Biennale di Venezia, un presente un po’ retrò
 







di Arianna Di Genova




La vernice sarà giovedì 7 giugno e proseguirà per tre giorni fino all’incoronazione dei vincitori del Leone d’oro nella giornata di sabato. Il pubblico potrà godersi la festa dal 10 e i ritardatari avranno tempo fino al 21 novembre. Sono queste le date della 52/ma Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia curata dall’americano Robert Storr, una manifestazione che si irradierà in Laguna in tutte le direzioni, seminando installazioni nella città, con un «cuore» pulsante previsto fra Giardini e Arsenale. E nel 2007 - come accade solo ogni dieci anni - la kermesse si troverà al centro di una settimana da indigestione artistica, in coincidenza con l’edizione numero 12 di Documenta Kassel, Skulptur projecte Münster e Art Basel, la fiera dove il mercato gira sul serio. La prospettiva di una full immersion è così appetibile che le quattro istituzioni coinvolte hanno promosso un Grand Tour europeo del XXIsecolo (www.grandtour2007.com) invitando i «forzati della cultura» a fare poker in un sol colpo.
Apre comunque il giugno di fuoco la Biennale veneziana, «asso» storico più che centenario. Con diversi debutti: il padiglione Italia, ritrovato dopo molte polemiche (affidato a Ida Gianelli che propone le «sculture di linfa» di Giuseppe Penone più le finte elezioni Usa di Francesco Vezzoli) e quello del Libano, paese violentato da un conflitto che riapre ogni giorno vecchie ferite. Ma si può segnalare anche la prima volta di un curatore americano (Robert Storr, docente, critico e artista) il quale, incaricato fin dal 2004, ha avuto tutto il tempo di preparare la mega-esposizione tenendo da conto molte idee scaturite da un simposio internazionale lanciato (e consumato) nel 2006. Fra le new entry, c’è inoltre una mostra-mosaico sul continente Africa e la Turchia con un padiglione tutto suo.
La rassegna, l’«autoritratto» del curatore ècontrassegnata da un titolo che somiglia a un refrain: Pensa con i sensi - senti con la mente. L’arte al presente. Molti i nomi storici fra gli invitati ma tanti, forse troppi, i ritorni in campo fra Biennali e altre manifestazioni (solo per citarne due, che pure siamo contenti di re-incontrare, la palestinese Emily Jacir, solo due anni fa, a Venezia nel 2005, e Gerhard Richter, Leone d’oro 1997). E in un percorso dove, assicura Storr, «nessuna opera d’arte vivrà in isolamento», fa capolino un nutrito gruppo di italiani - da Gabriele Basilico a Paolo Canevari fino a Luca Buvoli e Angelo Filomeno, gli ultimi due radicati in America - su cui spicca la presenza del network Alterazioni Video che propone progetti variegati, da quelli televisivi a link di porno-cultura fino a ironici «quadri» con madonne musulmane del 1200.
Robert Storr precisa: non sarà una Biennale comunitaria, niente team curatoriale questa volta. «Non volevo creare una specie di Nazioni unite dell’arte - spiega - maho cercato di dare un contesto a ciò che già esiste nel mondo, permettendo una coerenza di lettura». Gli artisti, i lavori, i visitatori rappresentano il circuito primario, tutto vissuto nel presente, poi viene la storia. Ma, ancora un appunto dal direttore, non sarà nemmeno una Biennale politica. Storr, per risolvere le zone rosse del mondo, ha scelto la par condicio. «Ci sono in mostra artisti di campi opposti, lo scopo non è appoggiare una parte o l’altra. Piuttosto, mi interessava rilevare l’impatto sulla quotidianità, le diverse modalità con cui gli artisti affrontano temi come sterminio di massa, morte, spiazzamenti geografici». Ultimo tabù da abbattere, sempre secondo Storr, la (falsa) dicotomia fra bello e brutto. Nell’agone, entra solo la fragilità dell’essere umano: lo dimostrano le silhouettes di Kara Walker, i diari intermittenti di Sophie Calle (peraltro «regina» in solitaria del padiglione francese), le migrazioni di Francis Alÿs, il senso della fine imminente di AdelAbdessemed (Algeria, già sbarcato in Biennale con Hou Hanru nel 2003). E «a registrare il presente», come recita il titolo, tornano in realtà i classici, Louise Bourgeois, Sol Lewitt, Bruce Nauman, Giovanni Anselmo, Léon Ferrari, i Kabakov, Ellsworth Kelly, Robert Ryman. Occhio invece ai padiglioni nazionali che, nonostante la formula antica, lanciano promesse e seduzioni.il manifesto






2007-03-12


   
 

 

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