articolo 1855

 

 
 
Il giorno della cultura
 







di Antonio Filippetti




Fateci caso: nei numerosi (polverosi) programmi politico-istituzionali a livello nazionale o locale, la voce cultura risulta “stranamente” assente. Nelle “agende” del fare cioè, delle aspettative e promesse  che ci vengono propinate, leggiamo di impegni per il lavoro e l’occupazione, la legalità e la giustizia, le riforme e il rinnovamento,ecc. Tutto giusto,  ma manca quasi sempre (ovvero sempre) la voce cultura. Al punto tale da far pensare che molti la ritengono  una cosiddetta “interferenza”, vale a dire un qualcosa di superfluo che non cambia nulla e  che dunque non serve a nulla.
Di conseguenza un piccolo sollievo arriva nel pensare che fra poco,malgrado ristrettezze di bilancio e cancellazioni varie,  sarà celebrato l’appuntamento con le giornate della cultura, destinate a promuovere e far conoscere le risorse che  ancora abbiamo in termini artistico-culturali. Non sappiamo fino a quando in verità, perché può anche darsi  - e
il timore è fondato – che presto per fare cassa e salvaguardare i depositi all’estero  dei soliti furbi, saremo costretti a vendere (svendere) anche  i gioielli di famiglia. Allora è giocoforza accontentarsi.
Il fatto è che  a seguito di un progressivo abbassamento del livello  culturale di fondo (delle istituzioni,dei politici, degli operatori stessi del settore) la cultura è  ormai considerata un bene secondario, passeggero, da spolverare occasionalmente per fare semmai  un po’ di cassa ma tutto sommato inutile e forse anche pericoloso. Senza valutare che il dato drammatico sta proprio in questo, nel non accorgersi che nessun processo di riscatto può cominciare, ovvero realizzarsi compiutamente senza passare  attraverso la valorizzazione del dato culturale. Mentre  ancora si parla in casa nostra del Forum Universale delle Culture senza che si sappia come e quando si svolgerà, al British Museum, tanto per fare un esempio, viene inaugurata in
pompa magna una grande mostra dedicata a Pompei ed Ercolano  che sarà il clou della stagione espositiva di quel museo e sarà visitabile (salvo proroghe) fino a tutto settembre. E c’è da scommetere che quella iniziativa raccoglierà migliaia e migliaia di visitatori e porterà molta acqua al mulino dell’economia britannica. Si sostiene che le finanze da noi scarseggiano  ma si  continua a  sorvolare sui tanti sprechi pubblici e privati ancora esistenti  che  potrebbero rappresentare viceversa  una risorsa da  destinare a ben altri scopi. Ma naturalmente è un problema di  scelte politiche, ovvero di strategie e di capacità culturali  che al momento sembano assenti. Salvo tirare in ballo le ristrettezze economiche di cui sopra.
Tuttavia, e forse solo per consolarci, continuiamo a  vivacchiare col “déjà vu”, tirando  in ballo il dato secondo cui   il nostro è il paese con il maggior numero di giacimenti artistici e
culturali, che la nostra tradizione non ha confronti al mondo e via di questo passo. Ma bisognerebbe anche capire che  se non si valorizza questo bene immenso, è pressochè inutile detenerlo ed anzi persino dannoso visto il degrado inevitabile collegato alla manutenzione che tutto ciò comporta. E poi bisogna rendersi conto che non si può riposare sugli allori. Non in eterno. Visto che gli “altri” si danno da fare, eccome!. La Cina, ad esempio, è molto agguerrita anche sotto  questo profilo, tanto è vero che nel giro di un solo anno ha aperto addirittura 390 nuovi musei, tanto che una testata autorevole ed attenta come il New York Times ha parlato di uno “sviluppo surreale”, qualcosa che va al di là del semplice dato fattuale. Noi ci dobbiamo accontentare viceversa  dei rituali appuntamenti canonici per rispolverare un po’ di cultura e rammentarci della grandezza perduta. E per  riprendere il  riferimento al surreale del New York Times sarebbe forse auspicabile,  con le risorse che possediamo,  “inventarsi” un’esperienza diversa, mettiamo una  “giornata della cultura”, un  qualcosa da celebrare  quotidianamente,   e che come un format potrebbe durare  un intero  anno e valorizzare con un’adeguata strategia,  giorno dopo giorno, l’immenso patrimonio  di cui disponiamo.
Antonio Filippetti



2013-03-31