articolo 2409

 

 
 
Festeggiamenti e senso del ridicolo
 











Un vecchio slogan pubblicitario suggeriva di brindare “se la squadra del vostro cuore ha vinto” e nello stesso  tempo di consolarsi “se ha perso”. L’invito era di fare uso in ogni caso dello stesso liquore.  Ed è più che mai lecito e comprensibile festeggiare per una vittoria o abbattersi per una sconfitta. La storia recente parla questa volta a favore dell’Italia che è riuscita a conquistare il titolo europeo nel calcio dopo cinquantatré anni. Non è un successo di poco valore, tenuto conto delle ultime prestazioni “indecorose” del team nazionale. Poi c’è stata subito dopo  l’incetta di medaglie alle Olimpiadi di Tokio.
Si dia dunque fiato alle trombe e inizio alle danze. E così è stato. Ma c’è sempre un ma che  dovrebbe se non altro richiamarsi ad una visione complessiva di ciò che è accaduto e al suo intrinseco  valore. La vittoria europea dell’Italia ha passato il segno in  molti casi ma anche questo può
andar bene se si pensa che la goliardia è l’anima dello sport che tollera o meglio alimenta scherzi e sfottò. E “peste lo colga” a chi non sa stare al gioco (in questo caso i tifosi inglesi, davvero raccapriccianti per tanti versi e ignari anche che la definizione fair play è una loro invenzione).  Ma, come si diceva, arriva anche qualcosa che più che intollerabile è semplicemente ridicolo. Ed è quello che abbiamo sentito e letto da tutte le parti in occasione dei festeggiamenti e nei commenti anche “autorevoli” a proposito degli storici successi. Si sono usati attestati  impensabili,  si è fatto ricorso a definizioni “da capogiro” che mai avremmo pensato potessero essere usate, ad esempio, per una vittoria “nel gioco del pallone”. Si potrebbe  realizzare a questo punto  una vera e propria antologia  di “panzane sottovuoto spinto” diffuse a più non posso ai quattro venti senza alcun ritegno. Abbiamo ascoltato e letto ad esempio che con Mancini si  realizza un nuovo Rinascimento mentre Chiellini  è stato paragonato addirittura a Giacomo Leopardi. Ci sarebbe da domandare  a questo punto agli  artisti del Cinquecento e all’autore de L’infinito  quale sia  il loro pensiero in proposito. E non si può nemmeno dimenticare in  questo contesto  l’asserzione del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che  si è detto sicuro dell’esistenza di Dio visto che ha punito gli inglesi. Una punizione per così dire replicata e confermata nella staffetta olimpica. Ma se Dio esiste vorremmo sommessamente pregarlo di non occuparsi  unicamente di una partita di calcio o di una finale olimpica di corsa, ma “anche” di cose più urgenti e drammatiche come, ad esempio,  far finire questa tremenda pandemia.
Ma al di là di tutto resta questa straordinaria  e per molti aspetti inattesa ventata  di retorica e di  conformismo mainstream che  offusca le possibilità
dell’intelligenza  e aggiunge semmai un  ulteriore tassello alla perdita   di senso comune  o  della  dignità intellettiva  tanto da fare apparire, tanto per dire,  una partita di calcio come  l’ultima thule   della felicità terrena. E a tutti coloro che si sono spesi a magnificare le gesta degli eroi  dello sport andrebbe poi  ricordato l’insegnamento di Socrate secondo cui la retorica  è quella persuasione che induce a credere  ma  che nulla insegna su ciò che è giusto o ingiusto.
Antonio Filippetti



2021-08-31