articolo 1585

 

 
 
RUDIMENTI DI STORIA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
RENATO D’ANGIO’ 17° RE DI NAPOLI
 







di Emilio B E N V E N U T O




RENATO D’ANGIO’

Renato d’Angiò si trovava prigioniero del Duca di Borgogna, in Francia, quando ebbe notizia del testamento di Giovanna II  di Durazzo, che lo nominava suo erede. Sebbene dapprima fosse stato liberato dalla prigionia dietro promessa  di farvi ritorno, egli, disbrigati i più urgenti affari, fedele alla parola data, tornò e quel Duca, incurante d’esser ora di fronte a un Re e desioso del pagamento anzi d’un maggiore riscatto, lo ripose in prigione e ve lo trattenne più strettamente. In ciò entrambi eccedettero: Renato per eccessivo rispetto delle imperanti regole cavalleresche e  la troppa sua buona fede, il Duca per la sleale scortesia e l’avidità.  Fu quindi necessario che Isabella, moglie di Renato,  venisse, come sua Vicaria, a prendere  possesso del Regno di Napoli, governato interinalmente dal Consiglio di Reggenza, a ciò deputato dal testamento di Giovanna,
Alla notizia della
morte di costei, pure Alfonso d’Aragona  si affrettò a venirvi da Messina per continuare la guerra contro gli Angioini, anche perché correva voce che quel testamento non era stato frutto della libera volontà di Giovanna,  Assediò egli Gaeta e nelle acque di Ponza venne a battaglia coi Genovesi, sollecitati a resistergli dal Duca di Milano. Alfonso  fu sconfitto e talmente disfatta fu la sua flotta, che egli  fu fatto prigioniero insieme al Re di Navarra, al Principe di Taranto, all Duca di Sessa e a molti Baroni e Cavalieri. Furono tutti condotti a Milano.  A stento con la sua nave si salvò Don Pietro d’Aragona, fratello di Alfonso. La magnanimità del Duca di Milano, persona  ben diversa dall’avido Duca borgognone, fu veramente grande. Affrancò e liberò Alfonso e tutti i prigionieri e conchiuse anzi una Lega con Alfonso contro gli Angioini, da lui dianzi difesi.  Fu indotto a cambiare determinazione perché era interesse  del Ducato di Milano vedere in italia gli Aragonesi piuttosto che i Francesi, in quanto era probabile che, occupatosi il Regno di Napoli da Renato, il Re di Francia sarebbe stato spinto, a sua volta, alla conquista del  Ducato. Milano e Napoli in mano ai Francesi, essi sarebbero in breve divenuti i padroni d’Italia.
Giunse Isabella a  Gaeta nello stesso anno 1435, quindi venne a Napoli, ove fu ricevuta con grande giubilo e le fu reso omaggio da tutti i Baroni del Regno. Assumendo il governo del Regno im nome del marito impeditone, si acquistò la benevolenza di tutti. Ma la fortuna volgeva in favore di Alfonso. Gaeta fu presa, inopinatamente, da Don Pietro, perché alcuni  cittadini  glie la consegnarono, poiché, a causa della peste che la affliggeva, il Governatore era morto e i Gaetani più facoltosi erano fuggiti dalla città. Isabella chiese soccorso al Pontefice Eugenio Pp. IV Condolmer e l’ottenne. Questi gli mandò 6.ooo tra cavalieri e fanti. I Genovesi fecero lo stesso movendosi
contro Alfonso e il Duca di Milano suo alleato.
Renato fu alla fine liberato dalla prigionia, nel 1438, e venne a Napoli. Accoltovi con indicibile favore,   dopo aver partecipato alle consuete cerimonie, andò col Caldora  negli Abruzzi e mosse contro Sulmona e la ridusse all’obbedienza, Alfonso venne ad accamparsi sotto le mura di Napoli con 15.ooo uomini. La città, coll’aiuto dei Genovesi, si difese validamente e in un’azione trovò la morte Don Pietro. Renato  subito accorse e nel 1439 gli riuscì d’avere la resa di Castel nuovo, da 11 anni tenuto da Alfonso. Ma questi era già in possesso  delle Puglie e di altri due quarti  del Regno. Conquistò Alfonso poco dopo Salerno, che diede al Conte Orsini di Nola. Lo stesso fu di Acerra e Aversa, che, inalberandone la bandiera,  si arresero ad Alfonso nel 1441.
Le forze di Renato si indebolivano di giorno in giorno. Il figlio del Caldora, che dopo la morte del genitore sveva preso il comando, passò con
