PENONE E VEZZOLI
UN TUFFO FRA NATURA E DEMOCRAZIA-SHOW
 







di Arianna Di Genova




Francesco Vezzoli

Dopo otto anni e numerose polemiche che rianno accompagnato le precedenti Biennali, torna il padiglione italiano come spazio a sé, luogo della rappresentazione «nazionale» e non più corridoio percorribile di (altre) mostre collettive. Alle Tese delle Vergini dell ’Arsenale, l’esposizione internazionale incontrerà un’«oasi» a parte e si confronterà con la presenza di artisti «made in Italy», A curare la mostra è stata chiamata Ida Gianelli, direttrice del Castello di Rivoli, che ha deciso di affidare l’immagine italiana a due autori dagli intenti e risultati diversissimi, come Giuseppe Penone e Francesco Vezzoli. il primo, classe 1947, occuperà la superficie con una installazione di 600 mq intitolata Sculture di linfa dove il tradizionale legno dialogherà con le venature del marmo in un ciclo che si pone come alternativo a quello naturale; il secondo, nato a Brescia nel 197 1, con Democrazy presenterà un mega-spotelettorale ispirato alle campagne Usa e il pubblico della Biennale si troverà a confrontare due inediti candidati, riflettendo sulle manipolazioni dei media. Gli spot sono stati realizzati con l’aiuto di veri professionisti della politica americana, come Mark McKinnon (consigliere della prima campagna di Bush nel 2004) e Bill Knapp (portavoce di Bill Clinton nel 1996). «E stato un compito di alta responsabilità curare la mostra del padiglione perché tornava dopo molti anni con uno spazio a disposizione di 1000 mq - ha spiegato Ida Gianelli -. Ho pensato che fosse giusto utilizzarlo come gli altri e scegliere una personale, al massimo due artisti».
Penone e  Vezzosi sono però lontano anni luce…
Avevo due strade: o scegliere due artisti completamentari, oppure opposti, per generazione e diversi riferimenti di base del loro lavoro. Il mio intento era creare forme d’arte che potessero avere un valore come pensiero critico . Penone persegue una pratica dellascultura che utilizza materiali classici e una lettura legata alla natura che si «autopresenta» . L’artista, negli ultimi anni, ha avuto mostre e riconoscimenti importanti internazionali; per Venezia ha pensato ad una installazione ad hoc che indagherà il ciclo del tempo, ore, giorni, mesi ... Vezzoli, invece, propone una lettura della realtà come fosse un grande show. Nel video per la Biennale ha analizzato la politica come momento di picco della società dello spettacolo.
Come hanno interagito i due artisti, ammesso che lo abbiano fatto?
Quando ho comunicato loro che mi sarebbe piaciuto averli come rappresentanti nel padiglione Italia, si sono studiati e hanno ritenuto l’accostamento interessante. Entrambi hanno lavorato più di un anno ai rispettivi progetti.
Cosa pensa della struttura ‘Biennale’ e come vorrebbe che fosse?
Ci vorrebbe la bacchetta magica... Posso dire che personalmente ho lavorato bene, senza intoppi. Con un occhioesterno, però, si può capire che la maggiore difficoltà è la comunicazione: va potenziato l’aspetto organizzativo. In modo permanente, ci dovrebbe essere un’interfaccia artistico e uno amministrativo. Trovo inoltre che i padiglioni nazionali siano ancora una presenza interessante. Le altre Biennali del mondo sono soltanto delle grandi mostre internazionali. Questa è l’unica con il suo particolare impianto e i paesi possono esprimere la loro realtà intersecandosi con quella degli altri.Alias







2007-06-13


   
 

 

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