Musica in DAD
 







Rosario Ruggiero




Una svolta epocale l’attuale pandemia. Segregazione, altre libertà limitate, economia in rovina.
A soffrirne, anche la scuola.
E fiorisce la DAD, ossia la didattica a distanza, lezioni tra le mura domestiche dove alunni ed insegnanti interagiscono attraverso lo schermo di un calcolatore elettronico, un microfono e piccoli altoparlanti.
Tutte le discipline ne sono state coinvolte, anche le più improbabili, non ultima la musica.
Una espansione delle possibilità pedagogiche?
Forse.
Ma in che misura si può insegnare ad un bambino di sei anni ad impugnare correttamente una penna e vergare le sue prime paroline senza il contatto fisico con l’insegnante, l’incoraggiamento della sua presenza materiale e la percezione umana della sua vicinanza?
Similmente, in che misura si potrà allora insegnare ad un giovanissimo novello musicista ad accordare soddisfacentemente il proprio strumento, porvi correttamente le mani sopra,le labbra all’imboccatura, o percepire la giusta intonazione e la bontà timbrica prodotta, attraverso un’arida apparecchiatura elettronica che, quando addirittura non interrompe la trasmissione o distorce malamente il suono, esercita il vezzo di portare in ritardo la risposta sonora del discente, e questo in un’attività, come appunto quella musicale, che in tanta parte è timbro, intonazione e precisione ritmica?
E poi, sarà mai possibile eguagliare l’affiatamento, il senso di appartenenza, la condivisione, il dialogo musicale, la complicità artistica, che prova e raggiunge un gruppo cameristico canonico, in un’esecuzione che non avvenga nella stessa…camera?
Non sempre gli ultimi ritrovati tecnologici superano o eguagliano in tutto e per tutto quelli che li hanno preceduti.
La navigazione a motore non ha lo stesso fascino della navigazione a vela, né l’aria di una metropoli industriale può vantare la stessa salubrità di quella di un’antica campagna, o la sua riposante quiete,o l’incanto dei suoni, o l’estatica valenza emotiva.
Pure è difficile immaginare vantaggi pedagogici dell’uso a distanza di un calcolatore elettronico dei quali non ci si potrebbe giovare, e anche meglio, in presenza.
Forse in DAD l’insegnamento viene snellito dell’incombenza degli spostamenti da casa al luogo di studio o di lavoro.
E questo sembrerebbe una grande comodità.
Certo potrebbe anche esserlo.
Ma non molti anni fa le donne recriminarono più che lecito diritto al lavoro.
Si aprirono magnifiche prospettive economiche per le famiglie con la possibilità di due stipendi.
Eppure, misteri della politica e dell’economia, oggi, le famiglie con due stipendi non possono permettersi molto più di quello che si concedeva una famiglia di cinquanta anni fa con un solo stipendio.
Non si può non concludere che uno dei due lavoratori lavori gratuitamente.
L’insegnamento a distanza fa sì che il docente, ma pure l’alunno, sia reperibile ed operativo in qualunque momentodella giornata, della settimana e dell’anno. E, didattica a parte, l’etica del lavoro si presta ad essere impietosamente umiliata, proprio da quei misteri della politica e dell’economia dianzi accennati.
Le perplessità quindi resistono prepotentemente.
D’altronde, il libro non ha ancora sostituito, nella nobile trasmissione di un’arte, l’insegnamento carismatico, empatico, presente, paziente, umano e sollecito di un vero maestro.
Potrà mai riuscirci un insieme di cavi elettrici ed interruttori?






2021-04-30


   
 



 
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