tutte le sue milizie al servizio di Alfonso, per vendicarsi di Renato, il quale lo aveva fatto imprigionare (del che si ignora la motivazione); dalla prigione egli era stato liberato dai suoi soldati per tal fatto in rivolta. Nello stesso tempo, la flotta di Alfonso catturò una nave che dalla Francia portava a Renato 80.ooo fiorini.  La perdita  di tanto denaro fu causa d’ un suo maggiore indebolimento e del rinforzarsi del suo avversario. Quindi Alfonso decise di dare l’assalto decisivo alla capitale, che teneva sotto strettissimo blocco navale, al punto  che nessun genere di vettovaglia, nemmeno un filo d’erba, vi poteva entrare via mare.
Un capomastro muratore, di nome Aniello Ferraro, mosso a disperazione per la fame imtollerabile di cui la popolazione soffriva, si presentò ad Alfonso e gli palesò un segreto, onde poteva conquistare la città, senza alcun rischio per i suoi, facendolo entrare in essa attraverso un acquedotto  sotterraneo, e si offrì a
guidarli. Piacque ad Alfonso tale progetto e, promessogli un lauto guiderdone, si concertò con lui sui modi di attuarlo, seguendo l’esempio del generale bizantino Belisario, il quale, nove secoli  prima, aveva nello stesso modo conquistato la città.
Scelse Alfonso 200 dei suoi migliori soldati, che, al comando di Diomede Carafa e di Matteo di Gennaro e guidati da Mastro Aniello, alle 24 del 2 gennaio 1442 scesero in un pozzo presso Casa Nova.  Dal fondo di questo passarono in uno spazioso acquedotto, il quale, dopo lungo camino – e alcuni andirivieni -  sfociava in un altro pozzo, della abitazione di tal Mario Zitello, sarto, dentro la città, nei pressi di S. Sofia. Colà giunti, incominciarono dal pozzo a risalire nell’interno della casa. Al rumore la famiglia Zitello si destò; la madre e la figlia del sarto, che vedevano salire dal pozzo brutti ceffi. tremanti di spavento urlarono da spiritati. La prima pensò a dei ladri, la seconda a dei fantasmi notturni. Il sarto
si fece coraggio e stava per gridare aiuto. A tutti loro fu imposto il silenzio, con minaccia di morte se avessero continuato a sbraitare. Tutti i soldati riuscirono così a salire, mentre quella povera famiglia restava immota e terrorizzata.  Gli armati, usciti guardinghi dalla porta di casa Zitello, si riordinarono subito e investirono dalla parte interna le Porte Capuana e Nolana. Ne uccisero le guardie e le spalancarono.montarono sulle mura e diedero il segnale della riuscita del loro avventuroso cammino ad Alfonso, In attesa nella spianata di Poggio Reale. Il grosso delle truppe raggiunse subito i camerati occupanti le porte e così l’intero esercito aragonese potè entrare in città e spargersi dappertutto. Si diffusero in Napoli la sorpresa, la confusione e il terrore. Si incontrò in alcuni quartieri da parte di pattuglie francesi, resistena, ma essa fu subito  sanguinosamente domate. Al mattino, dopo altri duri vittoriosi scontri con le truppe nemiche, i soldati aragonesi cominciarono a dare il sacco alle case. Ma Alfonso,  cavalcando rapidamente dovunque, fece cessare il saccheggio e anzi restituire ai depredati tutto ciò che era stato loro rubato.
Renato, più confuso che sbigottito, non sapendo più ove accorrere, con la spada in mano si fece strada  per Castel Nuovo, donde, imbarcatosi su un naviglio genovese, sempre guardando Napoli Tcon rimpianto e maledicendo la sua sfortuna, giunse a Porto Pisano. SI recò quindi a a Firenze, dove incontrò il Pontefice, che gli diede ugualmente l’investitura del Regno, lo confortò e gli promise la formazione di una nuova Lega che gli avrebbe fatto ricuperare il Regno. Tuttavia Renato, non vedendo altro che parole, fece ritorno in Francia. Ebbe così inizio la dominazione aragonese.

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Re di Napoli da Ruggiero I, fondatore della monarchia a Renato d’ Angiò

(1129-1442)

 

N O R M AN N I

 

Ruggiero I

Guglielmo I il Malo

Guglielmo II il Buono

Tancredi

Gugliemo III

 

SVEVI

 

Enrico IV Imperatore

Federico II Imperatore

align=right>Corrado Imperatore

Manfredi

(Corradino)

 

ANGIOINI

 

Carlo I

Carlo II

Roberto

style="FONT-FAMILY: ’Arial’,’sans-serif’; FONT-SIZE: 14pt">Giovanna I

 

DURAZZESCHI

 

Carlo III

Ladislao

Giovanna II

 

ANGIOINI

 

Renato

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2011-10-18