articolo 1497

 

 
 
POTERI SPECIALI
 







di Antonio Filippetti




E’ nota l’affermazione di Bertold Brecht secondo cui  è “felice quel paese che non ha bisogno di eroi” (lo dichiara  Galilei nel dramma dedicato alla vita del famoso scienziato). A voler parafrasare il grande autore tedesco, potremmo dire che è sciagurata  quella amministrazione cittadina che ha bisogno di poteri speciali per sopravvivere. Questo singolare raffronto viene spontaneo pensando a quanto ha affermato di recente Walter Veltroni secondo il quale il futuro sindaco di Napoli  dovrebbe essere dotato di poteri speciali per poter seriamente governare la città.
Un’affermazione del genere suscita a mio avviso qualche perplessità. La città di Partenope  vive da lungo tempo fuori dall’ordinario, in una condizione cioè di perenne emergenza (in buona parte ciò vale purtroppo per l’intero paese); la normalità del vivere civile, ovvero la consapevolezza  e l’abitudine   a
svolgere ruoli e funzioni “consueti” resta  un sogno nel cassetto, nel senso che tutte le strutture istituzionali  sono costantemente  chiamate  a far fronte (senza peraltro riuscirvi quasi mai) a problemi emergenziali.
I poteri speciali sono una misura eccezionale  come suggerisce del resto la stessa espressione lessicale, qualcosa da praticare – o imporre -  in taluni momenti fuori da ogni aspettativa o previsione logica, in caso mettiamo di un evento bellico, una catastrofe naturale, un cataclisma,ecc. E per di più i poteri speciali non possono essere considerati una “norma”, valgono cioè per un determinato periodo, giusto il tempo di rimettere sulla rotta giusta qualcosa che malauguratamente è finito fuori binario.
Un progetto politico di lunga durata, vale a dire  di ripristino dell’ordinario,  non può prevedersi in termini “eccezionali”. Ma qui entra in gioco  evidentemente  l’incapacità ormai strutturale delle classi
politiche  di “pensare” la cosa pubblica ed agire di conseguenza. Lo spettacolo offerto  quotidianamente dai partiti non è certo esaltante  è non è sicuramente in grado di motivare i cittadini. Si dirà che  ogni società ha la classe politica e dirigente che si merita e se siamo giunti a tanto la colpa è evidentemente un po’ di tutti nel senso che è sempre più difficile ”tirarsi fuori”, visto che non è possibile non tener conto di collusioni e complicità varie.
Il problema di fondo sembra essere proprio questo: la classe politica dirigente  non sa ormai che pesci prendere  e si affida di volta in volta a tentativi o “sondaggi” nella speranza che si verifichi un prodigio , ovvero che spunti  fuori dal magico cilindro il toccasana miracoloso. Per ora il bandolo della matassa resta paurosamente attorcigliato. Allora, in mancanza di un qualsiasi rinnovamento (sempre sbandierato ma ahimè mai realizzato)  tornano al proscenio i volti dei soliti noti.
Per dirla col grande Eduardo De Filippo possiamo affermare che sono le “facce toste” di sempre, coloro che incuranti dei reiterati insuccessi, tornano a riproporsi come se le lancette del loro tempo non si fossero fermate per sempre. Ma laddove si pensi che Napoli viene considerata  in ogni occasione   come  un laboratorio sperimentale delle vicende nazionali, è forse il caso di preoccuparsi seriamente, al di là di qualsiasi valutazione  contingente.



2011-04-01