Musica a distanza
 







Rosario Ruggiero




Non c’è dubbio, questi nostri ultimi giorni verranno ricordati come l’epoca in cui un microscopico virus ha messo in ginocchio l’economia del mondo, o almeno dei più. Non solo, l’attuale pandemia sta cambiando impietosamente la nostra vita, incidendo via via sulla nostra psiche ed annichilendo i rapporti sociali. Stiamo vivendo una autentica guerra, e le guerre, si sa, tra morti e feriti hanno almeno la virtù di favorire un prepotente sviluppo scientifico e tecnologico. Il conflitto contro il Covid-19 non è da meno.
Ma quali i risultati?
Insegnamenti scolastici a distanza, dove ogni contatto tattile tra individui è escluso e dei cinque sensi la vista e l’udito la fanno da padrone, ma una vista limitata e deformata da un arido schermo di calcolatore elettronico ed un udito distorto nel timbro e ritardato nel tempo da artificiosa riproduzione e trasmissione via etere. Lavoro asettico ed impersonale pigiando meccanicamente sui pochitasti di una tastiera. Acquisto a distanza dove l’interazione umana è alla frutta. L’amaro paradosso di un’umanità mai come oggi popolosa, mai come oggi solitaria.
Perché gli ultimi traguardi della tecnologia non sempre sono, almeno in tutto e per tutto, migliori dei precedenti, se è vero, come è vero, che una incisione discografica non avrà mai il calore di un concerto, una tastiera elettronica la duttilità espressiva di un magnifico pianoforte, un messaggio telefonico la commozione di una carezza.
Oggi i teatri sono deserti e chiuso. La visita ai musei è solo virtuale. La tecnologia cavalca l’onda. Non ci resta che assistere a concerti teletrasmessi ambientati in spopolati contesti, di una freddezza da fine del mondo, testimoni del ridicolo paradosso di direttori d’orchestra, violinisti, violisti, violoncellisti, contrabbassisti e percussionisti in mascherina, trombettisti, flautisti, clarinettisti, oboisti e cornisti che ne sono privi e coro che canta imbavagliato.
E misovviene di un giorno in cui assistetti ad una lezione di musica, altissima e memorabile per semplicità ed efficacia.
Si era nel Chiostro di San Francesco, in quell’incantevole sito che èn Sorrento. Vi si svolgevano le prove di un gruppo di soli cinque musicisti. Ma qualcosa non andava. Gli artisti sul palco ed i pochi presenti in sala non percepivano amalgama sonora e gli esecutori avevano difficoltà ad ascoltarsi, e quindi artisticamente coordinarsi l’un l’altro.
Ma tra quei pochi presenti ad ascoltare c’era Paolo Spagnolo, pianista di indiscutibile valore e chiara carriera concertistica, che diede un piccolo, apparentemente insignificante suggerimento a quegli interpreti. “Disponetevi più vicino”.
E fu il miracolo. I timbri si fusero, l’affiatamento esecutivo volò in alto, l’armonia ebbe il sopravvento sulle solitudini disgiunte.
“Disponetevi più vicino”.
Chi ha orecchie per udire ascolti.
 






2021-03-31


   
 



 
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