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Considerazioni di un comune cittadino |
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di Antonio Filippetti
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In queste ore e verosimilmente anche nei giorni a seguire, tutta l’attenzione è (sarà) rivolta alla nuova fase politica che si è aperta nel nostro paese con il governo Monti ed i cui effetti si riverseranno sicuramente da un capo all’altro dello stivale: fiumi di inchiostri per così dire (anche se oggi è tutto sintetico) si sprecheranno per definire,prevedere, immaginare, temere o auspicare quello che avverrà nelle prossime settimane o nei mesi a seguire. Lasciando stare per un momento tutto questo, proviamo a immaginare quello che un cittadino comune,dotato come diceva Indro Montanelli di una “intelligenza media” è (o dovrebbe essere) portato a considerare in queste ore. Prima considerazione: finalmemte, pensa il cittadino comune, anche in Italia le menti migliori sono state chiamate a governare la barca e non proprio tutto è perduto se siamo riusciti a liberarci del governo Berlusconi e presumibilmente non vedremo più nelle televisioni, sui giornali o rotocalchi quei volti e quelle espressioni insopportabili. Seconda considerazione: perché mai, si chiede il cittadino comune, siamo dovuti arrivare a tanto, ad avere un esecutivo messo su in poche ore o addiritttura in pochi minuti, quasi con la pistola alla tempia, per non far scadere quel ristrettissimo residuo di tempo che ci avrebbe portato alla bancarotta, al disastro, alla fine di tutto? Per di più un esecutivo imposto, sospetta sempre il cittadino comune, da un ”international board”, un direttorio per così dire, “fuori le mura”. Terza considerazione. Perché mai si domanda il cittadino di cui sopra, coloro che hanno fatto cani e gatti per così lungo tempo e non hanno trovato un solo argomento condiviso in quasi quattro anni dovrebbero ora andare d’amore e d’accordo, sotto la continua minaccia, una vera forca caudina, del fallimento totale? Ma cosa più importante perché mai coloro che hanno reso indispensabile la cura da cavallo cui andremo incontro ovvero sono stati la causa del male dovrebbero poi essere essi stessi col voto parlamentare i somministratori della cura per la guarigione e la rinascita? Questo al cittadino comune sembra davvero incomprensibile: siamo forse ritornati alla deprecata politica del cosiddetto consociativismo? Quarta considerazione: si dice a più non posso che occorre rinnovare ovvero svecchiare,ovvero ancora fare largo ai giovani. Ebbene l’esecutivo ora in attività di servizio non sembra rispondere a queste esigenze visto che l’età media di 63 anni è già quella della pensione, passata, presente e futura. Il cittadino comune si affida speranzoso in questo caso non al rinnovamente anagrafico ma a quello delle idee. Ma qualche perplessità rimane. Quinta considerazione: viene detto e ripetuto che d’ora in poi nulla più sarà come in passato. Al cittadino comune viene il sospetto che lo slogan possa essere usato diciamo con leggerezza, così come in passato qualsiasi stranuto, anche quello abortito, veniva definito “epocale”. E’ come se in parlamento improvvisamente, a seguito magari di un bel sogno, tutti i banchi si fossero svuotati per essere occupati da altri mentre invece la realtà rivela che su quei banchi sono alloggiati sempre gli stessi “fondo schiena”. Sesta considerazione: bisogna fare presto, il governo si dice andrà di corsa. A parte il fatto che come suggerisce la saggezza popolare la gatta non ebbe buona sorte a partorire di fretta, c’è il rischio che per fare appunto celermente si colpisca alla cieca e ci possono rimettere così facendo quelli che non “hanno colpa”. E’ già avvenuto, del resto, altre,troppe volte. Un momento di riflessione e condivisione non sarebbe sbagliato. Il cittadino comune pensa anche che per far fronte alle prime inderogabili esigenze (20 miliardi di euro) basterebbe farsi pagare da coloro che hanno “scudato” i capitali all’estero quello che altre nazioni come Germania e Gran Bretagna hanno già chiesto ed ottenuto. E una volta turata la falla si potrebbe ragionare sul resto con maggior calma e senza l’assillo “dell’orario” e la possibilità di commettere altri errori. Settima ed ultima considerazione: il cittadino comune si aspetta che a seguito di tanto qualcosa possa almeno cambiare nell’indottrinamento mediatico, e si augura di non dover più vedere e sentire, insieme con le facce e le voci di cui sopra,i sermoni e le lezioncine (da primi della classe che sanno sempre tutto) di Ferruccio De Bortoli e Antonio Polito,di Paolo Mieli e Giuliano Ferrara, di Battista e Cazzullo, Sallusti e Belpietro,Sechi e Giannino, insomma spera vivamente che anche i “Franco&Ciccio” dell’etere se ne stiano un po’ a riposo: sarebbe salutare per loro ma ancora di più per il comune cittadino ed i suoi innumerevoli simili. |
2011-11-30
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