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Memoria e cultura: celebrazioni a confronto |
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Come molti sapranno, il 21 marzo scorso è stato ufficialmente celebrato come il giorno della memoria per ricordare e contrastare tutte le mafie: lo ha deciso il nostro Parlamento sulla scorta di ciò che avveniva ormai “ufficiosamente” da anni grazie all’iniziativa dell’associazione Libera. E’ un impegno al quale tutti dovrebbero richiamarsi nella pratica quotidiana per un’esistenza improntata alla legalità e alla civile convivenza. La scelta della data del 21 marzo non è da trascurare poiché coincide con l’inizio della primavera che simbolicamente rappresenta il risveglio a una nuova vita. Ed è ovviamente quello che tutti si augurano per sconfiggere l’illegalità e la malavita. Ma è soprattutto il dato della memoria che non va sottovalutato, vale a dire l’importanza di tener sempre vivo il ricordo in una società che brucia tutto nell’istante e appare sempre più in balìa di episodi “on line” o succuba di eventi vissuti in tempo reale che offuscano la concentrazione mnestica e di conseguenza attenuano o addirittura cancellano gli effetti della riflessione. Già da tempo, del resto, la società tecnologica ha inferto un duro colpo al tema della “rimembranza” riducendo gli esseri umani a individui-massa senza memoria. Ma c’è anche un’altra sincronia in questo contesto, altrettanto significativa, che va segnalata. Il 21 marzo coincide con un’altra diremmo storica celebrazione qual è quella voluta dall’Unesco che da anni ha inteso intitolare l’inizio della primavera alla “giornata mondiale della poesia”. Ed è ora particolarmente degna di nota la motivazione laddove si dice che “nel primo giorno di primavera si celebra l’arte poetica come trasmissione fondante della memoria” e ancora meglio si specifica che “ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica”. Non si può rimanere indifferenti difronte al rapporto che unisce la creatività alla legalità e la memoria alla poesia. Nel cercare di sconfiggere i veleni dell’illegalità, la società deve necessariamente far ricorso alla memoria al fine di riceverne gli stimoli giusti, ha bisogno in altri termini di tenere presente ciò che è accaduto per “eternare” il ricordo ovvero per aprire la porta della consapevolezza di ciò che è stato, ritornare a capire e possedere la giusta saggezza per intendere il vissuto. E questa è la vocazione millenaria della poesia. D’altra parte, se è vero, come ebbe a dire una volta Umberto Eco, che “la riconquista del nostro passato dovrebbe essere tra i primi progetti per il nostro futuro”, la poesia costituisce un serbatoio inesauribile di possibilità, facendo proprio tesoro della lezione della “tradizione” poiché – ce lo ricorda felicemente un poeta come Garcia Lorca - “gli antichi sapevano molte cose che noi abbiamo dimenticato”. Saper ricordare significa allora vincere l’effimero con la cultura della durata ovvero saper vivere nel presente e più ancora gettare le basi per un futuro migliore. Antonio Filippetti |
2017-04-02
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