Chi ha paura della psicoanalisi?
 











Il titolo di questo nuovo saggio di Carlo di Lieto è di per sé particolarmente  intrigante e sulle prime addirittura fuorviante; esso infatti sembra per così dire voler giocare sulla scienza freudiana ed invece è un attento e lucido  esame della letteratura italiana  analizzata appunto col registro della esegesi psicanalitica. Il titolo è in realtà un “espediente” letterario in quanto rimanda ad un famoso testo teatrale di Edward Albee, “Chi ha paura di Virginia Woolf”, laddove il nome stesso della grande scrittrice viene accostato al lupo della famosa filastrocca. E quasi per esorcizzare un’oscura prevenzione, anche il lettore viene invitato a non avere timore di affrontare l’analisi critica della letteratura da un’”altra” visuale; Di Lieto ci  propone cioè un’interpretazione  particolarmente  stimolante e per molti aspetti inedita.
Ma lo scandaglio critico  proposto  ha un altro merito nonsecondario. Lo studioso, infatti, ci presenta uno spaccato della letteratura italiana, da Dante al Novecento (con l’escursione anglosassone dedicata a Shakespeare), in maniera organica e ragionata; la sua analisi è un lucido “resoconto” di ciò che è stato realizzato nei secoli scorsi. Infatti, gli autori analizzati, tranne il caso di Cesare Viviani, l’unico scrittore vivente preso in esame, sono tutti storicizzati ed hanno contributo a plasmare il panorama della nostra storia letteraria. Lo spettro della ricerca, come detto, è assai ampio; si spazia dagli archetipi freudiani dell’inferno dantesco all’”accidia” petrarchesca, dalla natura “centauresca” del Principe machiavellico al principio del piacere di Gabriele D’Annunzio.  Ma ovviamente non manca l’analisi dei maggiori autori del nostro Novecento  i quali offrono anzi al saggista un terreno di feconda esercitazione critica: il “vizio assurdo” di Pavese,  la duplicità di Tommaso Landolfi, il doppio di Carmelo Samonà(una  rivalutazione che ha il sapore della scoperta), la “negatività” di Eugenio Montale.  E poi l’analisi dei vari Penna, Pasolini, Ottieri, Volponi.  Di grande interesse la sezione che si occupa del teatro di Luigi Pirandello e di Raffaele Viviani; per il drammaturgo napoletano è il riconoscimento della sua statura universale: “Viviani è collocabile tra la tragedia greca classica e le avanguardie storiche….il teatro di Viviani deve essere visto dal di dentro,  dove recitare e riflettere significa cercare una ‘ratio’ complessiva alla scena, senza mai prescindere dalla visione unitaria dell’autore-attore”.
In un panorama critico sempre più parziale e asfittico, laddove registriamo quasi la rinuncia a un’analisi storica complessiva di ciò che è insito nella storia letteraria, l’impegno di Di Lieto va sicuramente   accolto come la testimonianza di un rigore esegetico  grazie al quale è possibile  rintracciare  in bella evidenza i segnidistintivi della nostra cultura e tradizione.
Antonio Filippetti

Carlo Di Lieto
Chi ha paura della psicoanalisi?
Genesi Editrice, pp.720, euro 40,00







2017-05-02


   
 



 
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