articolo 2373

 

 
 
Che sarà della musica?
 







Rosario Ruggiero




È indubbio e palese che l’attuale diffusione del virus covid-19 abbia portato evidenti sconvolgimenti nella nostra vita individuale e collettiva ingenerando timore, diffidenza del prossimo, distanza relazionale, limitando la libertà di spostamenti, le più consuete frequentazioni, le occasioni di nuovi incontri, creando sensibili difficoltà economiche, riducendo la fruizione di sale cinematografiche, circoli culturali, contesti di presentazioni librarie e, non certo ultima, di teatri e sale da concerto.
Un impatto sulla formazione e cura dell’individuo tanto grande quanto è importante lo spessore umano, non solo tecnico, come oggi si inclina spaventosamente a preferire, del cittadino.
Un’importanza sociale, quella dello sviluppo più completo della persona, che mi fu particolarmente chiara nel corso di un’intervista ad un importante sociologo, docente universitario, personaggio mediatico e riconosciuto esperto.
Gli domandai se,
in un’epoca come la nostra più recente, dove trova purtroppo ragione di essere una disciplina fino a non molto tempo fa assolutamente inesistente come l’ecologia, le prospettive lavorative dei giovani sono a dir poco avvilenti, i rischi di devastanti conflitti mondiali pericolosamente vivi, e quanto più, ci si potesse chiedere se l’umanità progredisca regolarmente o non si possa invece sospettare che talvolta faccia qualche passo indietro.
All’uopo il dotto interlocutore prontamente mi fece osservare i più recenti, sorprendenti ed esponenziali sviluppi della medicina, dei trasporti, dell’informatica e di tanti altri ambiti tecnologici ancora, per concludere che quest’ultima con ogni probabilità non sarà la migliore epoca possibile, ma sicuramente è la migliore che ci sia mai stata.
Affermazione di grande effetto che, dopo aver pubblicato,  non potetti poi non riferire anche ad un caro amico, attentissimo studioso, nel corso di un’amabile conversazione.
E fu allora che
questi mi fece osservare che la misura del buon vivere di una società non va cercato esclusivamente in ciò che questa possiede di materiale, giacché, ad esempio, un’automobile è un mezzo di trasporto solo a patto che la si sappia condurre, altrimenti può addirittura trasformarsi in un oggetto in grado di compiere una strage. Similmente, una efficacissima modalità di comunicazione come Internet può far espandere per il mondo vizi ed altre miserie umane in misura vertiginosa. In conclusione il benessere di una società non è solo nel suo patrimonio materiale ma soprattutto nella capacità dell’uomo di amministrarlo, ed il primato nella formazione di un uomo quindi  non va alla tecnologia, ma alle discipline che gli irrobustiscono i più profondi aspetti umani e sentimentali.
Quali queste discipline?
La filosofia, la letteratura, le arti figurative, la musica.
Solo così un medico, un avvocato o un qualunque uomo copra ruoli di responsabilità, non si riduce ad un arido,
impersonale tecnico quando non addirittura ad un egoista e avido speculatore.
Che l’attuale chiusura di teatri non sia prodromo per il nostro paese ad una incuria sempre più accentuata e ad un abbandono totale della musica che non sia solo da festa e di evasione, semmai ascoltata attraverso freddi, per quanto raffinati, mezzi di riproduzione elettronica, ma soprattutto che l’attuale pandemia non dia un’ulteriore, spaventosa accelerazione alla distrazione ed al disinteresse delle istituzioni nei confronti di un’arte, quella dei suoni, nella sua accezione e significatività più nobili.
Che questa pausa infine sia solo occasionale, e torni l’amore per una forma di espressione che nella sua modalità più fine ha dato immenso lustro alla nostra nazione e sicuramente potrà darne ancora.
Solo così potremo dire di avere autenticamente sconfitto la pandemia, non soltanto per le persone malate, ma anche, non certo ultime, per quelle fisicamente sane. 



2020-11-03