La complicità del perdono
 











Per impostare una nota critica su questo nuovo romanzo di Luigi Mazzella, l’autore stesso sembra offrire diversi spunti; si potrebbe ad esempio iniziare dal nome della protagonista, una Gertrude che fa pensare ovviamente ai riferimenti classici di personaggi esemplari, da Shakespeare a Manzoni (senza trascurare nemmeno   Gertrude Stein) ovvero all’etimologia del nome stesso che come ci indica lo scrittore ha origini germaniche, (un combinato di forza e lancia). Ma probabilmente lo stimolo più accattivante viene dal genere narrativo che Mazzella ci propone. Siamo cioè alle prese con una narrazione insolita e non solo per la lunghezza del testo ma soprattutto perché siamo di fronte ad un romanzo dialogo, secondo l’indicazione dell’autore che a noi piace  proporre come il  più classico romanzo-saggio o meglio ancora  come “roman philosophique” a giudicare  anche  dalla citazione in epigrafe di Voltaire alquale lo scrittore si ispira.  “chi perdona il delitto  ne  diviene  complice”.
La storia è in apparenza semplice e tutta “dichiarata”. La protagonista, un’affermata esponente del foro romano si propone,  all’età di 45 anni,  di fare un’analisi-bilancio della propria esistenza per capire meglio se stessa e l’ambiente in cui vive ed è vissuta. Decide perciò di realizzare un diario nel quale annoterà tutto, in particolare le lunghe e corpose disquisizione  storiche, filosofiche, civili  e letterarie con una coppia di amici, Linda e Luigi Filippo,  che diventano per così dire il grimaldello  “psicologico” dell’intera operazione. Il diario serve a Gertrude per fissare i punti salienti della propria esistenza ma appare soprattutto come un espediente psicanalitico nel senso che le serve per evidenziare e capire ciò che fino ad allora le è sfuggito.  Ma verosimilmente  c’è  sottotraccia anche  una  speranza diriscatto,  o forse, meglio, una volontà di  auto-assoluzione. Riuscirà nell’impresa? Ecco la sfida  che la protagonista del romanzo intende portare a termine e verosimilmente vincere.  Ma non sarà poi così facile poiché le vicissitudini della vita ci mettono per così dire lo zampino e le riservano un finale imprevisto che le impedirà di portare a conclusione il suo progetto che rimane anzi bloccato alle soglie diremmo  della qualificazione etica ed  esistenziale. Ma non vogliamo ora svelare l’esito dell’impresa della nostra protagonista anche per non togliere ai lettori  il piacere della sorpresa. Occorre segnalare semmai l’impianto saggistico del libro con molte disquisizioni filosofiche ma anche riflessioni e analisi sul tempo appena trascorso, le vicende storiche, civili e politiche che ci hanno condotto al punto in cui siamo: qui l’analisi è spesso amara specie laddove ci sollecita  anche  a una riflessione sul “come eravamo” ma piùancora sui “vizi” e sulle inadempienze della nostra storia recente. Il romanzo diventa allora specchio e sintesi della propria epoca,  al di là dell’intreccio e delle vicissitudini della protagonista, un momento di analisi al tempo stesso individuale e universale.
Antonio Filippetti

Luigi Mazzella
La complicità del perdono
Marsilio editori, pp.410, euro 28,00






2017-03-27


   
 



 
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