AMALIA GALANTE
Il Cristianesimo nella storia e il pensiero dell’uomo nel tempo che gli fu assegnato”
 











Ciò che l’esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti” ha affermato Hegel. Un monito più che una dichiarazione  che rende attuale ed urgente il recupero e la conoscenza del nostro patrimonio storico culturale. Preservare il ricordo dei fatti accaduti, prenderne atto e comprendere come la civiltà si è evoluta, aiuta ad acquisire la consapevolezza della nostra identità personale e sociale, offre strumenti per la comprensione del presente.
Il saggio di Amalia Galante “Il Cristianesimo nella storia e il pensiero dell’uomo nel tempo che gli fu assegnato” - Kairòs Edizioni - è un contributo esemplare a questo sforzo di riscatto della nostra memoria. L’autrice racconta con chiarezza e scorrevolezza di scrittura il corso di un grande fenomeno che ha plasmato la nostra essenza attuale.
Lastoria del Cristianesimo è in effetti la storia della civiltà Occidentale. Il Cristianesimo ha influenzato tutte le sfere dalla società: dall’arte, al linguaggio, alla politica, alla legge, alla vita familiare, ai giorni del calendario e alla musica. In pratica tutto ciò che pensiamo è tinto dall’influenza cristiana di due millenni.
Il racconto  parte dalla nascita della Chiesa fino ai nostri giorni; un grande numero di avvenimenti che l’autrice, recentemente scomparsa,  è riuscita ad articolare  con semplicità e razionalità attraverso il sistema dell’incastro che affronta gli argomenti da un altro punto di vista, lo integra e lo amplifica, districandosi con le innumerevoli  implicazioni politiche, filosofiche, culturali. Una conoscenza che affina lo spirito critico, evitando le strumentalizzazioni ideologiche da qualunque parte provengano. 
Anche se in copertina la Galante ha sottolineato che si tratta solo di un saggio storico, il sapere è già unesercizio critico ed il suo lavoro, pertanto, si configura come un impegno di ricerca storico critica capace di una conoscenza globale, anche se non esaustiva, del fatto cristiano considerato appunto nella sua dimensione storica, riuscendo a far emergere,alla luce di eventi e fatti, una analisi storico religiosa dei percorsi seguiti nei secoli dalla società europea, che cosa il Cristianesimo abbia dato a questa società e “come lo specifico europeo abbia contribuito a definire il Cristianesimo stesso”.
Un rapporto bilaterale importante in cui l’Europa riconosce il Cristianesimo come fondamento e come “ agente di trasformazione e di rinnovamento nelle diverse epoche”.Emerge, da questo percorso di lettura, quanto la millenaria vicenda cristiana costituisca un dato ineliminabile del nostro patrimonio storico e culturale.
Il volume è dedicato a chi vuole guardare il Cristianesimo da una prospettiva storica come contributo decisivo  fornito alla formazione di un’Europacristiana, oppure a chi vuole avvicinarsi ad esso in un’ottica sensibile alla situazione religiosa attuale, in cui i valori cristiani paiono sempre più emarginati. Oppure si può anche decidere di avvicinarsi a questo racconto di eventi nella prospettiva del credente desideroso di approfondire le radici della propria fede.
In Europa i cristiani sono presenti da due millenni, hanno contribuito alla creazione di una civiltà plurale, hanno fornito l’etica e, ancora nell’epoca moderna, hanno di fatto impregnato la cultura, la storia e le istituzioni di questo continente. Ci sono alcuni apportifondamentali che il Cristianesimo ha fornito e che l’Europa, oggi in crisi di valori, avrebbe interesse a riconoscere e recuperare: l’affermazione della dignità della persona umana, la centralità della ragione, la solidarietà sociale, la comunità.
Il saggio di Amalia Galante costituisce quindi un atto di “veracità” , significa illuminare un cammino che risale la lunga storia del nostrocontinente, un “racconto” a più voci le cui radici affondano nell’etica greca delle virtù, nella romanità, nel cristianesimo – a volte in confronto-scontro con l’ebraismo e con l’islam, altre volte in tensione o rottura al proprio interno – nell’illuminismo per esempio.
Il saggio di Amalia Galante con la sua narrazione storica, le considerazioni, le riflessioni inserite lungo il percorso di lettura ci conduce  verso un’interpretazione dell’attuale condizione dell’Europa, timorosa nella piena assunzione del proprio passato, ma anche “stanca”, con le sue democrazie divenute materialiste ed edoniste, affette da nichilismo, incapaci di aprire un futuro al continente.
Il cardinal Ratzinger ha parlato di un’Europa che “nonostante la sua perdurante potenza politica ed economica, viene vista sempre più come condannata al declino e al tramonto”, come fosse “svuotata dall’interno”.
Un lavoro come questo di Amalia Galante, accessibile anche al lettore meno intellettuale fa si chesi rifletta e non si dimentichi che oggi, a differenza di un tempo, l’Europa ha un’enorme risorsa: la capacità di essere critica. Risorsa preziosa per un pensiero e una cultura plurale e aperta al futuro: infatti, come ha mostrato con chiarezza Hanna Arendt, proprio l’acriticità ha dato origine ai totalitarismi.
Il volume mette in evidenza che i cristiani hanno ancora qualcosa di specifico da dare  e, innanzitutto,   che oggi i fedeli di ogni chiesa condividono in larga parte la convinzione della necessaria distinzione tra religione e politica.
Giovanni Paolo II nel 1988, di fronte al Parlamento europeo confessava che nei secoli della cristianità spesso si era perduto di vista il principio proclamato per la prima volta da Gesù della distinzione essenziale tra politica e religione, tra ciò che compete a Cesare e ciò che compete a Dio. Negare o sminuire questa distinzione è una tentazione costante, mai vinta una volta per tutte, e colpisce sia i “difensori” di Dioche quelli di Cesare: così sempre troviamo quanti vorrebbero identificare la fede cristiana con l’ordine politico, auspicando di fatto uno stato confessionale e quanti vorrebbero specularmente un ordine politico sostenuto e garantito dalla religione, con l’esito della “religione civile.
Ben venga, dunque, un volume come questo che aiuti , soprattutto le nuove generazioni,  a riscoprire anche il profondo legame e, al contempo, la chiara distinzione tra la fede cristiana e l’impegno nella polis, una fede  che non è evasiva ma si colloca nella storia, che deve ispirare l’agire dei credenti senza generare messianismi mondani o utopie ideologiche.
Traspare dalle pagine di Amalia Galante un senso profondo, come un filo rosso che unisce tutta l’attività dell’autrice, dalla narrativa ai saggi, al lavoro di educatrice, l’invito, ha sottolineato Rita Felerico a coltivare il dialogo tra gli individui, i popoli e le culture, ad un confronto perenne con la modernità, con lacomplessità, con il pluralismo culturale, religioso ed etico.
“La storiasiamo noi, nessuno si senta offeso, sol siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo ...”  canta Francesco De Gregori e, a dispetto di ogni scetticismo, continueremo a sostenere che ogni approfondimento, ogni recupero del nostro passato è una speranza positiva per il futuro della nostra umanità.                              Fiorella Franchini






2016-11-03


   
 



 
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