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Tutto come annunciato. O quasi. Marco Müller viene riconfermato alla direzione del cinema per quattro anni. Maurizio Scaparro al teatro per il biennio 2008-2009. Ismael Ivo alla danza per il 2008. Nome nuovo alla Biennale architettura, Aaron Betsky, anche lui però già conosciuto al Lido dove ha conquistato il Leone d’oro alla Biennale arte del 2002 per il miglior padiglione straniero (Olanda). Americano, è nato a Missoula nel Montana nel 58, studi tra gli Stati uniti e l’Olamda, è stato direttore del Netherlands Architecture Institute di Rotterdam, e ha curato il padiglione Olanda alla Biennale arte anche nel 2004 e nel 2006. Betsky è anche saggista, giornalista, ha collaborato tra gli altri con lo studio di Frank Gehry, scrive sul New York Times e sul Los Angeles Times, insegna in diverse università americane. Soddisfatto il presidente della Biennale Paolo Baratta, nomina nuova e insieme un ritorno - è statopresidente tra il 98 e il 2002: «La scelta di Betsky rappresenta la volontà di osservare l’architettura in modo nuovo. La disponibilità che ci ha dato questo professionista ci ha permesso di evitare una situazione transitoria. Era la mia più grande preoccupazione». La mostra di Betsky - inaugurazione il 14 settembre, fino al 23 novembre - si chiamerà Out There. Architecture Beyond Building con un percorso tra architetture sperimentali, manifesti d’intento, nuove progettazioni. Dice Betsky: «Dobbiamo essere disposti a usare ogni forma, ogni immagine ’tattica’ che ci aiuti a inquadrare, capire e organizzare un mondo che è in costante mutamento ... Non dobbiamo lasciare che gli edifici soli protagonisti diventino la tomba dell’architettura, ma impegnarci per realizzare un’architettura che sentiamo nostra». Resta in sospeso per ora il settore musicale, il direttore delle scorse edizioni, Giorgio Battistelli, aveva infatti completato il mandato dei quattro anni. Pure se la Biennaledi Baratta, sembra preferire la linea della continuità specie laddove il lavoro era già stato avviate solo per la metà del mandato - Ivo tocca con la nomina il quarto anno. Nominato anche il direttore generale, Andrea Del Mercato, già alle politiche sociali del comune di Venezia e responsabile della Venice International University. Continuità si diceva ma anche cambiamento, la durata dei quattro anni almeno per il settore «live» di danza-musica-spettacolo garantisce la possibilità di compiere un progetto sperimentandone diverse angolazioni e risultati. Diverso il discorso del cinema. C’è ancora aperto, anche se con la garanzia di una soluzione in tempi brevi, la questione del nuovo palazzo - «sono problemi di competenza del vicepresidente della Biennale, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari» ha detto Baratta - e soprattutto c’è la «concorrenza» della Festa di Roma. Lo provano le polemiche esplose intorno alla nuove date della manifestazione romana che ha anticipato. Su questopunto Baratta preferito, con classe, glissare citando Rossini su un passo del Metastasio: «Mi lagnerò tacendo. Non ho nulla da aggiungere». La riconferma di Müller comunque - si diceva che la festa romana lo avesse corteggiato a lungo - sembra essere una risposta. Müller, fabbricante di festival nel dna, ha garantito qualità alta, ammirazione internazionale, una selezione che nel tempo ha perfezionato l’equilibrio tra glamour, ricerca, «mainstream» e cinema indipendente. Inoltre il suo progetto difficilmente può entrare in competizione con le diverse sezioni della festa di Roma, orientamenti, gusti, trama generale delle scelte lavorano su cifre poetiche, visuali, politiche molto differenti. Vedremo. Per ora Müller è in Spagna ci dicono all’ufficio comunicazioni di Venezia, racconterà le sue idee sulla Biennale cinema al ritorno in Italia. «Sono molto grato alla Biennale di avermi chiamato a dirigere anche per i prossimi due anni il settore teatro perché mi consente direalizzare un progetto sognato da tempo legato al mediterraneo». Lo dice Maurizio Scaparro, che per le prossime edizioni annuncia un grande viaggio modulato sulle Mille e una notte tra civiltà e culture orali che hanno popolato nei secoli il mediterraneo. «Attrarverso il linguaggio del teatro cercheremo di domandarci se è possibile passare dal sogno alla reinvenzione della cultura e della vita, dallo scontro alla collaborazione per poter riflettere sulla complessità culturale diversificata che attraversiamo».de Il manifesto |