Arte per disinteressata vocazione
 







Rosario Ruggiero




Ogni forma d’arte, non certo ultima la musica, si presta alle più varie finalità, individuali o collettive, divertimento, esibizione, guadagno, stupore, popolarità, ma soprattutto, per quanto finalità forse un po’ trascurata, principalmente alla formazione delle persone, all’affinamento della loro sensibilità e, conseguentemente, alla percezione del mondo e della vita.
Una realtà da non sottovalutare assolutamente in questi nostri giorni così venali e volgari, dove tutto è mercificato ed ogni azione è tanto sovente finalizzata a biechi interessi personali, in una nazione, tra l’altro, che tralascia tanto l’apprendimento della storia dell’arte e della musica dietro i banchi di scuola, malgrado i suoi, oramai antichi, primati.
Qualunque attenzione individuale genuina e disinteressata nei confronti dell’espressione artistica non può quindi che essere benevolmente salutata e, chi la esercita, additato ad esempio.
Certo i modi con iquali può sbocciare una passione sono i più vari. E galeotta fu un’opera data al Teatro alla Scala di Milano. Da allora si scatenò in Cinzia Bavelloni la passione per l’arte dei suoni, in particolar modo per il canto. Così, a diciannove anni, iniziò i suoi studi canori, e nel migliore dei modi, andando a lezione dal soprano Edda Righetto, compianta artista di luminosa carriera, pur non disdegnando altre forme di espressione artistica approfondite presso il meneghino Istituto Europeo di Design.
Quindi il trasferimento a Londra.
E fu il rock.
Di ritorno in Italia gli studi non terminarono. Nacque la sua prima incisione discografica, “Change of Changes”, in gran parte rivisitazioni di brani di David Bowie. Da lì alla decisione di scrivere pagine proprie, con la collaborazione di Flavio Minardo, il passo fu breve.
Oggi, laureata in Letteratura, Arte, Musica e Spettacolo, Cinzia Bavelloni realizza anche sceneggiature. Un abbraccio al mondo della creazione artistica quasionnicomprensivo.
«Ho sempre vissuto la musica con grande entusiasmo, anche senza tramutare mai questa passione in una vera e propria carriera. Mi va bene così. Lavorare, quando capita, con professionisti di massimo livello, mi permette di trasformare, seppur occasionalmente, la mia passione in professione. Quando saranno completati gli ultimi filmati dei quali ho curato la sceneggiatura, verranno pubblicati. Potrò così dare il via, insieme ai miei collaboratori, ad un nuovo progetto che prevede dei mantra cantati e suonati con sitar e  flauto bansuri. Si tratta di musica indiana di contaminazione. Nel frattempo continuo i miei studi vocali seguita dalla compositrice e cantante lirica Alessandra Zapparoli».






2022-12-31


   
 



 
01-02-2023 - Fidenza celebra Caruso
01-01-2023 - Arte per disinteressata vocazione
01-12-2022 - Buon compleanno San Carlo!
01-11-2022 - Sannio Festival della voce e della canzone napoletana
01-10-2022 - Ottobre 1917, muore l’autore di “’O sole mio”
01-09-2022 - Casa Museo Enrico Caruso un anno dopo
01-08-2022 - The Turban Project, musica intercontinentale
01-07-2022 - Aumentano gli omaggi napoletani ad Enrico Caruso
01-06-2022 - Musica, meritocrazia e valori epocali
01-05-2022 - Indagine sulla vocalità al femminile
01-04-2022 - L’omaggio a Napoli di Lello Petrarca
01-03-2022 - Celebrata la nascita di Enrico Caruso
01-02-2022 - Musica ed intelligenza
01-01-2022 - Un quarto di secolo per il coro “Soprano Edda Righetto”
01-12-2021 - A Napoli… eppur si suona…