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L U C Y , D I N K I NE S H ! |
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di Emilio B E N V E N U T O
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La Great Rift Valley è – a mio avviso – il più imponente dei fenomeni terrestri: un mare in formazione è la maggiore dimostrazione della fondatezza della teoria formulata nel 1915 dal tedesco Alfred Lothar Wegener sulla deriva dei continenti. L’inizio dei movimenti tellurici che portarono alla formazione della Great Rift Valley, la valle della grande crepa, risale a 40 milioni di anni fa, all’Oligocene:questa attività tettonica ha causato il progressivo allontanamento, tuttora in corso, della zolla continentale africana da quella asiatica, Relativamente giovani sono infatti le rocce che si trovano all’interno della Great Rift Valley rispetto a quelle dell’altopiano etiopico: 3 milioni di anni fa le faglie secondarie aperte sul fondo della valle contro i 3 miliardi di anni del predetto altopiano. Il paesaggio è altamente suggestivo: le pareti che delimitano la fossa tettonica formano a Bati profondi precipizi, mentre il salto di altre, più dolce, è meno netto e inciso. Numerosi vulcani, alcuni da gran tempo estinti, altri ancora attivi, costellano per tutta la sua lunghezza il tormentato perimetro della fossa. La parte dell’Africa Orientale chiamata dai geologi “subzolla est- africana è delimitata a est dal Canale di Mozambico e dall’Oceano Indiano e a ovest dalla stessa Great Rift Valley, che in qualche milione di anni diventerà un nuovo mare, isolando completamente il Corno d’Africa dal resto del continente africano. Tutta una serie di vulcani sono concentrati nella parte centrale della Great Rift Valley, dal più antico, il Bishoftu. ai più recenti Zouqala, Dofane, Dabita, Gauba e Fantale, siti in fosse lacustri, o come l’Abida e l’Ayelu, la cui ultima eruzione avvenne nel 1928. Lo spettacolare Erta Ale è uno dei tre soli vulcani al mondo al cui interno si trova un lago di lava in fusione, dal diametro di m. 80, ove la temperatura oscilla tra i 1.100 e i 1.200 ° C. Alto m. 600 nell’aspra e calda depressione della Dancalia ha, come tutti gli altri della zona, un cratere a forma ciilindrica con l’asse maggiore orientato in direzione della frattura continentale. Lungo la serie di fratture apertesi sul fondo della Great Rift Valley si formarono anticamente laghi, ridisegnati dagli eventi naturali, le cui metamorfosi lasciarono scoperte antiche terrazze lacustri, sia salate che altrimenti alcaline: le prime ospitano numerose colonie di agrette, aquile pescatrici, cormorani, marabù, pellicani e tantali, le seconde migliaia di fenicotteri. L’ altitudine varia dai m. 120 sotto il livello del mare della piana di sale di Dallol, all’estremità dettentrionale della depressione dancala, ai m. 1,300 sul livello del mare del Parco Nazionale Awash: un balzo di ben 1.420 metri! La Dancalia è la quarta depressione al mondo e viene subito dopo il Lago Assal (m. 153 sotto il livello del mare), che si trova nella confinante Repubblica di Gibuti. Il suo aspetto apocalittico è dovuto all’intensa attività geologica ancora in atto: gas, vapore acqueo e gialli sali minerali vi creano concrezioni solforose con sfumature d’un verde intenso. Ampia quasi kmq. 150, questa depressione, chiusa a est dai Monti Dancali e a ovest dall’altopiano etiopico è uno dei paesi più inospitali del mondo, con una temperatura media di 40 ° C. Quella del suolo roccioso puo superare (incredibile!) i 150 ° C. La parte terminale della Dancalia appartiene all’Eritrea e a Gibuti, il resto della regione all’Etiopia. L’intero territorio dancalo ha forma triangolare e come base il Mar Rosso; al vertice v’è il fiumr Awash, nel Parco omonimo. Questa