articolo 1711

 

 
 
I libri sotto sequestro
 







di Antonio Filippetti




La notizia è per diversi aspetti sensazionale: una biblioteca è stata posta sotto sequestro: è avvenuto nei giorni scorsi  allorchè  un drappello di militari è  entrato nella storica biblioteca dei Girolamini  di Napoli  con un ordine di sequestro. E’ straordinaria  la notizia in quanto è un po’  come  l’uomo che morde il cane e di conseguenza meritevole di finire in prima pagina. Giacchè di norma, dei libri e delle biblioteche nel nostro paese pochi si  interessano realmente, tanto è vero che assistiamo al progressivo impoverimento dell’”offerta” con la chiusura a ripetizione delle librerie, anche quelle storiche, mentre latitano sempre più i frequentatori delle biblioteche  pubbliche e private.
Ma ora il libro e la sua casa naturale diventano oggetto di attenzione, non per  il fatto in sè (il senso  delle opere ovvero dei loro contenuti)  ma per essere stati oggetto di  un clamoroso e insolito
furto. Infatti nella straordinaria collezione napoletana mancano centinaia di testi, pare circa 1500, che sono stati trafugati nei giorni scorsi. Il furto   di  detti testi è  per il loro valore di mercato, in quanto rappresentano  una preziosità bibliografica. Probabilmente mai e poi mai sarebbe venuto in mente ai ladri di turno di rubarli per i loro contenuti.
In passato c’è stato  chi ha preconizzato un mondo senza libri, o meglio l’avvento di una società in cui “per legge” è vietato leggere. Ne parla in un memorabile film, intitolato “Farenheit 451”, François Truffaut, il quale ricavò la sua opera dal romanzo omonimo di Ray Bradbury. Un film e un libro profetici in quanto ci facevano riflettere su un possible futuro dove la capacità di capire se stessi e il mondo attravero  i libri e la lettura è cancellata per dare spazio e  corso  ad un mondo abulico, stupido e asservito.
Oggi registriamo dai dati di vendita e lettura che non è
più necessario vietare per legge in quanto il libro è diventato un reperto in disuso, quindi un pezzo da antiquariato, da tenere semmai in casa per il suo valore appunto bibliografico e di mercato ma non per utilizzarlo come compagno e guida esistenziale, momento di riflessione e confronto, apprendimento e studio , ecc. ecc.
Pare che la cultura serva sempre di meno o peggio che non è indispensabile e si può vivere tranquillamente cancellandola da usi e abitudini. In un’altra parte della città, del resto, nel museo Cam a Casoria, le opere d’arte , altro veicolo di cultura, vengono  stabilmente ignorate e quindi bruciate. Volontariamente in questo caso,  non come nell’opera di Truffaut dove il compito di scovare i centri di lettura e cultura veniva  affidato a squadre di pompieri specializzati con appositi lanciafiamme.
La considerazione potrebbe  anche però essere più amara, nel senso che non c’è più  bisogno di una volontà concreta per distruggere
l’arte, il pensiero, la poesia ecc. ma siamo giunti all’autodafè. Paradossalmente un furto diventa allora  un’occasione  propizia, se non altro per ricordare che c’è ancora qualcosa che si chiama cultura.



2012-05-01