articolo 1108

 

 
 
BIENNALE: ’FARE MONDI’ DI LUCE, AL VIA LA 53° EDIZIONE
 







di di Antonella Barina




LYGIA PAPE

Nel buio della prima sala dell’Arsenale i fili d’oro della scomparsa artista neoconcretista Lygia Pape sembrano i raggi di tanti soli. Per Daniel Birnbaum, direttore di ’Fare mondi’, la 53/a Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, è importante illuminare l’oggi indicando i maestri che hanno influenzato le generazioni più giovani. Un filo diretto collega infatti le sperimentazioni di Pape alle panoramiche di un boreale paesaggio urbano visto da distante della padovana Grazia Toderi, classe ’63. Ma, anche, alla spaesante installazione di elettrodomestici dormienti, con le loro luci pulsanti in notturno, del cinese Chu Yun, classe ’77.
"Nel recuperare espressioni dal recente passato - dice Birnbaum - ’Fare mondi’, con 90 artisti da tutto il mondo, non é animata da motivi nostalgici, ma dall’intento di trovare strumenti per il futuro e rendere possibili nuovi inizi". In ’Buddha’s hands’, Huang
Yong Ping, cinese che lavora a Parigi, rappresenta le mani di Buddha: due immense corolle di cedro dalle virtù terapeutiche e sacrali: una è sospesa nel vuoto, l’altra stringe una collana di perle che sembrano sul punto di accendersi. La spagnola Sara Ramo, d’altra parte, invita lo spettatore a completare i suoi frammenti di racconto: sullo schermo, una sfera bianca rotola mossa dal vento.
Un altro spagnolo Jorge Otero-Pailos, espone in semitrasparenza, di latex i segni lasciati dalla storia su un muro del Palazzo Ducale di Venezia. Gioca a ’Fare mondi’ l’olandese Madelon Vrisendorp con i suoi giocattoli giganti: invita il visitatore ad assemblarli per portare alla luce il proprio inconscio. Non è un caso che, in fondo al percorso delle Corderie, sia stata ingigantita a tutta parete l’immagine proiettata di un luminoso bonsai sul quale si proietta l’ombra più piccola dello spettatore che si avvicina. Neon, poi, per l’illusionistico pozzo senza fondo del cileno Ivan Navarro
Threshold, autore anche di una serie di porte di tutti i colori dell’arcobaleno, apribili su mondi possibili.
Prelude alla porta aperta nel Giardino delle Vergini che da oggi, con nuovo ponte, collega l’Arsenale ai Giardini. Dopo le inaugurazioni ieri dei nuovi spazi di Cà Giustinian, sede della Biennale, ai Giardini è pronto tra l’altro il nuovo Palazzo delle Esposizioni che si candida - promette il presidente della Biennale Paolo Baratta - alle future attività permanenti dell’istituzione veneziana. Agli invitati, poi, è offerta la possibilità di dare un contributo tangibile per la biblioteca dell’Asac (Archivio Storico delle Arti Contemporanee). Un modo tangibile forse di "fare" nel campo dell’arte e della cultura che vuole avere in Venezia un punto costante di riferimento. Quello che è certo, intanto, è che tutta la città in questi giorni è costellata di esperienze, di esposizioni, di performance - come non ricordare i danzatori maori del Padiglione Neozelandese - che hanno nel
contemporaneo dell’arte la loro essenza. Ansa



2009-06-04