articolo 1573

 

 
 
DA CORDOBA A TOLOSA :memorie sefardite in terra di Spagna
 







di Emilio B E N V E N U T O




Cordoba, una volta potente metropoli moresca, di cui testimonia ancora tutta la città vecchia, intorno alla Mezquita, conserva una dignità particolare, che invita alla meditazione. Si presenta riservata, seria, chiusa, introversa, molto araba appunto, in cui la vita non pulsa tra le file di case bianche, ma si accentra dietro i muri dei cortili, simili a oasi paradisiache.  Questi   patios, senz’altro i più belli della Spagna, sono spesso separati dal mondo esterno da cancelli di ferro battuto, lavorati con arte. Tra le fontane e le colonne di marmo cresce una vegetazione quasi tropicale, con palme da dattero, alberi della gomma, banani, aranci e limoni. I  fiori spuntano dalla terra, da anfore, da ciotole, da vasi, da fioriere e da barattoli di latta colorati, s’avvinghiano attorno alle colonne, s’arrampicano sulle pareti e pendono in cascate dalle finestre.

          Spesso si ha l’impressione che Mori ed Ebrei mai abbiano veramente lasciato questa città, come se Cordoba sonnecchiasse oggi in un misto di rassegnazione malinconica ed eterna superiore saggezza, nell’incantesimo della grandezza passata, come se il tempo si fosse fermato. Poeti, musicisti, filosofi, astronomi, matematici, agronomi e medici la resero famosa. Il clima di tolleranza religiosa contribuì a un arricchimento reciproco delle pur diverse culture islamica, ebrea e cristiana.  Solo Costantinopoli poteva misurarsi con questa città per ricchezza e splendore.

style="FONT-FAMILY: ’Arial’,’sans-serif’; FONT-SIZE: 16pt">  Con lo sgretolamento del Califfato nel sec. XI Cordoba perse la sua importanza politica, ma la sua cultura continuò a generare grandi personalità, come il grande medico e filosofo Mosé Maimonide (1135-1204). Tra il X e il XIII secolo s’ebbe a Cordoba un pre-Rinascimento che, contrariamente al Rinascimento europeo di quattro secoli dopo, s’ispirò a un pensiero religioso globale, a un’unità indissolubile tra uomo, natura e cosmo. La medicina si concentrò sull’interazione tra corpo e anima, tra alimentazione e stile di vita, pe rimanere in salute, in agronomia l’ecologia fu un comandamento religioso, l’architettura raggiunse con l’armonia tra luce, ritmo e geometria la maggiore espressione d’unità fra Dio e l’uomo.

          Oggi, con l’entrata  nel vecchio quartiere ebraico, inizia un altro mondo. Si lascia alle spalle il rumore del traffico e ci si sente portati indietro nel Medio Evo.

style="mso-bidi-font-style: normal">  Poco prima della Puerta de Almodovar, parte la Calle de los Judios, in cui si trova, quasi invisibile dall’esterno, la Sinagoga. Essa fu costruita nel 1215, cioè già durante il dominio cristiano, ed è l’unica Sinagoga, insieme a quella di Toledo, rimasta intatta nella sua struttura originaria, ivi compreso il matroneo. Sulle pareti interne sono stati riprodotti i ricchi ornamenti di stucco dello stile mudéjar. Gli Ebrei vissero in Andalusia tutti i cambiamenti della storia: perseguitati ferocemente dai Visigoti, vissero un periodo d’oro sotto il Califfato. Davanti ai fanatici Almoadi molti di loro fuggirono nei Regni cristiani del Nord per ritornare dopo la Reconquista. Il sec. XIII  portò loro un nuovo splendore; però presto ricominciarono le tensioni, che finirono con periodici pogrom. Quello del 1391, conclusosi con un massacro, che causò 2.ooo vittime tra i soli Ebrei di Cordoba, segnò la loro rovina definitiva. Nel 1492, poche settimane dopo  la conquista di Granada furono messi davanti alla fatale alternativa: convertirsi al Cristianesimo o abbandonare il Paese.  Chi si convertì solo formalmente divenne più tardi vittima dell’Inquisizione. Nello stesso tempo, i rappresentanti principali del Siglio de Oro della cultura spagnola furono proprio i discendenti degli Ebrei.

