La promozione della lettura
 







Antonio Filippetti




Ogni fine legislatura lascia in sospeso molte (troppe) buone intenzioni, vale a dire iniziative di legge spesso sbandierate ai quattro venti ma poi riposte nel cassetto della dimenticanza e lì lasciate per sempre. Accadrà sicuramente anche in occasione dell’ormai prossina chiusura del Parlamento. C’è tuttavia in questo caso una lacuna assai grave e ancora più colpevole poiché l’iniziativa in questione non aveva registrato alcuna voce contraria, di dissenso o di altro. Si tratta della proposta di legge numero 1504 così etichettata: “disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura”. La proposta in questione venne  presentata da venti parlamentari il 7 agosto del 2013, il che significa che il Parlamento avrebbe avuto tutto il tempo per valutarla  e ratificarla positivamente, tenuto conto, come si è detto, del consenso unanime. Ricordiamo che la disposizione in parola fu assegnata allasettima commissione della camera, quella che si occupa di cultura; per la precisione aggiungiamo anche che come relatori vennero designati Nicola Fratoianni e Flavia Piccoli Nardelli (divenuta poi presidente due anni dopo della stessa commissione).  Tutti d’accordo allora,  anche naturalmente  i rappresentanti del settore libraio, insomma sostegno unanime ma nulla di fatto fino ad oggi. La proposta giace su un binario morto dalla quinta commissione Bilancio e c’è da supporre che nulla accadrà in concreto, almeno fino alla convocazione del prossimo Parlamento, quando poi ricomincerà per così dire il giro, ecc.ecc.
L’episodio merita di essere segnalato non tanto – almeno non solo – per  l’endemica inerzia della nostra classe politica  quando si tratta di affrontare e sostenere concretamente  le ragioni, ovvero i diritti  della cultura, quanto per sollecitare tutti coloro che  si danno da fare per organizzare episodi culturali disparati se nonvelleitari  come premi, scuole di scrittura, rassegne  ed altre manifestazioni simili,  a darsi  da fare per reclamare dopo quattro anni  l’istituzione  di una concreta legge a favore della cultura, in particolare della lettura poiché   prima di tutto, ovvero prima anche di scrivere, occorre “saper  leggere”. Per capire e farsi capire: due  peculiarità  che appaiono sempre più  private di senso nella civiltà della globalizzazione onnivora. Ma  poi sarebbe  anche il caso  di  chiamare a raccolta coloro che  si fanno generosamente paladini a ciclo continuo  dell’organizzazione di  fiere e festival del libro per invitarli a unire le proprie voci e farle sentire adeguatamente  negli ambiti opportuni  perché si possa costituire davvero una “banca della lettura” universalmente utile  ma più ancora pensata per  le generazioni più giovani che stanno purtroppo progressivamente smarrendo la straordinaria suggestione della pagina scritta. 
Antonio Filippetti






2017-07-31


   
 



 
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