articolo 1181

 

 
 
LIBERTA’ VO CERCANDO

 







di Antonio Filippetti




Diceva George Orwell che “la vera libertà di stampa consiste nel dire alla gente quello che la gente non vuole sentirsi dire”: un traguardo - più che compito -  che per gli operatori di casa nostra sembra davvero difficile da conseguire. Eppure periodicamente – è accaduto anche di recente -   si è costretti a manifestare nel nostro paese per affermare il diritto di poter esprimere sempre e comunque il proprio pensiero (come recita del resto l’articolo 21 della Costituzione) anche quando non piace ai potenti di turno o va semplicemente controcorrente. Il fatto è che uno come Orwell apparteneva diremmo ad un’altra tradizione, quella anglosassone, che in fatto di libertà d’espressione e di pensiero ha una lunga  e collaudata milizia.  E giusto per richiamare un solo episodio - che ci racconta tuttavia della distanza non solo temporale che ci separa  appunto da altre “tradizioni” - si pensi  a quello che avvenne nella seconda metà del Settecento mentre regnava l’ultraconservatore Giorgio III. Questo potente dell’epoca perseguitò ostinatamente  un certo John Wilkes per il solo fatto che costui era solito scrivere feroci attacchi contro la politica del sovrano su un settimanale  che si chiamava “North Briton”. Sul nr. 45 del  periodico  del 23 aprile 1763, Wilkes pubblicò un vibrante  articolo  proprio contro un discorso della corona; fu incriminato per questo e messo addirittura in prigione ma il capo della giustizia  Pratt  lo fece scarcerare ritenendo illegale l’ordine di arresto mentre il popolo scese in piazza quando il re ordinò di bruciare il “famigerato” nr. 45 del “North Briton”  e non esitò a dare fuoco  alle insegne reali. Wilkes fu perseguitato ancora  ugualmente e costretto a rifugiarsi all’estero ma quando dopo qualche   anno fece ritorno  in patria e si presentò alle elezioni del 1768, la gente andò a votare con un foglio di carta sul cappello con la scritta “North Briton nr.45”.
Questo accadeva in Inghilterra quasi 250 anni  fa. Il tempo non lo si può davvero bruciare con proclami e altra roba del genere. E se, come scrisse Chateaubriand,  i nemici della  libertà di stampa  sono  in fondo “gli uomini che hanno qualcosa da nascondere nella loro vita, o che non desiderano far conoscere al pubblico le loro azioni e le loro manovre, gli ipocriti, gli amministratori incapaci, gli autori fischiati, gli intriganti e i servitori di tutte le specie”, è opportuno  forse riflettere sulle ragioni per cui nel nostro paese, nell’anno di grazia 2009, è ancora necessaria una manifestazione di piazza per  difendere il diritto di esternare il proprio pensiero.



2009-09-30