articolo 2392

 

 
 
Un paese normale
 











Beato quel paese che non ha bisogno d’eroi”: è la famosa affermazione di Bertolt Brecht   rintracciabile nell’opera “Vita di Galileo”. Il che vuol dire semplicemente che per vivere in maniera  degna e civile basta (basterebbe) una vita normale. Ora è proprio la ricerca della normalità che sembra sfuggire sempre di più ad intere popolazioni costrette a fare i conti in questo momento con i danni ed i guasti della pandemia da covid19. E l’ansia universale è allora quella di ritornare alla vita normale “di prima”.  Com’è arcinoto e come ci viene ripetuto più volte da mattina a sera, stiamo attraversando un periodo del tutto anormale il che impone la necessità di ricorrere a misure  straordinarie,  al difuori, appunto, della norma. A tale proposito è in atto un acceso dibattito tra chi  si oppone  al ricorso a   misure eccezionali,  richiamandosi alla  priorità insopprimibile   del principio della libertà individuale, e chi viceversa sostiene  la necessità di ricorrere ad imposizioni dure ma inevitabili in quanto dettate da una condizione emergenziale  senza precedenti.
Al di là delle dissertazioni  giuridiche o filosofiche, la riflessione  spazia ora in un contesto diremmo proprio  più “normale” e riguarda l’atteggiamento  umano e civile di tutti i giorni, al di là o al difuori dell’evento straordinario che stiamo vivendo. Il dato puro e semplice riguarda proprio il concetto di normalità e il modo in cui viene assunto e vissuto a livello per così dire popolare. Possiamo dire in altri termini che stiamo vivendo o che abbiamo finora vissuto  in una condizione  di normalità? La vita di un comune cittadino  procede e si sviluppa cioè  in condizioni che si possono definire normali se ad esempio la scuola non funziona, le strade  o i ponti quanto non crollando
sono invasi da rifiuti atavici, se i trasporti marciano a momenti alternati (ora sì ora no) o se tutto è in balìa  di disposizioni  occasionali se non arbitrarie che vanno e vengono ignorando bellamente coerenza e dignità ? E qui l’elenco  dei guasti potrebbe naturalmente continuare se si pensa  solo che in condizioni sempre normali occorre attendere  anche dodici  mesi   per una mammografia o addirittura dieci anni per una sentenza.  Torna allora prepotentemente  attuale e vera  l’affermazione brechtiana  e la conclusione è amara nel senso che  siamo costretti ad ammettere che non viviamo in un paese  “beato” perché abbiamo bisogno  appunto  di eroi, anche per far funzionare le cose più  elementari. La conferma avviene anche dall’osservazione di  alcune situazioni  particolari. Siamo stati invitati per così dire  da tutti i mezzi di comunicazione  a prendere atto e ad elogiare la correttezza del nostro Presidente della Repubblica che ha atteso pazientemente  il suo turno per la vaccinazione. Siamo rimasti addirittura sorpresi e questo perché siamo abituati a convivere  con la società dei furbetti (furbastri) che ne fanno sempre una più del diavolo e magari sono anche presi a modello di vita. E allora sorge a questo punto   legittimamente anche un dubbio: come mai  nella nomenclatura spesso fantasiosa con cui vengono etichettati  ministeri ed assessorati vari  manca sempre una dicitura (e un incarico)  fondamentale, quello della normalità?
Antonio Filippetti



2021-03-31