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L’anno che verrà: siccome immobile |
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Antonio Filippetti
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All’inizio di un nuovo anno è comune abitudine, insieme con gli auguri di occasione, stilare un elenco pogrammatico di cose da fare o che ci si aspetta possano (o debbano) verificarsi. E’ una specie di rituale, una lista dei desideri che, a cose fatte, quando cioè l’anno sta per concludersi, si deve spesso amaramente convenire che ben poco di ciò che si è auspicato avvenisse, è realmente accaduto. Eppure, visto che alla speranza non si può rinunciare, ogni volta si ricomincia da capo, nell’auspicio che sia questa la volta buona. Nel nostro paese, più che altrove sono decisamente tante le cose che vorremmo vedere realizzare, specie per ciò che riguarda l’arte e la cultura che nel caso specifico della nostra testata è l’argomento che più ci sta a cuore. Ma questo non solo in senso stretto poiché una scelta orientata realmente a favore della cultura significa poi anche propiziare una vita migliore sotto tutti gli aspetti. Ecco allora che siamo al centro del problema. Nel 2014 vorremmo vedere realizzata almeno in parte e in alcuni punti salienti, una semplice (elementare) politica culturale, il che significa attenzione per la salvaguardia dei luoghi d’arte, magari dedicando loro una cura particolare che è poi il volano necessario a far girare l’economia: le nazioni infatti che registrano un maggiore numero di presenze nei siti storici e artistici (vedi la Francia o la Gran Bretagna) hanno anche un tasso di sviluppo economico più alto.Il nostro è il paese col più alto numero di giacimenti artistici, ebbene vorremmo che chi ha il compito istituzionale di tutelarli lo facesse davvero, lasciando perdere ogni bislacca tentazione di svendere o svalutare. Desidereremmo poi che la ricerca fosse tenuta nella giusta considerazione perché anche qui chi spende di più in tal senso, non solo trattiene i suoi migliori cervelli in patria, ma progredisce notevolmente sotto il profilo civile. E qui la scuola e l’università dovrebbero essere in primo piano, augurandoci di vedere almeno un nostro ateneo nella graduatoria dei primi cinquanta. E’ un’aspettativa ragionevole. Non pretendiamo il primo posto del podio ma almeno una presenza significativa nella classifica generale. Vorremmo poi che l’attività editoriale fosse supportata adeguatamente, lasciando perdere il mercato e i finti best-sellers, per incoraggiare coloro che - grandi o piccoli - si spendono per una vera diffusione della cultura.Si potrebbe anche pubblicare qualche titolo in meno puntando viceversa su chi merita davvero di stare in prima fila. E qui il discorso non può non chiamare in causa l’apparato comunicativo che fa da risvolto pubblicitario delle solite scempiaggini;francamente è arrivato il momento di mandare finalmente in pensione, non importa se pure anticipatamente, i tanti che dal video hanno concorso a rovinare il paese con banalità (bestialità) di ogni genere ottenendo risultati più che scarsi anche in termini commerciali. Ormai nel nostro paese il lettore sta diventando una specie in estinzione. Ecco: vorremmo che ciò non avvenisse come pare stia purtroppo inesorabilmente succedendo.La promozione della lettura è un grimaldello indispensabile per la crescita di una società. E’ questo un augurio che vorremmo fosse condiviso da tanti. Queste attese e questi propositi a ben guardare sono quelli che tante altre volte sono stati espressi, diremmo sono quelli di sempre e puntualmente irrealizzati. Il paese è fermo da troppo tempo: immobile, senza fantasia, privo di coraggio; considerate queste premesse il 2014 non sembra nascere sotto una buona stella; ma senza uno scatto forte, un’invenzione ardita, un sussulto dell’immaginazione ed un’altrettanta decisa forza di volontà sarà condannato alla retroguardia senza nemmeno più la possibilità di ritornare in prima linea. Antonio Filippetti |
2013-12-30
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