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A scorrere l’elenco dei futuri palinsesti della rai tv nazionale viene in mente l’esclamazione finale del protagonista di “Cuore di Tenebra”, il capolavoro di Joseph Conrad (ripresa pari pari in “Apocalyspe now” di Francis Ford Coppola), vale a dire “l’orrore,l’orrore.!...”.E non può essere diversamente se si fa attenzione ai programmi e ai nomi dei protagonisti che saremo costretti a sorbirci prossimamente, a partire dall’autunno e fino all’estate del 2013. In barba a qualsiasi promessa di rinnovamento sia di nomi che di “governance”. Ci troviamo cioè di fronte all’ennesima furbata, vale a dire un’ulteriore declinazione di quel gattopardismo destinato a non tramontare mai. Ma prima di ogni altra cosa occorrerebbe sgomberare almeno il campo da un equivoco profondo o meglio da un’autentica falsità. Si continua a ripetere cioè da tutte le parti (istituzionali e no) che la televisione è la prima industria culturale del paese. Ma quale cultura abbia prodotto o produca la nostra televisione non è dato sapere. Sarebbe semmai più opportuno parlare di anticultura, di mortificazione di qualsiasi tentativo di ricerca creativa. Forse perché si pensa più che altro al mastodontico esercito dei tredicimila dipendenti o ai budget messi a disposizione di programmi fasulli o ancora ai compensi stratosferici per inetti personaggi, che sarebbe meglio destinare ad “altre mansioni”. Anche qui, come avviene del resto in altri ambiti, si finisce per dare per acquisito quello che acquisito non è e che andrebbe anzi puntualmente criticato , contestato e finalmente rimosso. Si diceva all’inizio dei programmi: ci aspettano le solite zuppe noiose o indigeribili: giochi a quiz, programmi spazzatura, format acquisiti o copiati da altri con interpreti e conduttori incapaci quando non addirittura rincitrulliti e che non possono far leva nemmeno più sugli ascolti poiché l’audience è calata in tutti i sensi e in tutti i settori ed anche il pubblico per così dire più accomodante sta progressivamente emigrando, ovvero lasciando le reti nazionali, stanco delle solite tiritere. Basterà dire che avremo ancora il festival canoro con il ritorno nientemeno che di Fabio Fazio (il re del nulla secondo la felice definizione di Piero Chiambretti, tutto buonismo e relazioni pubbliche) che torna a Sanremo dopo oltre dieci anni a conferma di quella vergognosa abitudine del balletto infinito (una sorta di quattro cantoni) secondo cui ci si scambia periodicamente i ruoli per un qualcosa che deve restare immutabile,destinato verosimilmente a durare in eterno. Di questo passo in un prossimo futuro avremo ancora Morandi, Pippo Baudo, la Clerici e così via, chiamati a comparsate di pessimo livello. Ma poi ci saranno i soliti format del sabato sera, le fiction seriali comprate all’estero, anch’esse condite con le solite salse, in un macabro tourbillon di reiterate stupidaggini senza capo né coda. La cultura dovrebbe far capolino nei progammi di approfondimento informativo.Il “Verbo” sarà ancora una volta affidato a “Porta a porta”, “Ballarò”, “L’ultima parola”,ecc. Ritornerà magari la Dandini dopo il flop della Sette e qualche improvvisato “comico” riesumato dalla naftalina. Qualcuno si consolerà ancora col ritorno di Saviano chiamato probabilmente a ripetere il clichè del proprio personaggio che oramai appare più che altro una sorta di tragico autodefè. Ma quel che è peggio è che dovremo continuare a dare credito (credito?) a personaggi buoni per tutte le stagioni e soprattutto ottimi per dire banalità prive di senso, inventate magari là per là, giusto per fare da “spalla” ai politici di turno, anch’essi rianimati per l’occasione e portatori di un mondo che non eiste più.E nell’eterno teatrino dei pupari ci sarà ovviamente posto anche per i trombati (sindacalisti, ex-magistrati,ecc.)che non vedono l’ora di apparire ancora in televisione se non altro per avere certezza della propria esistenza in vita. Sfortunatamente non va megliio altrove: le alternative più “credibili” sono i pistolotti di Enrico Mentana ( secondo cui ogni giorno succedono in Italia fatti straordinari, da lasciare chissà quale segno, salvo poi scomparire anche mediaticamente nel giro di qualche minuto), le autocelebrazioni antimeridionaliste di Gad Lerner, le interviste “glamour” dell’immarcescibile Lilli Gruber, mentre non si può non stendere un velo pietoso (non da ora in verità) sui palinsesti delle reti Mediaset.A ben riflettere, quel sentimento di orrore col quale Conrad chiude il suo straordinario racconto è più attuale che mai anche in questo caso, poichè esso qualifica metaforicamente la vocazione distruttiva del potere (e qui parliamo ovviamente del quarto potere) che alla fine - inevitabilmente - non può non rivolgersi anche contro se stesso. |
2012-06-29
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