Una Biennale per corpi dionisiaci e apollinei
 







diFrancesca Pedroni




Beauty. Di primo acchito il tema 2008 proposto dal direttore Ismael Ivo per il 6° Festival internazionale di danza contemporanea della Biennale di Venezia sembra prepararci al trionfo tout court dell’estetica apollinea del corpo. Ma Ivo non è uomo e artista dalle scelte piatte. La bellezza che ha in testa si apre alle contraddizioni, ai quesiti del nostro tempo, a corpi smaglianti eppure espressivi di emozioni che ci pongono in uno stato di allerta. Dopo Body Attack, Under Skin, Body & Eros, temi delle Biennali scorse, con Beauty Ivo completa un ciclo, sfidandoci a ragionare su un concetto spesso banalizzato.
Ivo ha presentato il suo Festival a Milano, complici Le Giornate della Danza che hanno invaso fino a ieri la città. L’anno scorso per la stessa occasione, aveva danzato agli Arcimboldi Mapplethorpe, spettacolo nel quale già il tema della bellezza era affrontato come spunto per riflettere sulla società.Ivo racconta il suo Festival sulla scorta di letture da Susan Sontag, Andy Warhol, Sophie Calle. «Per Susan Sontag ogni epoca ha bisogno di ridefinire i concetti di spiritualità e di bellezza - ricorda - Il bello è tale quando esprime la complessità del tempo. Il corpo in movimento propone una sfida della percezione della bellezza, una traiettoria emozionale. Penso a Isadora Duncan e alla bellezza di una donna che correva nei campi e poi a Pina Bausch e a una danzatrice che urla la sua sete di libertà. Un’emozione che troviamo guardando le figure allungate di Giacometti, come nei corpi deformati di Francis Bacon. La bellezza qualcosa che si modifica nel tempo».
A Milano, città che ha testimoniato la sua volontà di stringere anche in futuro progetti di collaborazione con Venezia, il nuovo Presidente della Biennale Paolo Baratta ha ricordato gli elementi cardine che dal 1998 hanno caratterizzato le programmazioni di danza: «spirito di ricerca, attenzione alla formazione e alladocumentazione».
Il festival si aprirà il 14 giugno con un simposio. A condurlo, Stefano Tomassini e Elisa Guzzo Vaccarino. Titolo accattivante a riprova della voglia di guardare sotto la pelle del tema: BsO: bellezza senza organi. Fino al 29 giugno, data di chiusura del festival, alle Corderie merita un giro la video-installazione Slow Dancing di David Michalek 46 ritratti con coreografi e danzatori di tutto il mondo, da Trisha Brown a William Forsythe e Bill T. Jones, «una composizione minimalista dilatata su tre megaschermi». Si confronta con il design dei due fratelli brasiliani Humberto e Fernando Campana Métamorphoses di Frédéric Flamand per il Ballet National de Marseille, spettacolo inaugurale insieme a Square Map of Q4 dello spagnolo trapiantato a Londra Rafael Bonachela, artista pop e blind gender, stile ibrido tra umano e digitale. Da Londra arriva a Venezia anche Wayne McGregor con il nuovissimo Entity (20, 21, 22), corpi abbacinanti, attraversati da impulsi nervosi sumusiche originali di Joby Talbot (rivelazione inglese) e Jon Hopkins (collaboratore dei Massive Attack). Da non perdere anche Stephen Petronio, ospite con tre prime italiane tra cui Beauty and the Brut: la sua danza agguerrita, scossa da fremiti interni (15, 17) propone una bellezza di contrasto con le linee dell’afro americano Alonzo King (26-28). Eldorado su musica di Stockausen porta a Venezia il franco-albanese Angelin Preljocaj, al festival anche con lo storico Larmes blanches del 1985, dalla Germania la maestra del Tanztheater Susanne Linke rimonta l’assolo Scritte Verfolgen II - reconstruction (24, 25). L’Italia è presente con coproduzioni che mirano a mettere in luce coreografi delle ultime generazioni, più che artisti già collaudati sul piano internazionale. A incuriosirci è soprattutto Die Puppe - La bambola di carne: ispirato al film di Lubitsch, è un lavoro firmato in tandem dalla coreografa Marina Giovannini, ottima danzatrice cresciuta nella compagnia di Virgilio Sieni, eda Letizia Renzini, autrice dei video. Un titolo pieno di disincanto e di gusto del grottesco, proposto dalla Biennale insieme a ImpulsTanz di Vienna e Dance Umbrella di Londra. Prodotti anche la brava Michela Lucenti con il suo Balletto Civile, Mauro Astolfi e Mauro De Candia, investimento sulla formazione per il progetto Coreographic Collision II. A Jiri Kylián va il Leone d’oro alla carriera, «maestro di bellezza».de Il Manifesto






2008-05-05


   
 

 

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