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SALVIAMO L’ITALIA, L’IMPEGNO DEI PROMOTORI DEL “MANIFESTO A SINISTRA” |
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di Antonio Filippetti
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SALVIAMO L’ITALIA, L’IMPEGNO DEI PROMOTORI DEL “MANIFESTO A SINISTRA” Pubblichiamo le prime conclusioni dell’assemblea pubblica tenuta a Palazzo Serra di Cassano di Napoli lo scorso 20 settembre L’assemblea convocata il giorno 20 settembre del 2011 a palazzo Serra di Cassano dagli estensori del “manifesto a sinistra”, in considerazione dell’alta partecipazione registrata e dell’impossibilità per quei partecipanti che, pur volendo esprimere le proprie idee, non hanno trovato spazio per il proprio intervento, decide prioritariamente di convocare a breve scadenza una seconda manifestazione pubblica per consolidare ulteriormente la propria proposta, a livello locale e nazionale, e per affrontare alcune tematiche particolarmente urgenti, che nel Mezzogiorno d’Italia rivelano situazioni di estrema gravità. L’assemblea ribadisce i contenuti del “manifesto” e dell’appello “salviamo l’Italia”, purtroppo non adeguatamente diffusi nonostante le numerose adesioni ricevute, sui quali non si è conseguentemente sviluppato il dibattito auspicabile, ma che già allo stato richiedono aggiornamenti necessari, coerenti con i veloci cambiamenti che coinvolgono milioni di persone, al Nord e al Sud. Quelle persone, uomini donne giovani anziani, lavoratori occupati ed espulsi dalla produzione, lavoratori in CIG o impegnati in lavoro nero e sottopagato, produttori che espongono i propri beni per assicurare sviluppo e benessere, richiedono politiche corrispondenti al carattere drammatico con cui si presenta la crisi, che richiede coerenti comportamenti e scelte fortemente legate alla realtà che vive il nostro Paese, che non si risolve con manovre politiche incoerenti e inadeguate, ma comporta azioni ben più impegnative e coinvolgenti l’intera struttura della nazione Italia. La crisi infatti non è solo economica, perché insieme a quest’ultima il Paese soffre di una crisi che coinvolge interi comparti sociali, la sua cultura, le sue istituzioni, la politica e i partiti che dovrebbero esserne i fondamenti. E’ convinzione diffusa infatti che la speculazione internazionale dei mercati finanziari si manifesta in Italia con particolare vigore perché agisce in un contesto in cui esiste certamente una crisi economica fatta di forti contraddizioni e squilibri di altissima gravità, ma si relaziona anche alla denunciata incapacità del governo a predisporre misure adeguate e soprattutto a dare a quelle misure la credibilità che ci viene richiesta a livello europeo. Non ha futuro un paese nel quale si sono create profonde divisioni tra regioni e regioni, territori e territori, in cui è evidente l’assenza totale di un governo credibile e affidabile, crescente la crisi dei fondamentali presidi democratici e istituzionali e palese l’inadeguatezza delle stesse forze di opposizione, che non riescono a dare al Paese il senso e i contenuti di un nuovo orizzonte e quindi del definitivo superamento di situazioni devastanti. La situazione italiana oggi è sintetizzata in tre fatti, che ne racchiudono l’essenza: il declassamento dell’Italia da parte della società Standard e Poor’s; la decisione di un ministro della Repubblica di dar vita a un referendum per la creazione della cosiddetta Padania, provocando un’ulteriore spinta verso il baratro; l’attribuzione da parte del presidente del Consiglio della crisi e dei giudizi che ne derivano ai mass media, che rappresenta una vera e propria autodenuncia dell’irresponsabilità e della colpevole indifferenza del capo del governo ai reali problemi degli italiani, avviliti da difficoltà che stanno letteralmente divorando salari e stipendi. Questa situazione ha ispirato gli estensori del “manifesto a sinistra” a prendere posizione ed a rivolgersi alla sinistra con un appello che parte dal presupposto che oggi l’Italia può riprendere il suo cammino di progresso e rinascita e che a tale cammino è indispensabile l’apporto delle sinistre, che debbono assumere in sé la responsabilità e il peso di affrontare la crisi con un atteggiamento del tutto nuovo e originale, partendo innanzi tutto dal compiere ogni sforzo per superare le divisioni che ancora la caratterizzano: divisione tra i partiti, divisione nei partiti, che danno vita a tatticismi e personalismi immotivati e inaccettabili, una vera e propria girata di spalle alla gravità dei problemi. I firmatari del “manifesto” credono dunque che sia “urgente e necessario non perdere l’occasione per costruire, tutti insieme, un nuovo orizzonte politico della sinistra, nel quale i partiti e i movimenti possano ritrovarsi, prospettare un nuovo modello di sviluppo e di relazioni sociali per costruire assieme un’alternativa nella coscienza collettiva e nella composizione dei governi. Per troppi anni una parte della sinistra ha confuso il riformismo con il moderatismo e la radicalità con obsolete posizioni ideologiche consumatesi in un passato ormai lontano. Occorre trovare un nuovo linguaggio e nuovo stile politico al riformismo, che si faccia carico della radicalità della crisi sociale, delle nuove tendenze e dei nuovi bisogni”. Questa è la scommessa che abbiamo lanciato, consapevoli che la complessa cultura del nostro Paese comporta la necessità del confronto tra forze laiche e cattoliche, tra progressisti e moderati, ma nella salda consapevolezza che a nessuno si può e si deve chiedere di rinunciare ai propri principi. L’incontro tra forze laiche e cattoliche spesso è stato confuso con il compromesso tra ex comunisti, ex socialisti ed ex democristiani, dando vita a pasticci culturali prima che politici, in cui ciascuno ha messo nel piatto gli atteggiamenti di sempre, condannati dalla storia, che non hanno niente a che fare con l’incontro tra umanesimo marxista (come di diceva un tempo) e umanesimo cristiano. Così pure l’incontro tra forze progressiste e forze moderate è diventato spesso il luogo di odiose forme di consociativismo, in cui hanno prevalso interessi particolaristici, spesso spartitori, piuttosto che il bene della collettività. Noi chiediamo alla sinistra di fare la sinistra, con intelligenza e con piena adesione ai problemi del Paese e agli oneri che competono a una forza che intende stare nel presente e nel mondo, cogliendone tutte le contraddizioni e impegnandosi per risolverle, rispondendo con partecipazione e senso di giustizia alle aspettative di milioni di individui che vivono ai margini della cosiddetta civiltà e che ancora muoiono per fame o per desertificazione. Fare la sinistra significa aderire a principi fondanti per la vita e il rispetto delle persone, e stare a piè fermo su quei principi, che debbono rappresentare la base per l’esercizio e lo sviluppo della democrazia, per il rispetto dei diritti, per una concezione che ponga al suo centro l’essere umano, il rispetto di sé e il rispetto del contesto in cui è nato e in cui ha diritto a vivere dignitosamente. Naturalmente, quando parliamo di sinistra non ci rivolgiamo ai soli partiti che la compongono, ma a tutta una pluralità di soggetti che ne fanno parte, rifiutando dunque artificiose differenze o separazione tra chi sta dentro i partiti e chi invece é impegnato direttamente nella società. Gerarchizzazioni del genere nascono solo da un’idea burocratica della politica e delle sue organizzazioni. Prepariamo nuovi incontri, dunque, lavorando tuttavia già da adesso su alcune tematiche fondamentali, ispirate alla crescita economica, sociale, politica e democratica. Intendiamo in questo senso dare subito vita alle “assemblee deliberative”, evocate nel dibattito, per comporre occasioni in cui stiano insieme cittadini, esperti ed eletti per indicare priorità e soluzioni ad esse, dando a quelle soluzioni il carattere vincolante che può essere riconosciuto solo a contesti non portatori di interessi particolaristici, ma volti al bene comune. Le “assemblee deliberative” saranno chiamate ad esprimersi su temi che riguardino la realtà locale e quella nazionale, cominciando a fissare le regole con cui quei temi saranno affrontati, ma intervenendo anche sulle regole che coinvolgono le istituzioni e le condizioni che presiedono alla formazione di leggi che interessano tutta la comunità: dalle modalità di svolgimento delle “primarie”, che in nessun caso possono cancellare la responsabilità della politica e degli organismi dirigenti dei partiti alla riforma del sistema elettorale; dal Mezzogiorno e dalla necessità di ricomporre l’unità compromessa dell’Italia alla politica delle infrastrutture e delle priorità; dalla creazione di nuovi spazi di partecipazione democratica all’esercizio dei diritti elementari (casa, scuola, sanità, mobilità); dal riconoscimento degli spazi di sopravvivenza al riconoscimento del diritto al bello e alla sua conservazione. A presto, dunque, per far crescere le nostre idee e coltivare la presunzione di aver collaborato a migliorare il mondo, la politica, la società, la sinistra.
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2011-09-30
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