articolo 1572

 

 
 
PERCHE’ SIA RICORDO E AMMONIMENTO.
SETTEMBRE 1943: RESISTENZA E RIVOLTA ANTITEDESCA
A TORREMAGGIORE.
 







di Emilio B E N V E N U T O




A 50 mesi all’inizio delle ostilità coNtro la Francia e la Gran Bretagna, a due mesi dallo sbarco  delle forze anglo-americane sul territorio italiano, il Regio Governo italiano comunicava di aver firmato l’armistizio con le Potenze nemiche.
In tale momento gli Alleati, superata la fascia costiera della Calabria meridionale, si spingevano contro i contrafforti dell’Aspromonte.
L’8 settembre 1943, alle ore 19,45, da Radio Roma il Capo del Governo, Mar. Pietro Badoglio, rivolgeva il seguente proclama alla Nazione: 
Il Governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto l’armistizio al Generale Eisenhower, Comandante in Capo delle Forze Alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le
forze anglo-americane dele cessare da parte delle forze italiane da ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.
Ecco il testo del telegramma inviato da Badoglio a Berlino, Bratislava, Bucarest, Budapest, Sofia, Tokio e Zagabria per comunicare la richiesta di armistizio:         
 Nell’assumere il Governo d’Italia al momento della crisi provocata dalla caduta del regime fascista, la nostra prima decisione e di conseguenza il primo appello chei io rivolsi al popolo italiano, fu di continuare la guerra per difendere il territorio italiano dall’imminente pericolo di un’invasione nemica. Non mi nascondevo la gravissima situazione nella quale si trovava l’Itali, le sue deboli possibilità di resistenza, gli immensi sacrifici ai quali essa doveva andare incontro, ma su questa considerazione prevalse il sentimento del dovere che ogni uomo di Stato responsabile ha verso il suo popolo, quello di
evitare cioè che il territorio nazionale diventi preda dello straniero.
 E  l’Italia ha continuato a combattere, ha continuato a subire distruttivi bombardamenti aerei, ha continuato ad affrontare sacrifici e dolori nella speranza di evitare che il nemico, già padrone della Sicilia, perdita delle più gravi e delle più profondamente sentite dal popolo italiano, potesse passare sul continente.
 Malgrado ogni nostro sforzo le nostre difese sono crollate, la marcia del nemico non ha potuto essere arrestata, l’invasione è in atto. L’Italia non ha più forze di resistenza. Le sue maggiori città, da Milano a Palermo, sono o distrutte o occupate dal nemico, le sue industrie sono paralizzate, la sua rete di comunicazioni così importante per la sua configurazione geografica è sconvolta, le sue risorse, anche per le gravissime restrizioni delle importazioni tedesche, sono completamente esaurite.
 Non esiste punto del territorio nazionale che non sia aperto
all’offesa nemica, senza un’adeguata capacità di difesa, come mostra il fatto che il nemico ha potuto sbarcare, come ha voluto, una ingente massa di forze che ogni giorno aumenta di potenza, travolgendo ogni resistenza e rovinando il Paese.
