La società di oggi e di domani
 











Quello che è stato probabilmente il maggior critico letterario del nostro tempo, lo statunitense Harold Bloom (morto l’anno scorso), coniò, in polemica con i suoi colleghi accademici, la definizione di “scuola del risentimento” per riferirsi appunto ai colleghi “risentiti”, colpevoli a suo giudizio di anteporre nella critica letteraria di un’opera i valori ideologici a quelli estetici.  Si tratta di una valutazione di grande importanza critica per i suoi sviluppi teorici e metodologici che meriterebbe un approfondimento da farsi tuttavia in altra sede e situazione.
Il richiamo al risentimento viene in quest’ambito viceversa ripreso per un altro motivo che ha a che fare con il sentimento che sembra ormai prevalere nel nostro tempo. L’ultimo rapporto del Censis, infatti, ci  notifica che  la nostra società  si ritrova attualmente ad essere più incattivita, intransigente, spaventata. Non si tratta di una notazione dipoco conto giacché ha a che fare con l’atteggiamento dominante che qualifica sempre più lo spirito dei nostri concittadini. Non v’è dubbio che a tutto questo concorre in maniera determinante  la condizione derivante  dalla pandemia da coronavirus tuttora  attiva e condizionante. Ma la riflessione verte proprio su questo punto. C’eravamo illusi, o ci avevano fatto credere, che dalla pandemia saremmo usciti vittoriosi, non solo, ma più e meglio predisposti a immedesimarci negli altri, poiché quando si esce da un disastro planetario e per di più con la vittoria in tasca, l’atteggiamento è non solo di soddisfazione ma di apertura verso gli altri e il sentimento è quello di condividere d’ora in avanti un comune percorso di solidarietà civile.  E’ accaduto del resto dopo l’ultimo conflitto bellico laddove l’umanità intera intese virare verso traguardi di comune amicizia e  partecipazione solidale. Ora tutto questo non sembra accadere; lo slogan prepotentementediffuso a suo tempo secondo cui “andrà tutto bene” non ha avuto un buon esito; questo perché, per dirla con una battuta del grande Eduardo, “i morti sono assai”, di conseguenza la società nel suo complesso appare oggi soggiogata appunto da un’attitudine astiosa, preda cioè di quel risentimento a cui si è accennato prima,  una predisposizione ostile nel confronti del prossimo che non lascia  ben sperare per l’immediato futuro. Le ragioni si possono facilmente intuire. La situazione che si è venuta a creare ha comportato e comporta una discriminazione sociale su vasta scala che vede aumentare le disuguaglianze  e che contrappone le generazioni  e le classi sociali tra di loro  ponendo in contrasto perfino i territori, mentre il  futuro   appare foriero di ulteriori catastrofi. La politica nel suo complesso si è dimostrata incapace di affrontare l’emergenza e gestire adeguatamente una via di uscita.  Nella contrapposizione feroce degliinteressi si è persino data cittadinanza allo spionaggio “di cortile” incitando alla delazione civile, mentre un italiano su due invoca addirittura la pena di morte. Ed ecco allora prevalere ancora una volta il risentimento, quel misto di rabbia e volontà di rivalsa perfino sprovvisto di un preciso bersaglio ma che nasce da un senso d’impotenza e provoca un’acerba e oscura frustrazione.
Antonio Filippetti






2021-01-03


   
 



 
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