articolo 1362

 

 
 
R O C C O V A R L O T T A
UN MUSICISTA E MAESTRO PURTROPPO IGNORATO
 







di Emilio Benvenuto




Il 22 ottobre 1975, in un banale incidente sul lavoro, decedeva in Foggia, in servizio presso il locale Conservatorio Statale di  Musica “Umberto Giordano” e per ingiustamente misconosciuta causa di servizio, R o c c o   V a r l o t t a , nato a Rionero in Vulture (Potenza) il 28 marzo 1912, ma sin da giovane età dimorante in Foggia, da me conosciuto negli ambienti del III Ordine Francescano dei FF-MM. Cappuccini del Convento di S. Anna fin questa città.
A distanza di tanti anni – e forse a cagione (non val la pena nasconderlo) della mia ormai tarda età - non riesco a ricordare quando,  per quale motivo e da chi  mi sia stata rimessa copia dell’orazione funebre tenuta dal Direttore Amministrativo “pro tempore” di quel Conservatorio. Fu forse a me rimessa perché avessi a interessarmi di quell’infortunio sul lavoro, allorché  ero Segretario Generale Aggiunto della U.I.L. in provincia
di Foggia, o come confratello del defunto? Comunque, rileggendola oggi, tra i miei incartamenti, mi ricorda quanto già di lui sapevo e la pubblico, perché essa svela  quale insigne musicista e maestro Foggia abbia nutrito e purtroppo sì a lungo ignorato. Eccone quindi il testo integrale:

“ Sentiamo il dovere di rivolgere un brevissimo e sentito saluto di addio, con animo dolente, al nostro amico Rocco Varlotta, nel giorno della sua dipartita.
“Non troviamo parole per poter efficacemente esporre il nostro cordoglio alla famiglia dell’estinto, ma preferiamo custodire gelosamente nel nostro cuore il ricordo della sua persona e della sua figura morale, consapevoli che in tal modo  rendiamo una nostra più gradita partecipazione al dolore dei congiunti e un ossequio alla memoria stessa dell’amico.
“Lo ricordiamo al suo posto di lavoro, ove ha condiviso per anni, con molti di noi, ansie,
preoccupazioni ed il pane del quotidiano lavoro; lo ricordiamo nella sua bontà, nel suo sincero ed affabile  modo di trattare, sempre pronto a prodigarsi per tutti e per tutto.
“Lo ricordiamo ancora nella sua grande fede cristiana; nel suo retto operare, nella sua completa dedizione alla famiglia e al lavoro.
“La  sua esistenza costituisce per noi una grande lezione di virtù cristiane. Egli viveva tra noi, assolveva scrupolosamente i suoi compiti, ma con grande semplicità, aveva costantemente rivolto il pensiero ad una meta ultraterrena.  Tale pensiero ha alimentato e confortato il suo animo, rendendogli meno insopportabili le traversie della vita.
“Tante volte chi vi parla è stato ad ascoltarlo, restando ammirato ed edificato  nello stesso tempo, nel constatare quanto possa operare la grazia celeste nelle persone semplici  e negli umili di cuore.
“Ed il nostro Rocco era veramente umile di cuore!
“Crediamo fermamente che questa sua umiltà, per la
infinita misericordia di Dio, gli abbia aperto prontamente le porte del cielo.
“E’ una certezza questa che ci è garantita dall’autorità del Cristo Redentore: ‘ Beati gli umili perché saranno esaltati; beati i puri di cuore perché vedranno Dio ’.
“Altra prerogativa del nostro grande amico era la sua natural predisposizione per l’arte dei suoni; a  questa sua spontanea sensibilità accoppiava una buona conoscenza teorica e una conoscenza tecnica degli strumenti a fiato.
“Anche sotto tale aspetto ci è gradito ricordarlo, allorché con imprevedibili trovate d’ingegno e con tenace pazienza, riusciva a  far  funzionare due vecchi strumenti che possedeva: un oboe e un corno inglese, che risentivano dell’usura del tempo. Pur tuttavia, egli riusciva a trarre da essi suoni melodiosi, tanto da partecipare, con parti di responsabilità, a manifestazioni liriche e a trattenimenti di bande musicali.
“Diverse generazioni di allievi del mostro Istituto ‘ Giordano
’,  preoccupate di dover affrontare le diuturne lezioni di teoria musicale, lo ricorderanno, a loro  fianco, in una sala d’attesa, mentre li aiutava a ripassare i vari solfeggi parlati e cantati. Era di valido sostegno morale anche per i candidati ai faticosi esami di strumenti a  fiato. Per tutti aveva consigli da offrire e parole di incoraggiamento e di lode.
“Con questi brevissimi ricordi  vogliamo serbare sempre la Tua memoria nei nostri cuori. Oggi sei giunto alla meta; sei giunto nella casa del  Padre, quel Padre celeste che ha terso le Tue lacrime, che ha consolato i  Tuoi affanni, che Ti ha reso il premio dei giusti.
“Oggi sei in grado di assistere e proteggere i Tuoi cari meglio di quanto eri in terra; intercedi presso Dio per la Tua consorte, per i Tuoi figli, per le Tue sorelle, i Tuoi fratelli, per tutti i Tuoi cari.
“ Ricordati di noi che continueremo a militare in questa vita, tra infiniti travagli e pericoli e che in questo
momento Ti ripetiamo in coro con la Santa Chiesa ‘In Paradiso ti conducano gli angeli’ e con ferma speranza diciamo anche a noi stessi, nell’attesa di rivederti: ‘ Risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore ’. ”
Fu un dolente congedo,  sincero e ammirato per un uomo che ebbe il pregio d’una grande umiltà e che fu un grande cultore dell’arte musicale; un musicista insigne ma, purtroppo, misconosciuto da coloro, cui il tempo comporta il logorarsi  di civiche memorie.



2010-07-16