articolo 2352

 

 
 
Ezio Bosso non è più tra noi
 







Rosario Ruggiero




Il 15 maggio scorso lasciava questo mondo Ezio Bosso, pianista, direttore d’orchestra e compositore italiano. Era nato a Torino, il 13 settembre 1971. Gravi patologie ne hanno sciaguratamente anticipato la fine.
Autore di musiche ipnotiche e sommesse, scevre di particolari ricerche armoniche, timbriche, ritmiche o formali, si è cimentato nell’esecuzione pianistica e nella direzione d’orchestra anche di pagine di estrema popolarità e copiosamente eseguite, occasione quindi di confronti interpretativi di ogni sorta, mediocri, autorevoli ed autorevolissimi.
Numerosi i riconoscimenti tributatigli e le opportunità artistiche e professionali offertegli, le quali, partendo dal Festival di Sanremo, gli hanno portato anche commissioni da parte di prestigiose istituzioni operistiche, coreiche, teatrali e cinematografiche.
Figura mediatica, dispensatore di riflessioni sull’arte dei suoni e sulla vita, Ezio Bosso ha raccolto intorno a sé
un generoso pubblico di commossi estimatori.
Ma la musica è anche spettacolo, ed uno spettacolo è fenomeno ibrido che può giungere al cuore attraverso  differenti canali commisti, bellezza, grandiosità di mezzi, suggestione individuale o di massa, empatia e più, e certo, in quell’immenso spettacolo che sono la televisione ed ogni altra forma di promozione mediatica, dove suore non disdegnano di divulgare il loro amore per la danza, frati la loro passione per il canto, e poi abbandonare il saio, ed eccentricità di modi e di abbigliamento la fanno da padrone, anzi, si direbbero chiavi d’accesso esclusive di questo  mondo patinato e così seducente, Ezio Bosso ha trovato la sua collocazione.
Un messaggio, il suo, toccante e nobilissimo. Ma la musica, non lo si voglia dimenticare, si sostanzia di suoni e di silenzi, e certo, oggi, commossi dall’esempio e dall’irriducibile entusiasmo di un uomo che decisamente ha sofferto, e con eroismo, qualunque considerazione sul livello
raggiunto dalla sua arte che non sia meno che encomiastica amareggerebbe non pochi, suscitando polemiche non sempre rigorose.
Sarà il tempo, che tanto pazientemente sa attendere, a sentenziare, svincolato da suggestioni biografiche, esprimendo così anche il suo giudizio su questa nostra epoca, impietosa verso il pianeta ed ogni specie di suo abitante, piante, animali e uomini, che non si perita di maltrattare con vergognosa sufficienza, epoca dove il danaro, la più amorale prepotenza ed il commercio di cose e persone regnano su tutto, epoca chissà quanto tollerante verso opinioni liberamente espresse, eppure epoca così incredibilmente disposta a commuoversi, se opportunamente, e sapientemente, indirizzata.




2020-05-30