non è certo esaltante è non è sicuramente in grado di motivare i cittadini. Si dirà che ogni società ha la classe politica e dirigente che si merita e se siamo giunti a tanto la colpa è evidentemente un po’ di tutti nel senso che è sempre più difficile ”tirarsi fuori”, visto che non è possibile non tener conto di collusioni e complicità varie. Il problema di fondo sembra essere proprio questo: la classe politica dirigente non sa ormai che pesci prendere e si affida di volta in volta a tentativi o “sondaggi” nella speranza che si verifichi un prodigio , ovvero che spunti fuori dal magico cilindro il toccasana miracoloso. Per ora il bandolo della matassa resta paurosamente attorcigliato. Allora, in mancanza di un qualsiasi rinnovamento (sempre sbandierato ma ahimè mai realizzato) tornano al proscenio i volti dei soliti noti.Per dirla col grande Eduardo De Filippo possiamo affermare che sono le “facce toste” di sempre, coloro che incuranti dei reiterati insuccessi, tornano a riproporsi come se le lancette del loro tempo non si fossero fermate per sempre. Ma laddove si pensi che Napoli viene considerata in ogni occasione come un laboratorio sperimentale delle vicende nazionali, è forse il caso di preoccuparsi seriamente, al di là di qualsiasi valutazione contingente.
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2011-04-01
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