 In queste condizioni il Governo italiano non può assumersi più oltre la responsabilità di continuare la guerra che è già costata all’Italia, oltre alla perdita del suo impero coloniale e la distruzione delle sue città, l’annientamento delle sue industrie, della sua marina mercantile, della sua rete ferroviaria e infine l’invasione del proprio territorio.
 Non si può esigere da un popolo di continuare a combattere quando qualsiasi legittima speranza, non dico di vittoria, ma financo di difesa, sia esaurita.
 L’Italia, ad evitare la sua totale rovina è pertanto obbligata a rivolgere al nemico una richiesta di armistizio.
Truppe anglo-americane avanzavano sulla costa di Salerno agli ordini dei Generali Alexander e
Clark e dal porto di Taranto. Altre unità avanzavano lungo il litorale calabro. I Tedeschi battevano in ritirata. Il porto di Salerno era occupato dagli Alleati. La flotta italiana raggiungeva  Malta e Gibilterra.
Gli avvenimenti precipitavano. I Tedeschi, assumendo atteggiamento ostile, si disponevano a occupare la capitale, le città, i porti, le ferrovie, le industrie, le stazioni radio. All’alba del giorno 9, il Re, il Mar. Badoglio, comandanti militari e membri del Governo lasciavano Roma. A sera, Radio Londra trasmetteva il seguente messaggio del Col. Stevens:
 . . . Anche fuori d’Italia vi sono molti che comprendono il sollievo e la pena, la gioia e l’amarezza  che oggi si mescono nell’animo degli italiani, e partecipano a questi sentimenti. In Italia ci si rende conto che la Gran Bretagna sta per riportare con i suoi alleati la vittoria contro il nemico comune. In Gran Bretagna si assiste con profonda simpatia alla lotta vittoriosa degli italiani contro
il nemico interbo e si augura che dalle presenti difficoltà  possa veramente rinascere e consolidarsi un’Italia liberale, collaboratrice indispensabile delle nazioni europee.
 Tanto l’Italia quanto la Gran Bretagna hanno molte ferite da sanare, molte cicatrici da far scomparire, prima che torni a regnare fr i nostri due popoli l’atmosfera di serena e cordiale convivenza che caratterizzò i loro rapporti nel passato. Tanto per la Gran Bretagna quanto per l’Italia vi sono ancora gravi difficoltà da superare ed una lunga e dura via da percorrere. Ma ormai le nostre mete sono identiche – non siamo più nemici. Superiamo insieme queste difficoltà: questa lunga e dura via, percorriamola insieme . . .
Giunti intanto a Brindisi, il Re e il Mar. Badoglio riprendevano senza indugio la loro opera e rivolgevano i seguenti proclami agli Italiani:
 ITALIANI! Per il supremo bene della Patria che è stato sempre il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita e nell’intento di
evitare più gravi sofferenze e maggiori sacrifici ho autorizzato la richiesta di armistizio.
 Per la salvezza della Capitale e per poter finalmente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e colle altre autorità militari mi sono trasferito im altro punto del sacro e libero suolo nazionale.
 ITALIANI! Faccio sicuro affidamento su di voi per ogni evento come voi potere contare  sino all’estremo sacrificio sul vostro Re.
 Che Dio assista l’Italia in quest’ora grave della sua storia.
11 settembre 1943                                      VITTORIO EMANUELE
      