parte della Dancalia, che si estende per circa 400 chilometri tra Assaita a nord e Awash a sud, comprende lussureggianti savane, in parte arbustive, che si formarono con la scomparsa di antichi laghi, ed è territorio protetto. Nel tratto a sud di Addis Abeba, la Great Rift Valley offre un’ampia varietà di paesaggi dalle uniche caratteristiche geologiche. Tutti i laghi sono caratterizzati da uno stesso fenomeno: l’acqua mai si rimescola, onde più si scende in profondità meno è ossigenata, La fauna e la flora si concentrano quindi nei soli primi 60 metri circa. A sud della Great Rift Valley ha inizio il deserto meridionale, attraversato da rare difficili piste. Esso offre un incontaminato scenario naturalistico ed etnografico. I suoi abitanti , di etnie diverse, seguono stili ancestrali di vita, ancora legati ai ritmi delle stagioni e del nomadismo. Il più importante fiume che scorre nel Rift nasce sull’altopiano centrale, la zona più piovosa dell’intero territorio, a quots m. 2.895, dal Monte Amara. Con il nome di Gibe scorre fino in prossimità della picola città di Abelli, dove si unisce allo Zirzir Gibe, dando vita al grande Omo: esso scorre impetuoso attraverso una serie di strette gole, poi rallenta nella bassa pianura fino al Lago Turkana, in cui si immette con un impenetrabile delta dal fondo melmoso ricoperto da fitti papiri. Mi interessano, motivo anzi del viaggio, gli insediamenti preistorici scoperti sia in Etiopia che in Kenia, che hanno permesso alla paleontologia di scrivere un bel pezzo – e forse il più interessante – della storia dell’evoluzione umana. Nel sito di Hadar, nel deserto della Dancalia, a circa 550 chilometri a nord- est di Addia Abeba, fu evidenziata la presenza di depositi fossliferi di 3 milioni e mezzo di anni fa. Fu qui che, il 30 novembre 1974, venne ritrovato da un’équipe guidata dal paleontologo statunitense Donald johanson il più anticoscheletro umano. DI sesso femminile, venne chiamato Lucy, avendo gli scopritori tratta ispirazione dalla canzone dei Beatles “Lucy in the sky with diamonds”, che nell’acampamento, al momento della ricomposizione dello scheletro veniva suonata da un registratore. Gli Etiopi hanno preferito chiamarla Dinkinesh (You are a marvel! = Sei meravigliosa!). Nel 1979 Johanson diede a questo fossile di ominide, la cui scoperta divenne subito popolare, il nome di Austrolopithecus Afarensis, in onore del popolo afar, che nomadizza nella zona del ritrovamento. Ad Addis Abeba avevo già visitato l’interessante Museo Nazionale, divenuto ancor più famoso da quando ospita una copia dei resti fossili di Dinkinesh. Nel 1992, nelle vicinanze di Hadar sono stati rinvenuti, inoltre, i frammenti ossei di 18 ominidi della specie Ardipithecus ramidus:. forse i nostri primi progenitori a camminare già in posizione eretta. Un interessante sito alto paleolitico si trova lungo il fiume Awash, dove, dal 1965 al 2003 i francesi Arlette Berthelet e Jean Chavaillon e gli italiani Grazia Maria Bulgarelli e Marcello Piperno hanno riportato alla luce e illustrato una zona nella quale vivevano due milioni di anni fa i nostri antenati. Non sono i soli, però. Nel sud dell’Etiopia , nella regione del fiume Omo, sono state rinvenute, in una sequenza paleontologica che ha destato il mio interesse, testimonianze utlli alla ricostruzione della vita, nel periodo compreso tra il Pliocene e il Pleistocene, di esseri umani, i cui resti sono databili a 3 milioni di anni fa: dall’ l’Austrolopithecus robustus e quello gracilis all’Homo. I razzisi di ieri e di oggi sono smentiti non più da opposte teorie, ma dai fatti: l’Africa e non l’Eurasia è la culla dell’umanità.
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2011-10-14
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