articolo 2568

 

 
 
La crisi dell’editoria
 











Nell’arco di un anno non si contano le rassegne e le fiere dedicate al mondo dell’editoria e alla promozione dei libri. Dagli appuntamenti più celebrati come la Fiera di Francoforte o il Salone di Torino fino alle innumerevoli iniziative che nascono dappertutto e che  si propongono di  diffondere   il  “prodotto” libro. Malgrado ciò i dati ufficiali sono di tutt’altro tenore e confermano sempre più aspetti negativi nel senso che la circolazione dei libri va diminuendo di anno in anno. I dati più recenti infatti ci dicono che il mercato dei libri per quanto riguarda la narrativa e la saggistica  registrano una flessione del 2 per cento nei primi nove mesi dell’anno ovvero il 2,7 per cento in meno di copie vendute.
Sulle ragioni di questo continuo arretramento è intervenuto   di recente anche il Times che ha esposto una teoria secondo cui la diffusione di internet e dei social,  promuovendo
e addirittura  imponendo contenuti sempre più veloci,  ha prodotto ormai una “post-literate society”  il che vuol dire una società post-alfabetizzata  incapace di leggere  testi lunghi e di conseguenza abituata  soprattutto a guardare e ascoltare. La lettura profonda e complessa tipica dell’era moderna è destinata allora al tramonto.
Tutto ciò ha conseguenze tutt’altro che secondarie. Innanzi tutto perché il  cervello si adatta agli strumenti digitali recependo e attivando rapidamente stimoli d’impulso non riflessivi, sacrificando cioè  e via via distruggendo tratti fondamentali come  il pensiero critico, l’immaginazione, la capacità di cogliere e condividere le emozioni altrui, individuare  e valutare le sfumature. Gli effetti sono anche o forse soprattutto d’ordine socio-politico; la lettura infatti non è soltanto un atto privato ma rivela ogni volta effetti sociali che attengono alla società  civile e coinvolgono la vita
democratica  in quanto permettono di capire i tratti salienti del nostro tempo. Del resto già Gustave Flaubert ci aveva esortato:   “leggete non per divertirvi o istruirvi ma per vivere”. Occorrerebbero naturalmente anche misure di sostegno pubblico ma si capiscono pure le ragioni per cui i governanti  non hanno alcuna intenzione di  promuovere e sostenere una politica della lettura.
Antonio Filippetti



2025-11-30