articolo 1322

 

 
 
Civiltà e caos
 







di Antonio Filippetti




Tra le numerose stranezze (qualcuno parla di sconcezze) che  l’informazione politica ci propina a getto pressoché continuo, c’è anche quella che circola in queste ore della proposizione prossima ventura di un sindaco leghista alla guida della città di Napoli. L’uscita deve intendersi come una  boutade di primavera trattandosi di una  supposizione relativa ad una formazione politica che dalle parti nostre non ha mai avuto tradizione, cultura, personalità evidenti,e neppure un minimo di presenza. Tuttavia rileviamo che la suddetta “avance” arriva anche sull’onda lunga di una  suggestiva interpretazione dei risultati delle ultime elezioni regionali  e che  proprio in base a questo riceve una inattesa cittadinanza e  un’altrettanta sconcertante credibilità. Si è discettato infatti  a lungo sull’esito delle ultime elezioni e solo pochi e vaghi cenni (e conseguentemente analisi) sono state riservati alle ragioni per cui, per la prima volta da quando si vota in Italia, si è registrata una disaffezione così forte da raggiungere in alcuni casi il quaranta o addirittura il cinquanta per cento di defezioni. Credo che questo sia un  aspetto  di primaria importanza e che  debba interessare più di ogni altra cosa, anche in futuro, tutti coloro che si occupato della “cosa pubblica” (opinionisti, politologi, sondaggisti, ed infine politici e politicanti) per farsene se non altro  una ragione  che possa poi essere davvero utile alla comunità, ovvero al modo in cui la società nel suo complesso si aspetta d’esser governata.
Si è fatto  viceversa un gran parlare di altro e soprattutto di come la Lega Nord abbia sbaragliato il campo. E ovviamente tutti si sono messi a cercarne i motivi ma più che altro, ad elogiare la capacità “strabiliante” di quel partito di  fare proseliti a getto continuo  tanto da vincere addirittura
un’elezione così importante e politicizzata come quella del 28 e 29 marzo scorso. Trascurando occorre dire, il solo dato che conta, quello dei numeri. Ebbene, tabelle alla mano, questi numeri ci dicono che la Lega Nord ha ottenuto circa due milioni e settecentocinquantamila voti, vale a dire quasi quattrocentomila in meno di quanti ne ha raccolti alle ultime consultazioni europee (quelle dell’anno scorso, per intenderci).
Naturalmente si fa una valutazione  non numerica ma  d’ordine politico,  di tendenza, e questo può star bene, ma i dati effettivi  non possono essere trascurati, poiché è bene rilevare che gli italiani non sono diventati leghisti, e per di più nello spazio di poche ore: dei quarantuno  milioni di concittadini chiamati ad esprimersi infatti, solo il sei per cento in termini assoluti ha dato la preferenza al partito di Bossi, il che significa che esistono  “ancora”nel nostro paese 94 italiani su cento che ha vario titolo non si esprimono
a favore della Lega nel senso che preferiscono altre liste o che non ne preferiscono affatto , tanto è vero che non vanno a votare o se ci vanno fanno in modo da annullare   la scheda elettorale. E senza contare (altra valutazione politica non secondaria) che tra coloro che hanno optato per Bossi e i suoi seguaci c’è una larga fetta  di artigiani, operai, casalinghe, cassaintegrati, insomma di elettorato non xenofobo ma “onesto” e “lavoratore” che ha inteso fare la scelta per “il male minore”. Ma da giorni e giorni si continua a parlare d’altro e purtroppo ad agire anche in maniera per così dire emotiva, come se la Lega Nord avesse appunto dalla sua parte l’intera popolazione italiana. E’ questo probabilmente il sintomo più eloquente della deriva del corso degli eventi. Di questo e non di altro occorre prendere atto. E nel continuo “vichiano” avvicendarsi di civiltà e caos che distingue il fluire del tempo, ciascuno potrà riflettere sulla cifra che contraddistingue questi primi anni del terzo millennio.



2010-04-30