articolo 1743

 

 
 
L’orrore, l’orrore!.....
 







di Antonio Filippetti




A scorrere l’elenco dei futuri palinsesti della rai tv nazionale viene in mente l’esclamazione finale del protagonista di “Cuore di Tenebra”, il capolavoro  di Joseph Conrad (ripresa pari pari in “Apocalyspe now” di Francis  Ford Coppola), vale a dire “l’orrore,l’orrore.!...”.E non può essere diversamente se si fa attenzione ai programmi e ai nomi dei protagonisti  che saremo costretti a  sorbirci prossimamente, a partire dall’autunno e fino all’estate del 2013. In barba  a qualsiasi promessa di rinnovamento sia  di nomi che di  “governance”. Ci troviamo cioè di fronte all’ennesima furbata, vale a dire un’ulteriore  declinazione di quel  gattopardismo destinato a non tramontare mai.
Ma prima di ogni altra cosa occorrerebbe  sgomberare almeno  il campo da un equivoco profondo o  meglio da un’autentica falsità. Si continua a ripetere cioè da tutte le parti  (istituzionali e no) che la televisione è la
prima industria culturale del paese.  Ma  quale cultura abbia  prodotto o produca la nostra  televisione non è dato sapere. Sarebbe semmai  più opportuno parlare di anticultura, di mortificazione di qualsiasi tentativo di ricerca creativa. Forse perché si pensa  più che altro al mastodontico esercito dei tredicimila dipendenti o ai budget messi a disposizione  di programmi fasulli o  ancora ai compensi stratosferici per inetti personaggi, che sarebbe meglio  destinare ad “altre mansioni”. Anche qui, come avviene del resto in altri ambiti, si finisce per dare per acquisito quello che acquisito non è e che andrebbe anzi puntualmente  criticato , contestato e finalmente rimosso.
Si diceva  all’inizio dei programmi: ci aspettano le solite zuppe noiose o indigeribili: giochi a quiz, programmi spazzatura, format acquisiti o copiati da altri con interpreti e conduttori   incapaci quando non addirittura 
rincitrulliti  e  che non possono far leva nemmeno più sugli ascolti poiché l’audience è calata in tutti i sensi e in tutti i settori ed anche il pubblico per così dire più accomodante sta progressivamente  emigrando, ovvero lasciando le reti nazionali, stanco delle solite tiritere. Basterà  dire che avremo ancora il festival canoro con il ritorno nientemeno che di Fabio Fazio (il re del nulla secondo la felice definizione  di Piero Chiambretti, tutto buonismo e  relazioni pubbliche) che torna  a Sanremo dopo oltre dieci anni a conferma di quella vergognosa abitudine del balletto infinito (una sorta di quattro cantoni)  secondo cui ci si scambia periodicamente i ruoli per  un qualcosa  che deve  restare immutabile,destinato verosimilmente  a durare in eterno. Di questo passo in un  prossimo futuro avremo ancora Morandi, Pippo Baudo, la Clerici e così via, chiamati a comparsate di pessimo livello. Ma poi ci saranno i  soliti format  del sabato sera,  le fiction  seriali comprate all’estero, anch’esse condite con le solite salse, in un macabro tourbillon  di  reiterate stupidaggini senza capo né coda. La cultura dovrebbe far capolino nei progammi di approfondimento informativo.Il “Verbo” sarà ancora una volta affidato  a “Porta a porta”, “Ballarò”, “L’ultima parola”,ecc. Ritornerà magari la Dandini dopo il flop della Sette e qualche improvvisato “comico” riesumato  dalla  naftalina. Qualcuno si consolerà ancora col ritorno di Saviano  chiamato probabilmente a ripetere  il clichè del proprio personaggio che oramai appare più che altro una sorta di tragico autodefè. Ma quel che è peggio è che dovremo continuare   a dare credito (credito?) a personaggi buoni per tutte le stagioni e soprattutto ottimi per dire banalità prive di senso, inventate magari  là per là, giusto per fare da “spalla” ai politici  di turno, anch’essi rianimati  per l’occasione e portatori di un mondo che non eiste più.E nell’eterno teatrino  dei pupari ci sarà  ovviamente posto  anche per  i trombati  (sindacalisti, ex-magistrati,ecc.)che non vedono l’ora di apparire ancora in televisione se non altro per avere  certezza della propria esistenza in vita.
Sfortunatamente non va megliio altrove: le alternative più “credibili” sono i pistolotti di Enrico Mentana ( secondo cui ogni giorno succedono in Italia fatti straordinari, da lasciare chissà quale segno, salvo poi  scomparire anche mediaticamente nel giro di qualche minuto), le autocelebrazioni antimeridionaliste di Gad Lerner, le interviste “glamour” dell’immarcescibile Lilli Gruber, mentre non si può non stendere un velo pietoso (non da ora in verità) sui palinsesti delle reti Mediaset.A ben riflettere, quel sentimento di orrore col quale Conrad chiude il suo straordinario  racconto è più attuale che mai anche in questo caso,
poichè esso   qualifica  metaforicamente la vocazione  distruttiva  del potere (e qui parliamo ovviamente  del quarto potere) che alla fine  - inevitabilmente - non può non rivolgersi anche contro se stesso.



2012-06-29