Il ritorno degli intellettuali
 











Di tanto in tanto sembra tornare di moda il problema degli intellettuali, o per meglio dire la funzione che costoro hanno nell’incidere sugli eventi e sui destini della società. L’accadimento di per sé non è deprecabile né è da sottovalutare giacché dimostra che – malgrado tutto – esiste ancora anche nel nostro paese una voce ricollegabile integralmente alla cultura e all’intelligenza.
Si possono tuttavia fare alcune osservazioni senza voler entrare ora nel terreno della disputa che ha riportato a galla il fenomeno, senza cioè schierarsi a favore di questo o quest’altro, visto che già in troppi si sono lanciati per così dire sul bersaglio. La prima riflessione riguarda proprio la specificità del ruolo e il modo in cui esso si esplica. Ormai la consacrazione della funzione in questione avviene per così dire quasi esclusivamente attraverso gli schermi televisivi. Una cinquantina di personaggi, infatti, sedicenti intellettuali, sialternano ovvero si affannano – dalla mattina alla sera da uno studio all’altro - discettando di tutto e di più. Se ci fate caso la specificità professionale risulta definitivamente abolita in quanto ciascuno viene invitato ad esprimere il proprio pensiero, ad esercitare si potrebbe dire in altro contesto il proprio magistero, su qualsiasi tema, dal più banale a quello più serio e drammatico: si va, tanto per dire,    dalle  guerre e  l’esodo dei migranti alle intemperanze di Trump o di Putin, ma si sentenzia anche  sulle ragioni per cui le temperature variano così rapidamente, sull’andamento del campionato di calcio,  la congestione del traffico, la criminalità familiare, la crisi dell’occupazione,  il calo di vendita  dei giornali, e persino  sui modi migliori per preparare una pietanza in cucina.  Questo piccolo ma irrefrenabile  “carro di Tespi” accetta ogni volta  volentieri di fornire il proprio “fondamentale”contributo critico nella convinzione  che  chi  guarda e ascolta si adeguerà in funzione di cotanta scienza.
La seconda osservazione riguarda il cambiamento del modo in cui si collocano gli intellettuali in rapporto al potere dominante. Erede del “giovin signore” settecentesco, l’intellettuale di casa nostra ha sempre subìto il fascino del potere. Una volta si sarebbe parlato probabilmente dell’intellettuale organico ma anche in tempi recenti la cosiddetta “libido servendi” non è mai venuta meno, con un’aggravante, vale a dire il voler far passare le proprie idee non come subalterne o funzionali  al potere in carica  ma come espressione di libero esercizio critico. Naturalmente i tempi sono cambiati e oggi con la politica dell’obbedienza ossequiosa all’etica  dominante, un personaggio, mettiamo come Paolo Volponi che fu cacciato dalla Fiat per aver espresso le proprie idee politiche non in linea con la dirigenza dell’azienda, sarebbe inconcepibile.Senza voler tirare in ballo il caso di autori “eretici” o “corsari” come Leonardo Sciascia o Pier Paolo Pasolini di cui è nota la sorte tragica dovuta alla sua indomita volontà di voler sempre  contrastare i “padroni del vapore”.
La terza e ultima osservazione riguarda il modo in cui il potere stesso è abituato a considerare  l’intellettuale ed a recepirne il messaggio. Ebbene occorre dire che l’abitudine consolidata è quella che intende l’intellettuale non come stimolo essenziale e pungolo vivificante per la propria funzione ma come produttore e manipolatore di consenso. Chi si pone fuori dal coro è immediatamente accusato di qualunquismo, disfattismo, ecc. Alla fine si corre il rischio di aver agitato le acque per nulla, di aver mosso cioè senza costrutto e solo per qualche istante quella “liquidità” civile ed esistenziale che permea e dissolve le effimere occasioni di una presunta originalità.
Antonio Filippetti

 






2017-02-02


   
 



 
01-05-2017 - Totò per sempre
01-04-2017 - Memoria e cultura: celebrazioni a confronto
01-03-2017 - Finzione e realtà: un paese che ha bisogno di un commissario
01-02-2017 - Il ritorno degli intellettuali
01-01-2017 - La letteratura del Sud e i programmi scolastici
01-12-2016 - Bestiario italiano: tra coccodrilli e gattopardi
01-11-2016 - Ok. J’m neapolitan
01-10-2016 - Italianisti a congresso a difesa della lingua
01-09-2016 - A margine del sisma/Informazione & Informazione
01-08-2016 - Eventi senza cultura
01-07-2016 - La cultura dimenticata
01-06-2016 - Dopo venticinque anni
01-05-2016 - La cultura dell’incultura
01-04-2016 - La cultura del vuoto mentale
01-03-2016 - Il paese dei coccodrilli