La magia di un incontro
 











Daniel Barenboim-Antonio Pappano

Insieme sul palcoscenico dell’Accademia di Santa Cecilia, e nel Parco della Musica prende nuova luce il concetto di fare musica che non è la semplice trasposizione dei caratteri dal rigo musicale alle corde o ai tasti di uno strumento, né la loro armonica unione, è piuttosto una ricreazione che è storia del compositore e cultura personale, ma soprattutto talento.
Così nel concerto straordinario che in un affollato parterre de roi, capeggiato alla presenza del Capo dello Stato, ha visto esibirsi insieme Daniel Barenboim al pianoforte e Antonio Pappano sul podio, ruoli intercambiabili, perche il Maestro argentino dirige abitualmente e Sir Antonio è ottimo pianista. Anche l’occasione era del tutto particolare, si festeggiavano infatti i sessant’anni di carriera di Barenboim a Roma.
Dopo avere iniziato ad appena sette anni a Vienna, a dieci eccolo debuttare a Roma per l’Accademia Filarmonica, quel sabato 2° dicembre del 1952, al ridotto del Teatro Eliseo, suscitandogiudizi entusiastici. Scrisse allora Claudio Arrau: ”Talento magnifico, splendida preparazione musicale e pianistica”. E Sergio Celibidache: ”Al piccolo grande pianista Daniel Barenboim con invidia e sincera ammirazione”. Una festa per chi lo ascolta che si ripete ancora. Quel ragazzino oggi è un settantenne d’eccellenza, una delle personalità musicali al top della scala dei valori, la sua vita è costellata da successi, arricchita di premi, attestati ed onorificenze, l’ultimo gli viene consegnato alla presenza dal Sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli, dalla Fondazione Paolo Ungari per quanto egli si spende in favore dei rapporti umanitari. Proprio Barenboim ha fondato insieme all’intellettuale palestinese Edward Said il workshop “West-Eastern Divan”, una formazione orchestrale che ogni estate invita giovani musicisti di Israele e dei Paesi Arabi a lavorare insieme, una iniziativa che è un concreto modo di avvicinare diverse culture del Medio Oriente. L’amiciziafra il direttore musicale di Santa Cecilia e il celebre maestro ha origini lontane, nel maggio del 1986, quando Pappano era un giovanissimo pianista che, avendo saputo che erano in corso delle audizioni per il ruolo di Brunilde, si offerse di accompagnare un monumentale soprano wagneriano.
Quando Sir Antonio cominciò a far risuonare le prime note dell’aria che avrebbe dovuto accompagnare, Barenboim chiamò un suo assistente e gli disse: “non so come andrà l’audizione per il soprano, ma certamente voglio con me a Bayreuth il pianista”. L’aneddoto evidenzia il senso dell’amicizia fra i due artisti, giunti all’apice della carriera, che si ritrovano a far musica insieme. Il programma messo a punto per ricordare la felice ricorrenza obbedisce anch’esso ad un senso di eccezionalità, rendendosi degno dell’occasione. Ben due concerti per pianoforte e orchestra, due linguaggi a confronto : nella prima parte è Mozart a campeggiare, nella seconda il focus è tutto sull’ardore romantico diChopin. Dapprima è un breve momento orchestrale con una pagina assai brillante, l’ouverture da Le Nozze di Figaro di Mozart, un’opera scritta da Pierre-Augustin de Beaumarchais nel 1778, dal titolo originale “La folle Journée ou Le mariage de Figaro”, testo rivoluzionario, trasgressivo, di autentica pericolosità sociale se si pensi che si parla di conti scellerati e di servi saggi, spezzando le linee di demarcazione fra nobiltà e servitori. Ma la buona predisposizione dell’imperatore Giuseppe II, che si lasciò facilmente convincere da Mozart e Da Ponte delle possibilità spettacolari e gioiose del testo, vinse ogni resistenza e così Le Nozze di Figaro debuttarono al Burgtheater di Vienna il I° maggio del 1786. Nella ouverture si ritrovano quei caratteri scherzosi e quella tensione comica che ne fanno un capolavoro assai apprezzato in tutti i cartelloni. E decco il Concerto, una delle pagine più alte di tutta l’opera del Maestro di Salisburgo.
Il giro di boa è stato abbondantementesorpassato, siamo in quel fatidico 1791, anno della morte di Amadeus, e il K. 595 è il suo ultimo concerto. Il tono giocoso e divertito ha lasciato il posto ad un clima di mestizia farcita di malinconia che si espande per tutto il primo movimento fino ad illuminarsi di atmosfere liriche. Lo strumento solista e l’orchestra dall’organico ridotto, quasi cameristica, obbediscono alla necessità espressiva con l’alternarsi dei modi maggiore e minore. Una festa di morbidezze inedite, ipnotica con effetto da “Sindrome di Stendhal” tanto è il rapimento che i due musicisti riescono a produrre come corollario del brano. Una magia che si perpetua anche nel Larghetto, connotato dallo stesso tipo di emozioni che omaggia citandola una melodia tratta dall’opera “La Fedeltà Premiata” di Haydn. Nel momento dell’”Allegro” finale si fa strada la memoria di un Lied che Amadeus andava componendo dal titolo “Nostalgia di Primavera”, ancora la malinconia padroneggia la pagina temperata da una vaga nostalgiaper qualcosa di perduto irrimediabilmente.
La magia del mondo di un compositore, costruito insieme amorevolmente si ripresenta nella seconda parte del programma, dedicata al Concerto n. 1 di Fryderyk Chopin, uno dei due scritti dal polacco quando ancora non aveva lasciato Varsavia e gronda virtuosismo , indispensabile a dar conto dell’incomparabile fervore e del clima brillante.
Il concerto è tutto un raccogliersi attorno all’ampio movimento iniziale “Allegro Maestoso”, il più completo sotto il profilo dell’architettura musicale, giocato su due temi in mi minore e in mi maggiore, sorretti da una viva ispirazione melodica. Ed eccola sognante al centro della composizione “Romanza” in mi maggiore. Nel finale è la danza popolare krakowiak, illustrata dal virtuosismo del pianoforte, lo stesso che avrebbe connotato il resto della produzione più matura di Chopin.Franzina Ancona






2012-12-19


   
 



 
01-12-2012 - La magia di un incontro