Italianisti a congresso a difesa della lingua
 











E’ passato pressoché sotto silenzio mediatico  il congresso dell’ Associazione degli Italianisti (ADI) che per quattro giorni (7-10 settembre) hanno discusso nelle università napoletane dei problemi della nostra lingua in rapporto alle altre espressioni creative, dal cinema al teatro alle arti visive. Un simposio  di alto livello con la partecipazione di studiosi e specialisti di tutta Europa.
Ma come si accennava, l’evento non sembra abbia suscitato un adeguato interesse mediatico. Eppure, eppure…La nostra lingua risulta essere amata negli altri paesi tanto è vero che è tra le  prime quattro  più studiate. Quello che sorprende sempre più tuttavia è che ad un livello diremmo quotidiano il nostro idioma non sembra essere particolarmente apprezzato. A giudicare in primis dalle parole straniere – leggi inglese – che vengono usate nel linguaggio di tutti i giorni. Un intero vocabolario è stato anche raccolto tempo fa daalcuni studiosi con i corrispettivi termini italiani, per così dire un appassionato invito a “dirlo in italiano”.  Ma tant’è, si preferisce sempre più  la lingua di Shakespeare anche quando non ce n’è alcun bisogno.
Ormai, infatti,  il vocabolario inglese la fa da padrone, anche se spesso viene usato senza criterio e soprattutto senza conoscere il significato di ciò che viene detto. E’ una specie di vezzo, di snobismo secondo alcuni, e secondo altri ancora un modo per dimostrarsi al passo con i tempi (una volta si sarebbe detto “à la page”, ma il francese è in declino). Accade allora sempre più spesso di leggere o di ascoltare in televisione il politico, il giornalista, il divo o lo sportivo o solo  il sondaggista di turno che ci parla di “spending review” di “fiscal compact”,”road map”, “exit poll” di “bail in”,  “quantitative easing”,  “endorsement”, “deadline”, “turnover”, “asset”, “jobs act”, ecc.ecc. ; le espressioni sono ormai migliaia espesso  gettate lì a sproposito o  unicamente  per  dimostrarsi   informati.
In altri ambiti le cose non vanno meglio: ormai i titoli dei film non si traducono più come avviene sempre più frequentemente per gli eventi artistici. Le professioni sono all’inglese. C’è, ad esempio, il “wedding planner” (chi ci aiuta a organizzare un matrimonio) il trader, il buyer, il manager, lo skipper, ma poi c’è anche lo stalker, l’hacker,  il killer, ecc. ecc.
E’ naturalmente c’è il blogger, la professione più nuova ed  amata, colui che sa utilizzare il web, che si muove con destrezza tra un tweet e un altro, che adora whatsapp, che  imperversa  e “condivide” su  facebook e non va mai a letto senza aver lanciato un hashtag e controllato tutti i post.
Stranamente però scopriamo anche che questo popolo così agguerrito e pratico della “new wave” linguistica faccia poi figuracce incredibili com’è accaduto  nell’ambito dell’ultimoconcorso a cattedre dove oltre il cinquanta per cento dei candidati è caduto  proprio sull’inglese!
Ma probabilmente  anche per questo un convegno di italianisti passa in secondo piano o lascia addirittura il tempo che trova. La lingua di Dante e Leopardi appare forse superata da questo popolo di navigatori on line o, per dirla meglio  col poeta di Recanati, di  “nuovi barbari”. Ed avviene proprio così:  alla fine cioè,  l’ “itanglese”, ovvero la nuova vulgata che sostituisce sempre più prepotentemente la lingua madre, ci spinge verso un territorio  meticcio dove le origini sono via via  smarrite per cedere il passo  ad una arbitraria parlata imposta da una “stirpe” di “razziatori” linguistici  del tutto ignari del valore della parola.
Antonio Filippetti






2016-10-01


   
 



 
01-10-2017 - La cultura del peperoncino
01-09-2017 - La letteratura del Sud e i programmi scolastici
01-08-2017 - La promozione della lettura
01-07-2017 - La RAI salvata da Fazio
01-06-2017 - Il libro dei sogni
01-05-2017 - Totò per sempre
01-04-2017 - Memoria e cultura: celebrazioni a confronto
01-03-2017 - Finzione e realtà: un paese che ha bisogno di un commissario
01-02-2017 - Il ritorno degli intellettuali
01-01-2017 - La letteratura del Sud e i programmi scolastici
01-12-2016 - Bestiario italiano: tra coccodrilli e gattopardi
01-11-2016 - Ok. J’m neapolitan
01-10-2016 - Italianisti a congresso a difesa della lingua
01-09-2016 - A margine del sisma/Informazione & Informazione
01-08-2016 - Eventi senza cultura