Ok. J’m neapolitan
 











E’ diventato quasi un incidente  diplomatico  il caso delle cosiddette “schedature” che alcune scuole inglesi e del Galles hanno attivato per l’iscrizione nei propri istituti, discriminando in particolare gli studenti meridionali  (napoletani e siciliani). In realtà potremmo in quest’occasione richiamarci a un pensiero di Albert Einstein secondo cui le sole due cose infinite sono l’universo e più ancora, diceva lo scienziato, la stupidità umana. La quale, ovviamente non conosce barriere e latitudini, e meno che mai in un mondo globalizzato ma anche impoverito in termini di una profonda e meditata formazione intellettuale. E potremmo finirla qui.
Ma forse  potrebbe essere utile ricordare anche  quello che altri inglesi hanno scritto e detto della nostra città. Allora sarebbe il caso ad esempio di riprendere le osservazioni di Joseph Addison, lo scrittore che ha dato la stura al cosiddetto filone del “grand
tour”, vale a dire le straordinarie testimonianze che i più grandi autori del passato hanno dedicato al nostro paese e a Napoli in particolare. Proprio Addison visitò Napoli nel 1701 e ci ha lasciato una memoria lusinghiera del suo soggiorno in città;  ad esempio del nostro golfo scrisse testualmente: “La baia di Napoli  è la cosa più deliziosa che io abbia mai veduto” e dei napoletani: “essi continuano ad essere famosi oggi  per come lo sono stati per il passato”.
Addison, tra l’altro, è personaggio di primo piano anche per altre ragioni: è, infatti, il padre del giornalismo avendo fondato “The Spectator” che è considerato appunto il primo esempio di giornalismo dell’era moderna. Ma come molti sanno gli scrittori inglesi che hanno amato ed esaltato la nostra città sono una schiera notevole e tutta di alto rango, da Dickens a Wilde, da Shelley, a  Douglas a Gissing , ecc.
 Esistono poi anche altri elementi più prosaici che confermano la “fratellanza” trai due paesi: l’imminente apertura della pizzeria Michele che segue e completa altri storici insediamenti, senza trascurare che già da qualche tempo nel centro dei magazzini Harrods si sfornano pizze a ritmo continuo con gli addetti che cantano a squarciagola le melodie napoletane. E’ sufficiente tutto ciò per mettere in un angolo la stupidità di cui sopra?  Forse sì.
Ma si potrebbe anche trovare per così dire una soluzione diversa, opponendo  ad esempio il classico umorismo partenopeo al non meno noto “wit” inglese. E allora alla domanda del questionario si potrebbe semplicemente rispondere: “Ok, J’m neapolitan”  oppure col più  verace ma incisivo “simm ‘e napule paisà”.
Antonio Filippetti

 






2016-11-03


   
 



 
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