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FOGGIA, 14 GENNAIO 1941:
MUSSOLINI ORDINA IL CONTRATTACCO SUL FRONTE ITALO-GRECO
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di Emilio B E N V E N U T 0
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Mussolini, che aveva commesso l’imperdonabile errore d’essersi fidato dei piani del Gen. Visconti Prasca e ripromessosi di “spezzare le reni alla Grecia”, voleva fare ora, sul serio, il Cmandante in capo.
Raggiungeva a intervalli regolari il Quartier generale, che aveva posto in Terra di Bari, nell’agro di B i s c e g l i e. e fatto ormai delle Puglie le vere retrovie del fronte italo-greco, aveva trasformato F o g g i a nel centro logistico delle operazioni in Albania: presidio e disretto militare rinforzati; scalo primario dei trasporti aerei, ferroviari e stradali di truppe, armi, munizioni e rifornimenti; acquartieramento dei complementi, in continuo flusso, delle divisioni alpine e di fanteria impegnate sul fronte albanese; potenziamento dell’aeroporto “Gino Lisa”, risalente alla prima guerra mondiale, e, data l’insufficienza di tutti gli altri aeroporti pugliesi, approntamento nell’agro d’altri aeroporti; depositi di munizioni, carburante e viveri, continuamente svuotati e altrettanto continuamente riforniti; il grande sanatorio dell’IFPS trasformato in ospedale militare, etc.
Come sua dimora, Mussolini aveva scelto, nella campagna di Bisceglie, una modesta casa di contadini, dopo aver rifiutato l’offerta della lussuosa Villa Ciardi, colà, e della ducale dimora dei Guevara a Bovino. Si illudeva, così, di condividere, in qualche modo, le fatiche e le sofferenze dei nostri soldati.
La sua scelta pugliese era stata determinata da un conteggio chilometrico, per la maggiore vicinanza all’Albania che a Roma, ma per l’ingorgo delle comunicazioni era pessimamente collegato sia all’una che all’altra.
Spesso Mussolini era visitato, a Bisceglie. da Ciano, ma al genero, ancora e non per molto nostro Ministro per gli Affari Esteri. non riusciva a perdonare la leggerezza con la quale era stata suggerita e preparata la guerra di Grecia. Si sentiva ridimensionato, di fronte all’alleato dell’Asse. dai risultati negativi della campagna, che in fin dei conti da lui era stato, per un antico ventennale risentimento, il primo a volere. Era in effetti crollato il mito dell’infallibilità del Duce, che aveva riempito l’Italia di aquile, di fasci, di gagliardetti e di teschi, di frasi magniloquenti, di presuntose affermazioni (qualcosa di non molto dissimile da quel che avremmo, purtoppo, rivisto di recente!). Si erano rivelati fallaci – ed egli ne soffriva e ne soffrivamo tutti – i suoi piani sulle prospettive di una rapida e “comoda” guerra, intrapresa solo per assicurarsi una fetta già pronta di torta, dopo la sognata vittoria, al tavolo della pace.
Erano arrivati in Albania alti Ufficiali tedeschi di S.M. per studiare l’impiego di un loro contingente, che Mussolini in realtà non voleva e che finì allora per rifiutare.
Il Quartier Generale tedesco aveva l’11 gennaio 1941 preordinato l’intervento in Albania di un proprio Corpo d’Armata, composto dalla 1^ Divisione da Montagna e da forze corazzate. Poco dopo, in seguito al colloquio di Salisburgo tra Hitler e Mussolini, la consistenza del corpo di spedizione fu ridotto a una Divisione aòpina. Poi nulla più se ne fece.
I Tedeschi pensavano di attaccare a nord, sul fronte della IX Armata, intorpidito dall’intenso gelo, di tentare cioè uno sfondamento verso Florina e Salonicco, per collaborare con l’armata che avrebbero fatto scendere dalla Bulgaria. Ponevano però una condizione: che fossero essi ad avere il compito principale dell’offensiva e lasciavano a noi compiti di appoggio. Per bene che fosse andata, sarebbe nato un altro Rommel, le cui imprese avrebbero oscurato quelle del nostro povero Cavallero.
style="FONT-SIZE: 16pt">Tutto sommato, era meglio che la guerra d’Albania fosse rimasta, con le sue pene, i suoi caduti, feriti e congelati, i suoi eroismi e le sue delusioni, cosa nostra. Chi ne avesse voluto poi scrivere, avrebbe dovuto sempre riferirsi ai soli due eserciti italiano e greco e non, come avvenne quando uno straniero si occupò della guerra in Africa settentri0onale, di un duello tra Tedeschi e Alleati, confinando i nostri soldati nel ruolo più ingrato: quello di truppe che non servivano e non contavano quando le cose andavano bene e avevano la responsaabilità delle sconfitte quando andavano invece male.
