| |
| |
REALTA’ E FINZIONE: CHI E’ AL DI SOPRA D’OGNI SOSPETTO |
|
|
|
|
di Antonio Filippetti
|
|
|
|
|
Come è ormai risaputo, l’arte e la letteratura rivelano e talvolta persino risolvono la vita, ma spesso addirittura la anticipano, sono in grado cioè di immaginare ,“ante litteram”, qualcosa che poi accadrà: non si tratta né di arte fantastica né di fantaletteratura ma più che altro della capacita “visionaria” che hanno alcuni artisti di rappresentare (e quindi prevedere) fatti e situazioni. Questa breve premessa può far da prologo alle vicende che le cronache per così dire “gossippare” stanno proponendo in questi giorni e che coinvolgono a più riprese il nostro Presidente del Consiglio. Non interessano però ora gli aspetti politici o soggettivi della questione; la riflessione che vorrei proporre è d’altra natura. Molti sostengono che è tutto frutto d’invenzione, che non è altro che la sceneggiatura di un film, un intreccio di irrealtà ideato e gestito grazie alla perizia di un fantasioso ed abile regista. La considerazione ora è che proprio questo in un film è già stato proposto, ovvero qualcosa di molto simile, a livello ovviamente comportamentale, è stato portato sullo schermo. Qualcuno ricorderà infatti il film di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. L’opera è del 1970, tra l’altro premiata a Cannes col riconoscimento speciale della giuria (e l’anno dopo agli Oscar come miglior film in lingua straniera) ed interpretata da un grande Gian Maria Volonté. Vi si racconta la storia “impossibile” di un poliziotto, il capo della omicidi, che uccide nel proprio appartamento la bellissima amante (interpretata da Florinda Bolkan) e poi si diverte per così dire a far convergere su di lui tutti gli indizi. Qual è il senso del suo ragionamento: un poliziotto non potrà mai essere accusato di un simile gesto e non potrà che farla franca. E’ per così dire l’invincibilità del potere, o meglio di chi lo detiene che può farne l’uso che crede, addirittura beffandosene come il protagonista in questione che gioca come il gatto col topo sapendo che non potrà mai essere incriminato. E alla fine avviene proprio così: un gruppo di colleghi si reca a casa sua per fargli firmare la “confessione della propria innocenza”. E non a caso il film si chiude con questa citazione di Franz Kafka: “qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano”. Si potrà convenire, ritengo, che la situazione “surreale” che stiamo vivendo in questi giorni fa ritornare davvero in mente il film di Petri e la sua storia “fantastica”. Ma quello che stupisce maggiormente non è ora tanto l’atteggiamento del protagonista (che potrà più o meno essere responsabile di quel comportamento o addirittura spavaldo giocoliere alle prese con la propria “invulnerabilità”) quanto il cicaleccio ossequioso di una strato assai vasto di società - compresa quella mediatica - che in barba a qualsiasi dettato costituzionale o solo di lealtà civile, accetta, come nel titolo del film e più ancora nella straordinaria citazione kakfiana, il fatto che qualcuno possa realmente non essere mai messo in discussione e scientemente sfuggire al giudizio umano. Lo scoramento è davvero grande e nemmeno ci si può consolare affermando che questa è la china del momento e si scivola semmai sempre più in basso visto che una volta nelle “stanze del potere” entravano personaggi come Marylin Monroe o Marlene Dietrich…. Ma dopo tutto poco importa dei gusti e dello stile degli uomini; quello che dovrebbe star a cuore di tutti viceversa è l’imperativo inderogabile di voler vivere in un paese davvero “al di sopra di ogni sospetto”. |
2009-06-30
|