          Nella piccola Plaza de Tiberiades si trova il monumento in bronzo di Mosé Maimonide, lo studioso ebreo universalista, che dedicò la sua vita alla ricerca d’un collegamento tra fede e ragione e che influenzò notevolmente S. Tommaso d’Aquino (1235-74), Baruch de Spinoza (1632-77) e Goffredo Gugliemo Leibniz (1646-77). Esiliato dagli Almoadi, finì i suoi giorni al Cairo, medico personale del Sultano Saladino. I  suoi scritti di medicina lo fecero pioniere della psicosomatica e della medicina preventiva. Cni tocca il piede della sua statua con la mano diventerà un genio a lui pari, afferma una credenza popolare.

  Non minore interesse destano le memorie ebraiche di Toledo, l’antica capitale spagnola, in Castiglia. Vi rimangono solo due delle 10  Sinagoghe un tempo esistenti: Santa Maria de la Blanca, con  i suoi bellissimi capitelli di influenza bizantina, e la Sinagoga del Transito, all’interno della quale si trova il Museo Sefardì. Esso fu creato nel 1964 e installato nella Sinagoga, proprio perché parve che non esistesse luogo più venerabile di questo, idoneo a confermare e dimostrare i legami che per secoli hanno vincolato i Sefarditi alla Spagna  e a raccogliere le testimonianze  della cultura ebraico-spagnola.

style="mso-bidi-font-weight: normal">          Dalla sua creazione e fino al 1985 era aperto un piccolo Museo in un edificio annesso alla Sinagoga, antica sede di un Archivio degli Ordini di Alcantara e di Calatrava.

          Dal 1985 al 1994, il Ministero della Cultura mise in attuazione un progetto di restauro globale dell’edificio, anche per adattarlo alle odierne necessità museologiche. La nuova sistemazione del Museo  intende dare, infatti, una visione, la più completa possibile, della storia del popolo ebraico in Spagna, dal suo arrivo in  epoca romana fino alla sua espulsione da parte dei Re Cattolici, facendo speciale riferimento all’epoca medioevale, Edad de Oro della cultura ispano-ebraica.

          Con l’espulsione degli Ebrei nel 1492 e i posteriori loro insediamenti in diverse altre zone del Mediterraneo, d’Europa e d’America, si produsse un prolungamento della cultura e delle costumanze da essi acquisite in Spagna, fusesi con quelle dei diversi popoli dei quali è fatto nome in questo Museo.

          Il Museo Sefardita di Toledo ha come obiettivo la conservazione del legato della cultura ispano-ebraica, o sefardita (Sefarad in ebraico significa appunto Spagna), perché  la ritiene  parte essenziale del patrimonio storico spagnolo.

          La Sinagoga di Samuel haLevi, oggi conosciuta come Sinagoga del Transito, situata nel quartiere ebraico, a occidente della città, deve il suo nome a questo importante personaggio, chr occupò alla corte del Re Pietro I di Castiglia diversi uffici come diplomatico e tesoriere reale. Fu fatta erigere negi anni  1356-57.

         Ha pianta rettangolare, tetto a quattro versanti e pareti in muratura e mattoni con archi ogivali nella parte superiore. La sua facciata principale è stata molto alterata dai  restauri posteriori, però fortunatamente conosciamo il suo aspetto originale grazie a un disegno del sec. XVIII del Palomares.

          Il grande oratorio è coperto da un’armatura di catene appaiate con tiranti doppi e soffitto realizzato in legno di conifere, che costituisce uno degli esempi più sorprendenti  per la sua policromia e la tecnica d’esecuzione della carpienteristica del Medio Evo spagnolo.

