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Il coronavirus e la lezione de “la ginestra” |
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Esistono alcuni eventi (quelli davvero epocali non come accade di sentire ogni giorno a proposito di “bazzecole, quisquilie e pinzellacchere” di cortile) che possono aiutarci a capire in che mondo viviamo e quali sono i nostri (validi?) interlocutori. L’attuale epidemia del Covid 19, che con ogni probabilità ci accompagnerà nei tempi a venire, può rappresentare se non altro la chiave per capire o almeno riflettere sulla qualità della nostra compagnia e cosa possiamo aspettarci. Occorre rilevare che anche in presenza di un evento del tutto eccezionale non si spegne la determinazione degli immancabili Soloni ad autocertificarsi come i primi della classe. Difatti, di fronte all’espandersi dell’epidemia in questione e delle sue drammatiche implicazioni, uno stuolo di presunti numeri uno ha inteso e preteso precipitarsi al proscenio per far sentire la propria voce ma soprattutto per legittimare il proprio ruolo di autorevoli sapientoni. E’ capitato così di vederne e sentirne di tutti i colori (e presumibilmente l’andazzo andrà ancora avanti per chissà quanto tempo), ognuno con la presunzione di avere in tasca il verbo chiarificatore e definitivo. La smania di primeggiare non ha avuto e non sembra avere limiti. Accade così di vedere il politico che non ha mai letto un libro di scienze affrettarsi a dettare regole di comportamento, il critico d’arte che pretende d’insegnare ad un conclamato esperto cosa sono e come funzionano determinati farmaci mentre uno stuolo di “professoroni” assurti improvvisamente alla notorietà mediatica si insultano tra di loro per disputarsi il titolo del più bravo; da un’altra parte ancora una nutrita pattuglia di pseudo esperti si fa impetuosamente largo per sciorinare formule ed algoritmi di cui dovremo assolutamente tener conto per capire come andranno le cose in futuro. Un vero e proprio circo Barnum in parte perfino inevitabile tenuto conto che il “nemico” è sempre nascosto e silenzioso e soprattutto nessuno conosce la strategia per scovarlo. Ma “le condizioni del disastro” richiederebbero almeno un po’ di prudenza e moderazione. L’improntitudine, come l’infezione, è stata in verità universale, tanto è vero che anche celebrati e spregiudicati leader mondiali come Johnson e Trump hanno dovuto mestamente fare ben presto macchina indietro, sconfitti senza appello - ma ovviamente senza fare mea culpa - dalla realtà circostante. Si potrebbe anche dire ora che è stata persa un’ottima occasione per tacere: ma il problema è in questo caso più serio poiché si ha a che fare con la vita delle persone sotto qualsiasi latitudine. La cautela dovrebbe essere in questi casi un obbligo per chiunque. Ma così non è, anche perché la tanto venerata comunicazione globale fa la sua parte immettendo nella rete bufale di ogni tipo come i leoni liberati nelle strade per scoraggiare o punire le intemperanze dei trasgressori impenitenti. La retorica d’accatto e la banalità dell’ovvio ha fatto presa però anche tra i “comunicatori ufficiali”, incrinando la credibilità che se non altro proprio quella funzione dovrebbe assicurare. Chi ha o crede di avere un ruolo in prima fila anche in questa delicata e dolorosa vicenda, dovrebbe a maggior ragione essere più attento, farsi per così dire più saggio, lasciando perdere per una volta almeno il desiderio di “cazzeggiare” a qualunque costo e in qualsiasi occasione per non essere relegato, come pure sarebbe vivamente auspicabile, all’ultimo banco, quello destinato ai testoni senza speranza né futuro. Antonio Filippetti
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2020-03-31
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