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Il potere secondo una ormai storica definizione logora chi non ce l’ha. In realtà la gestione del potere ha conosciuto e conosce diverse declinazioni a seconda di chi e come lo esercita. In tutte le coniugazioni è determinante ovviamente il suffisso “crazia” che deriva dal greco e significa per l’appunto potere. Le accezioni sono numerose e danno luogo a gestioni della cosa pubblica di volta in volta diverse. Il potere (“crazia” appunto) può infatti esercitarsi in modo diverso ed è proprio quello che è accaduto (e accade) nel corso del tempo. La formulazione più utilizzata è quella di democrazia, vale a dire che il potere è esercitato dal popolo (“demos”). Ma qui già cominciano le differenziazioni nel senso che si parla anche di democrazia liberale (ma come la mettiamo allora con l’esercizio del potere da parte del popolo se non c’è libertà?). Ma le declinazioni sono numerose: la gestione può avvenire in maniera oligarchica, ( l’oligarchia è il potere delle minoranze) o in maniera aristocratica, (l’aristocrazia è il potere dei nobili esercitato per diritto di discendenza). Due forme diremmo più estreme sono rappresentate dall’autocrazia (potere esercitato da un singolo individuo) e la teocrazia (governo basato sulla volontà degli dei).Esiste poi anche la tecnocrazia, vale a dire il potere dei tecnici, la plutocrazia cioè il potere dei ricchi o dei gruppi dominanti economicamente o ancora l’oclocrazia, il governo della plebe (in pratica una degenerazione della democrazia che finisce per condurre alla richiesta dell’uomo forte). Ma possiamo anche avere una anarcocrazia, vale a dire l’autogestione del potere da parte del popolo e ancora una anocrazia una forma di governo a metà tra il potere del popolo e un regime pretoriano. Tutte le definizioni, come si vede, sono per così dire abbarbicate intorno al potere, preoccupate si direbbe di trovare unicamente il modo più congeniale di gestirlo, affascinate tutte dal morbo del comando. Eppure tutte le forme presentano delle insufficienze il che è confermato del resto dalla ricchezza delle variazioni con cui si pensa di manipolare la potente arma dell’autorità. Ora però sembra farsi strada una nuova formulazione valida su vasta scala tenuto conto del livello della classe che un po’ dappertutto detiene il potere e che si nasconde sempre più dietro false argomentazioni; si tratta di un suggerimento che viene più che altro dal popolo chiamato così spesso in causa a sproposito per giustificare soprusi e prevaricazioni e che sembra definire perfettamente la caratteristica genetica di chi gestisce il potere a vasto raggio: il termine in questione, non proprio linguisticamente di tono accademico è “stronzocrazia”.Ma per come stanno andando le cose un po’ dappertutto non è da escludere che presto il termine sarà accolto anche dalla benemerita Treccani. Antonio Filippetti |
2025-08-02
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