articolo 1505

 

 
 
“Era de maggio”: scenario fantapolitico del dopo-elezioni
 







di Antonio Filippetti




L’appuntamento elettorale si avvicina e, secondo copione, si allineano gli schieramenti, si affilano le armi, si delineano alleanze e complicità varie. E’ uno scenario già visto, tante, troppe volte per cui il primo  impulso sarebbe quello di chiudere qualsiasi finestra  su interlocuzioni, richieste, appelli e così via. Anche perché – pure questo è arcinoto – passata la fatidica data, le cose si metteranno in tutt’altro modo, ovvero prevarranno le piccole o grandi questioni personali nella totale indifferenza (ovvero strafottenza ) del rispetto  dei cittadini-elettori, e delle loro scelte. Lo spettacolo  offerto dai  consigli comunali uscenti con  intese e   schieramenti fatti e rifatti mille volte, con gruppi  (gruppi?) composti anche  da una sola persona, è una eloquente radiografia dello “stato dell’arte”.
Per  uscire dal solito teatrino e non stare a
ripetere il coro delle ovvietà quotidiane,  sarebbe per una volta più interessante  prefigurare  una soluzione diversa, al di là cioè della  routine, una sorta di scenario fantapolitico sicuramente irreale ma assai più suggestivo. Immaginiamo cioè che il pomeriggio del 16 maggio, quando per rito si aprono le urne e si contano i voti,  i vari funzionari preposti ai seggi si trovassero in una situazione di questo tipo, ovvero in  uno stallo totale, nel senso che non avrebbero alcuna mansione da svolgere, perché nessuno, proprio nessuno ha sentito il bisogno di recarsi ai seggi ed esprimere il proprio orientamento. E’ vero, stiamo parlano per pura ipotesi, come in un film di fantascienza, che ci  piacerebbe  per la verità pensato  e diretto da uno  come  il grande e compianto Stanley Kubrick. Insomma ci troveremmo davvero a dover  fare i conti con un autentico e non taroccato “day after”. Tutti si chiederebbero allora  cosa fare , come comportarsi: rifare le elezioni, far rimanere in carica quelli che già ci sono, inventare “ipso facto” altre regole o  un nuovo regolamento? Sarebbe questa davvero una situazione  inedita, ma forse la svolta nuova (rivoluzionaria?) sempre auspicata   ma mai realizzata,  potrebbe essere proprio questa. I professionisti della politica, gli imbonitori di sempre, gli improvvisatori dell’ultima ora a questa punto cosa farebbero? Tutti a consultare i manuali giuridici e  istituzionali, ad imbastire  magari   i soliti approfondimenti televisivi con le solite facce. Ma cosa potrebbero dire i vari Vespa, Mentana, Floris,  Ferrara, e compagnia bella? Pure Travaglio e Santoro sarebbero della partita? E poi   chi potrebbe cantare veramente vittoria?. Se non altro nessuno potrebbe salire sul carro dei vincitori perché vincitori non ce ne sarebbero affatto.
A pensarci bene poi, il voto è un diritto dei cittadini i quali
possono esercitarlo nella maniera che ritengono più giusta,  ma possono anche, in base alla libertà costituzionalmente riconosciuta, decidere di non esercitarlo per una volta, ovvero di astenersi, di passare la mano come in un giuoco di carte.   Saremmo  a questo punto tutti  “commissariati”  o forse si potrebbe davvero tentare di ricominciare da capo, sul serio, senza truccare appunto le carte, in modo da  riavviare davvero la partita.
Ci è stato detto (ci viene detto continuamente ) che non si può vivere senza la politica, che tutto  in fin dei conti ha una valenza  politica ma per una volta sarebbe bello e forse anche utile affidarsi ad un sogno, magari anche solo  per la curiosità di vedere come va a finire. Anche se spesso dei sogni, come si sa, non si riesce a ricordare proprio la fine. Ed è forse proprio in questa incapacità di dar corpo e sostanza  a un sogno che anche quel giorno (la sera del 16 maggio) dovremo
probabilmente rassegnarci a dover fare i conti con  l’immarcescibile stupidario del nostro scontento.



2011-04-30