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Le contraddizioni del nostro tempo |
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L’universo della globalizzazione, da più parti osannato e vissuto come la terra promessa dell’umanità presente, ha mostrato tra le altre pieghe alcune peculiarità che fanno riflettere. Una breve “carrellata” sulle incongruenze tipiche della società globale ha messo in evidenza , ad esempio, come il mondo sia sempre più suddiviso tra una minoranza di ricchi e una maggioranza di poveri tanto è vero che uno sparuto gruppetto di tycoon possiede più dei due terzi dell’intera ricchezza mondiale. Ma tralasciando ora l’aspetto socio-politico che richiederebbe ovviamente una lunga trattazione e limitandoci per così dire agli aspetti culturali, le contraddizioni davvero non mancano. Prendiamo il caso del consumo culturale primario qual è quello dei libri. Ebbene secondo gli ultimi dati, apprendiamo che soltanto un italiano su tre riesce a leggere un libro in un anno mentre si riduce sempre di più la percentuale dei cosiddetti lettori forti (dieci o più libri l’anno). La prima considerazione che verrebbe di fare è che siamo sempre più soggetti a una forma di drammatico sottosviluppo culturale o di vero e proprio analfabetismo di ritorno. Il dato è del resto suffragato anche dall’arretramento costante della diffusione di giornali e riviste. Ma poi balza all’occhio un altro dato ed è quello secondo cui continua inesorabilmente ad aumentare il numero degli scrittori. Vero è che nella categoria si fanno rientrare un po’ tutti coloro che bene o male hanno firmato a firmano un testo, fosse anche di giardinaggio, ricette culinarie, barzellette, giochi e hobby vari, ecc. Parallelamente però cresce anche (ed è questa un’altra stupefacente contraddizione) il numero dei premi letterari e simili. In pratica meno si legge ma più si scrive e soprattutto si premia. In altre parole non ci si contenta più di iscriversi alla prestigiosa categoria degli scrittori ma si fa di tutto per ottenere vieppiù un riconoscimento per così dire istituzionale, un imprimatur inoppugnabile da consegnare ai posteri. L’incongruenza sembra però essere proprio di natura diremmo contabile: se la lettura è una predisposizione poco amata a tutti i livelli, anche, come sappiamo, tra gli illustri giurati dei concorsi che i libri non li sfogliano nemmeno, quanti sono coloro che effettivamente prendono in considerazione l’opera dei tanti scrittori che il mercato propone a getto continuo? E perché poi continua ad aumentare il numero dei premi? Forse solo per rispettare la tiritera dello ”specchio delle mie brame”: con lo scrittore che si riflette nell’immagine e si attribuisce l’amato riconoscimento dopo essersi riconosciuto “il più bravo del reame”. Antonio Filippetti |
2026-03-01
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