I Generali Cavallero, Ranza e Vercellino furono convocati a rapporto dal Duce, che li ricevette la sera del 14 gennaio 1941 a Foggia nel salottino del suo elettrotreno speciale in sosta in quella nuovissima Stazione Ferroviaria, alla presenza del solo Gen. Guzzoni. “tutti i problemi relativi alla guerra contro la Grecia – annotò diligentemente Cavallero – vengono esaminati a fondo cosicché quando riparto per Bari il futuro sviluppo delle operazioni in Albania è già definito nelle sue linee fondamentali”.
Queste linee fondamentali, dettate da Mussolini, consistevano in questo: immediata offensiva nel Korciano, “base indispensabile, a meno di un collasso nemico, per la successiva vittoria finale”.
Ma erano i Greci in quel momento ad attaccare, instancabilmente, tra la neve, in un paesaggio fattosi d’un bianco che non consentiva quasi più l’orientamento. Si davano casi di reparti, isolati su posizioni montane, che venivano sopresi dal nemico mentre vegetavano in una sorta di stralunato assopimento causato del gelo; gli Ufficiali mandavano ai comandi notizie errate di conquiste di posizioni, perché in quel chiarore indistinto era difficilissimo riconoscere quote e posizioni. Talune posizioni d’alta montagna erano tenute, in prima linea, da Alpini sciatori e fece miracoli il Battaglione “Monte Cervino”, composto soltanto da 300 uomini, che pattugliarono, infaticabili, quelle discese nevose. I piani erano, a Foggia, stati definiti, ma nulla procedeva secondo quei piani.
Ne fa fede il dialogo del 18 gennaio tra Mussolini e il col. Salvatore Bartiromo, S, Capo di S. M. di Cavallero. Il problema che gli aveva dato motivo era quello del saliente che i Greci avevano creato con la loro offensiva su Klisura. Eccone il testo:
· (M) = I Greci hanno ormai un saliente di 15 chilometri. Occorre assolutamente questa manovra dei salienti di cui da tempo sento parlare. Occorre manovrare.
· (B) = E’ già stato ordinato.
· style="mso-bidi-font-weight: normal">(M) = Occorre accennare la manovra, richiamare l’attenzione del nemico, smetterla con questa passività.
· (B) = Sì.
· (M) = Queste manovre di cui si parla non sono però mai riuscite a contrattaccare in alcuna direzione.
· (B) = Purtroppo è mancata la possibilità di style="mso-spacerun: yes"> radunare le forze.
· (M) = Ma avete delle divisioni.
· (B) = Le divisioni non sono complete.
· (M) = Ci sono molti prigionieri?
· (B) = Non abbiamo notizia del 77° Fanteria: ritengo che qualcuno sia stato perduto.
· (M) = Battiromo! Non c’è che una sola via: attaccare, attaccare! Lo sto dicendo da 15 giorni.
· (B) = So che l’Ecc. Cavallero ha questa volontà, ma è sempre mancato qualcosa; in particolare le munizioni.
· (M) = Mi dicono che ieri sono partiti piroscafi di munizioni.
· (B) = Mi è stato comunicato che qualcosa è partito.
· (M) = Battiromo: bisogna contrattaccare, rompere questo incantesimo che da 90 giorni ci fa perdere terreno, di posizione in posizione. Così ci troveremo al mare e non ci saranno più posizioni. I Greci raggiungeranno presto lo Skumbini al quale tendono.
· (B) = Non bisogna perdere tempo.
· (M) = Insommabisogna riunire le forze nelle direzioni opportune. Bisogna manovrare ed evitare questa passività.
· (B) = Lo stanno facendo ed hanno sempre cercato di farlo.
· style="FONT-SIZE: 16pt">(M) = Io vado in Germania. La prima domanda che mi faranno è se mi fermo sulla linea attuale. Cosa debbo rispondere?
· (B) = L’Ecc. Cavallero ha detto al Colonnello tedesco: “Io ho fiducia di fermarmi”.
· (M) = Qui non c’è che una soluzione. Attaccare!
· (B) = E’ vero. La volontà dell’Ecc. Cavallero è questa.
· (M) = Riferite all’Ecc. Cavallero.
L’appello, tra l’imperioso e l’imlorante, di Mussolini aveva un motivo ben presiso. Doveva incontrare il Fuehrer a Salisburgo l’indomani. Dopo l’incontro a Foggia con Cavallero aveva osservato che “il settore militare è fallito in pieno” e che la campagna, “capolavoro politico” perché la Grecia era stata costretta a battersi da sola contro l’Italia, si era risolta in un fallimento militare. Che fosse stata un fallimento militare era vero, Ma che fosse stata anche un fallimento poitico era, contro il parere di Mussolini, altrettanto vero. Mussolini avrebbe voluto andare da Hitler con qualche annuncio di vittoria e invece i Greci premevano ancora contro il muro frapposto dalla tenacia dei nostri soldati e Cavallero non era in grado, mancato vincitore, d’accompagnarlo. Poteva solo menar vanto – e non lo fece – che l’attacco greco s’era infranto contro il muro frapposto dai petti dei nostri eroici soldati: un nuovo Piave!
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2011-11-15
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