          Risalta la decorazione  in gesso lungo tutte le pareti con  motivi di nastri epigrafici  (in ebraico e arabo) e geometrico-vegetali e araldici, il cui svolgimento raggiunge nella parete orientale il suo maggiore splendore, per essere questo il luogo nel quale s’incontra l’hekal, in cui si custodivano i rotoli della Legge.

          Il matroneo, con entrata indipendente, corre lungo quasi tutta la parete meridionale; conta cinque grandi verande che danno sull’interno della Sinagoga e conserva fregi in gesso con iscrizioni ebraiche sulla parte alta del muro, come nel resto del tempio.

          Nel 1492 i Re Cattolici donarono questo edificio all’Ordine di Calatrava, convertendo l’antica Sinagoga in Chiesa cristiana e luogo di sepoltura per alcuni Cavalieri.

          Per introdurre il quadro stotico-culturale nel quale si realizzò il popolo ebraico, il Museo SEfardita di Toledo ha selezionato, nella Sala I, una serie di pezzi architettonici, donati dall’israel Antiquities Authority per un approccio alle origini del popolo ebraico e al loro contesto  storico-geografico nel Vicino Oriente, dove, secondo le Sacre Scritture, ebbero origine le tradizioni che sfociarono nella cultura sefardita.

          Inoltre, espone nella medesima sala una collezione d’oggetti d’arte, soprattutto cultuali, testimonianze della tradizione ebraica e d’una ricchissima iconografia, carichi di valore simbolico e utilizzati nelle festività e cerimonie religiose, che sono la dimostrazione di ciò che ha significato il Giudaismo come modello si vita nel corso della storia.

          Le testimonianze della cultura materiale dovuta alla presenza ebraica in Spagna dal suo arrivo in epoca alto-imperiale eal suo sviluppo in epoca tardo-romana  e visigota, unitamente ai resti conservatici dell’epoca medioevale, tanto di Al lAndalus quanto dei Regni cristiani, sono  esposte nelle Salas ii-iiiI.

          All’esterno, nel Patio Nord, è ststa ricreata un’area funeraria in cui sono raccolte lapidi sepolcrali con epigrafi ebraiche provenienti da diversi cimiteri delle comunità israelitiche della Spagna.

style="mso-bidi-font-weight: normal">         Ancora, nel Patio Este, sono stati compiuti scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di un edificio formato da vani provvisti di pozzi e condotte idriche, anteriore alla costruzione della Sinagoga, probabilmente al servizio di alcuni bagni pubblici dell’antica Giudecca di Toledo.

         Il toponimo   Sefarad appare nella Bibbia in Abd.20:

 

Gli esuli del nord d’Israele

riconquisteranno ProductID="la Fenicia" w:st="on">la Fenicia fino a  Sarepta.

Quelli di Gerusalemme

che sono esuli in Sefarad

occuperanno le città del Negheb.

 

          Qual che sia il suo significato in questo testo biblico, nel linguaggio ebraico del Medio Evo e successivamente nelle altre lingue di cultura esso è stato usato per designare la Spagna, o la penisola iberica in generale, o la Spagna ebraica in particolare. Il gentilizio sefardì significa, in lingua spagnola, Ebreo originario della Spagna e designa propriamente i discendenti degli Ebrei di Sefarad dalla loro espulsione alla fine del Medio Evo a oggi (testimonianze nella Sala IV).

          Nell’antico matroneo sono state raccolte le testimonianze, non solo materiali, ma pure della produzione culturale delle differenti comunità sefardite sparsesi in tutto il mondo.

          Il Museo mostra inoltre una buona collezione di reperti riferentisi soprattutto al ciclo vitale e festivo delle comunità sefardite del Mediterraneo nella Sala V.

          Il Re Don Juan Carlos I di Spagna, durante una celebrazione nella Sinagoga di Madrid. Il 31 marzo 1992, in ricordo del V Centenario della espulsione degli Ebrei dalla Spagna, pronunciò nel suo discorso le seguenti parole:

 

Se farad non è già un nostalgico ricordo, ma un luogo . . . Un vero luogo di incontro per le generazioni future . . . Pace per tutti. Shalom.

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2011-09-21