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Napoli e Milano: destini uguali e diversi |
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di Antonio Filippetti
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Le città di Napoli e Milano sono divise da molte cose, in primis dal dislivello reddituale, dalla qualità della vita,e poi dall’efficienza della sanità pubblica, dalle opportunità di lavoro offerte in specie ai giovani e così via; volendo potremmo continuare a lungo nell’elenco delle disparità,visto che con ritmo pressoché quotidiano ci vengono proposte analisi e “tabelle” che distanziano per così dire le due metropoli, un drammatico divario che sarà destinato ad impennarsi ulteriormente alle luce di imminenti “rivoluzioni” come quella del federalismo fiscale che, a quanto pare, sarà voluto e gradito ai milanesi e contrastato e imposto ai napoletani. C’è tuttavia un dato che alla luce dei recenti risultati elettorali balza alla mente in maniera prepotente, come una forma di gemellaggio, in qualche misura imprevisto, ma che accomuna le sorti prossime venture delle due metropoli e che si richiama ad episodi storici e culturali di tutto rispetto. Come molti hanno auspicato e come poi è successo , le due città hanno per così dire svoltato in termini politici in maniera netta come dimostrano appunto chiaramente i risultati dei ballottaggi amministrativi del 29 e 30 maggio. A Milano è caduta dopo vent’anni l’egemonia berlusconiana (il governo della destra), a Napoli si è infranta la continuità di una certa sinistra che ha governato anch’essa per circa due decenni. E’ come se i cittadini avessero imposto un alt allo “status quo”, reclamando (e democraticamente imponendo) una decisa inversione di rotta. Ora a ben guardare le due metropoli sono state protagoniste comuni anche in passato di cambiamenti storici che hanno mutato il paese, si sono messe cioè alla testa di percorsi nuovi. Ad esempio, l’Illuminismo (da cui nasce la sensibilità moderna) fu episodio fondamentalmente milanese e napoletano: più pratico e concreto in Lombardia, più filosofico e “speculativo” all’ombra di Partenope. Ma non si può disconoscere che l’origine dei tempi nuovi si ebbe proprio in virtù dell’attività messa in moto dai movimenti sviluppatisi nelle due città. E se si volesse trovare poi qualche altro appiglio comune, diciamo azioni di rivolta all’esistente o di vera e propria liberazione, si ricorderà che Milano fu protagonista delle Cinque giornate contro il dominio austriaco nel 1848 e Napoli si riconobbe un secolo dopo nelle quattro giornate del ‘43 che diedero la stura alla rivolta contro il nazi-fascismo. Al di là di tutte le possibili differenziazioni, è forse utile riflettere su come le due città siano state storicamente all’avanguardia nel segnare ogni volta l’avvio del “nuovo corso”. Queste considerazioni prescindono, almeno in questo contesto, da altre valutazioni più segnatamente di parte o comunque d’impronta politica, ma tendono unicamente a far riflettere su come alla fine alcune somiglianze “storiche” sono probabilmente maggiori di altre diversità “contingenti”. Anche se ai fini concreti la svolta che le due città fanno segnare in questi giorni si delinea con caratteristiche sicuramente diverse, nel senso che i milanesi potrebbero seppellire per sempre il mito (e i guasti) di quella che fu la “Milano da bere” ed i napoletani cullare viceversa il sogno di vivere una “bella giornata”, vale a dire di svegliarsi finalmente una mattina e non trovare sotto casa i cumuli di spazzatura. |
2011-05-31
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