articolo 2418

 

 
 
Se i sogni muoiono all’alba
 











Diceva Blaise Pascal che “per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo”. Per una strana coincidenza mi è capitato di fare un sogno in cui si è presentata una realtà in chiave forse utopica ma certamente assai diversa dalla realtà del presente. Mi sono ritrovato a vivere cioè in una città tranquilla in una giornata che sembrava di primavera avanzata, senza schiamazzi e frastuoni vari; le persone che incontravo apparivano serene e disposte al saluto,  mentre le automobili scorrevano silenziose e  si fermavano  tutte per dare la precedenza ai pedoni, giovani e anziani. I marciapiedi erano tutti sgombri: nessuna occupazione   di tavolini, sedie e  bancarelle. Era insomma un vero piacere poter vagabondare all’aperto. Od anche fermarsi in qualche   spiazzo e sedersi comodamente a leggere  il giornale su una panchina  linda  e ordinata  in mezzo agli alberi. Qua e là spuntava anche qualche fiore e da lontano arrivava  il fresco irrorato da una fontana monumentale. Una volta seduto, ho ascoltato il compiacimento di altri cittadini che erano felici per aver rapidamente risolto problemi burocratici senza  aver dovuto nemmeno  penare a lungo in fila.
 Poi d’improvviso s’è fatto sera  ma lo scenario  intorno a me  è rimasto accattivante. Le strade si sono  riempite  di giovani sereni a apparentemente felici   che si dirigevano  verso cinema e locali d’intrattenimento ma con fare garbato  e accogliente; niente strattoni  e volgarità goliardiche. Altri se ne ritornavano a casa  utilizzando il metrò,  le cui corse erano puntuali, ma non senza essersi prima fermati a guardare e commentare ammirati   le numerose  opere d’arte  distribuite all’interno della stazione. A questo punto mi sono tranquillamente diretto verso casa, ma senza fretta, senza cioè alcun timore di
fare brutti incontri, non  c’era infatti nessun barbone  accasciato su carte e cartoni e le strade illuminate esprimevano  sicurezza.  Una volta rientrato nel mio domicilio  ho acceso la tv e   da tutte le reti erano scomparsi i talk shows,  non c’erano i soliti personaggi  litigiosi e  “incazzati”, i teatrini con le eterne pagliacciate  degli eterni  impostori; i diversi canali trasmettevano film  classici, concerti e opere liriche, commedie  di grandi autori e grandi interpreti, qualche altra rete trasmetteva  eventi sportivi ma con telecronache pacate,  per nulla gridate, ad un tratto mi è parso perfino di ascoltare Nando Martellini e Bruno Pizzul.  Nell’inevitabile confusione onirica non sono riuscito a identificare la città del sogno, ma qualcosa suggeriva inconsciamente, per la maestosità dei luoghi, che si trattava in ogni caso di una città italiana.
Antonio Filippetti



2021-12-01