 ITALIANI! Nell’annunziarvi la sera dell’8 settembre la conclusione dell’armistizio io avevo precisato che le nostre forze armate non dovevano più compiere atti di
ostilità contro le truppe anglo-americane, ma dovevano essere pronte a reagire contro chiunque le attaccasse.
 Ora le forze armate tedesche, non appena noto l’armistizio, hanno violentemente occupato città e porti e svolto contro di noi azione aggressive, sia in terra, in mare, in cielo.
 ITALIANI! Il momento è molto grave e solo virili decisioni possono salvare l’Italia.
 Perciò ad ogni atto di imperio e di violenza si risponda di pari modo e con la massima energia.
 La mente e il cuore di tutti siano concordi e protesi verso il sacro compito di non lasciar soffocare il nostro Paese.
 11 settembre 1943.    Il Capo del Governo: BADOGLIO
A km. 7,6 da S. Severo,dove erano stati trasferiti il Presidio e il Distretto Militare di Foggia, semidistrutta da violentissime incursioni aeree anglo-americane, la  città di Torremaggiore, a m. 169 s.l.m., che contava allora 15.198 abitanti, aveva visto più che raddoppiarsi
la sua popolazione per il gran numero di sfollati da Foggia, caritatevolmente accolti e rifocillati dal clero locale e dalla generosissima popolazione.
Grosso centro agricolo, Torremaggiore era stata fiorente Abbazia benedettina nel Medio Evo e conservava scarsi ruderi d’un castello svevo e, presso l’uscia della strada per S. Paolo di Civitate, il Palazzo Ducale merlato, con quattro torri cilindriche, eretto da Paolo di Sangro alla fine del ‘500.
          Come questa nobilissima città dauna abbia accolto e reagito alla notizia dell’armistizio e alla prevedibile reazione hitleriana, così ne riferì il Geom. Antonio Martella, primo Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana e notissimo antifascista foggiano, al tempo Segretario del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) della Capitanata [v. Dall’Antifascismo alla Resistenza in Capitanata, Foggia, Leone, 1965, pp. 91-93]:
 I  tedeschi, per la già accennata
deficienza dei comandi italiani, erano i padroni della situazione. Essi facevano la spola tra Torremaggiore e Sansevero per la requisizione di armi e vettovagliamento. I  carabinieri e le guardie civiche vestivano in borghese ed avevano abbandonato le caserme. In paese però  si era formato un gruppo di giovani animosi che cercava tenersi unito nella speranza di potersi difendere ed agire al momento giusto. Ormai era subentrato nell’animo dei giovani la convinzione della difesa del paese. Tra essi spiccavano per ardimento: un fruttivendolo, che per il suo lavoro faceva la spola tra Sansevero e Torremaggiore, un carabiniere, un allievo ufficiale di complemento degli alpini, un marinaio sbandato, il tenente Benvenuto sfollato da Foggia, i quali erano aiutati dal Parroco della Chiesa di S. Nicola, Don Antonio Godipietro, e da un gruppo di giovani di ambo i sessi dell’Azione Cattolica.
 Il 12 settembre arrivò in paese verso le 17 un gruppo di sbandati, erano tutti
civili, alle ore 19 ne arriva un altro militare e tra questi ex prigionieri Jugoslavi ed ebrei. Fu necessario nasconderli e rifocillarli.
 Il 13 arrivarono altri fuggiaschi e tra questi vi erano parecchi che avevano potuto nascondere le armi.
 Intanto i tedeschi il 17 settembre si erano concentrati nella zona tra Sansevero e Torremaggiore . . .
 . . . il 18 si udirono forti scoppi nelle campagne e specie verso Foggia.
 Il 24 si udirono esplosioni nei dintorni,ed ebbe inizio, nelle ore notturne, il duello di artiglieria, nelle vicinanze del paese. Le detonazioni continuarono ad intervalli per tutto il 27 settembre, giorno in cui prese piede la voce che gli inglesi erano prossimi ad arrivare. La notizia infuse coraggio agli abitanti e si videro folti gruppi di cittadini con fazzoletti rossi al collo che iniziarono la caccia ai tedeschi, dato che i germanici tentavano di far retate di giovani.
 La mattina del 28 settembre comparve una
camionetta tedesca che si dirigeva verso la casa ove era nascosto un appuntato dei carabinieri, i tedeschi con i mitragliatori circondarono l’abitazione del carabiniere. Questi rispose al fuoco e non si arrese. La popolazione presa dall’entusiasmo del momento e consapevole del pericolo del giovane milite, solidarizzò con lui e aprì il fuoco contro i tedeschi, con le poche armi che era riuscita a conservare. La sparatoria durò parecchio. I  tedeschi furono sopraffatti, parte furono feriti e parte si diedero prigionieri. Poco dopo  arrivarono  gli inglesi che presero in consegna i feriti e i prigionieri.
 L’ufficiale dei Commandos britannici diede ordine ai vigili ed ai carabinieri di indossare le uniformi e di rientrare nelle rispettive caserme per riprendere il loro posto di servizio.
Torremaggore s’era autoliberata e li Alleati la premiarono, eleggendola  sede dell’A.M.G.O.T.  della provincia di
Foggia.
                             



2011-09-21